Difficile non avere (non solo per le donne) almeno un suo libro nella biblioteca personale. Sarà stato questo il motivo per il quale tra le mani di ogni generazione rappresentata nel folto pubblico, che ieri ha popolato piazza Paolo Orsi al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, se ne intravedevano diversi: da "La lunga vita di Marianna Ucrìa" (premio Campiello 1990), a "Bagheria", dal "Diario degli anni Difficili. Con le donne ieri, oggi e domani" a "Scritture segrete. Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola".

Dacia Maraini, è tornata a Reggio Calabria per parlare de "Le scritture segrete delle donne”, su iniziativa organizzata dal circolo culturale Guglielmo Calarco, in sinergia con il MArRC e in collaborazione con il club del territorio Touring Club di Reggio Calabria e dell’Accademia del tempo libero Odv. I suoi occhi azzurri, come la matita che ne esalta da sempre i contorni, prima del pubblico hanno incontrato il fascino dei Bronzi di Riace. Prima della conversazione la scrittrice ha, infatti, visitato il museo reggino, iniziando il giro dalla sala Bronzi.

Sala Bronzi Dacia Maraini 21 giugno 2026 MaRC

«Li avevo già ammirati anche se non in questo nuovo allestimento. E ogni volta è sempre una sorpresa, è sempre un piacere veramente rivederli per la perfezione e poi perché sembrano vivi. L'arte dicono che non dovrebbe imitare la realtà invece non la imita, la ricrea», ha commentato Dacia Maraini prima di fare ingresso in piazza Paolo Orsi ed essere accolta da applausi.

Ad accompagnarla lo scrittore e giornalista Eugenio Murrali che con la presidente del circolo Guglielmo Calarco, Angela Curatola, ha conversato con lei. L'incontro è stato impreziosito dalle letture dell’attrice Cinzia Messina e dagli intermezzi musicali di Rosamaria Scopelliti (voce) e Vincenzo Oppedisano (chitarra). Significativo l'intervento del professore Paolo La Marca, docente di Lingua e Letteratura giapponese, che ha dato lo spunto per un intenso racconto autobiografico della scrittrice.

L’internamento in Giappone

In piena Seconda guerra mondiale, nel 1943, quando Dacia Maraini bambina già viveva in Giappone con le sorelline Toni e Yuki, con il padre Fosco e la madre Topazia, l'alleanza con Italia e Germania sconvolse tutto. «I miei genitori non giurarono fedeltà al governo nazifascista della Repubblica di Salò e così fummo portati in un campo di internamento come fossimo nemici e traditori anche dei giapponesi. Furono anni durissimi e difficili. Nel campo non c'era cibo per noi bambine che rischiavamo di morire di fame. Pochi grammi di riso al giorno solo per gli adulti. Quando si fanno esperienze simili o si diventa nemici di sé stessi oppure si matura una capacità di resistenza che ti accompagna per il resto della vita».

Le scritture segrete delle Donne Dacia Maraini 21 giugno 2026 MaRC

Scrittrice tradotta in decine di lingue, molto prolifera, Dacia Maraini continua a dare molto alla letteratura, alla poesia e al teatro. Romanziera, saggista, drammaturga e poetessa. La sua è stata ed è una scrittura militante che, attraversando epoche di profonda trasformazione sociale, ha declinato la sua notevole cifra stilistica in un appassionato impegno civile volto in particolar modo a dare voce alle donne anche, e soprattutto, attraverso le loro scritture segrete. Segrete perchè alle donne non era accessibile alcuna istruzione, studio o conoscenza. Una ingiustizia rispetto alla quale la ribellione della donna è stata nel corso dei secoli necessaria per un avanzamento dei diritti civili nella nostra società e per estendere, anche alla straordinaria e marginalizzata scrittura femminile, la conoscenza umana.

«Luoghi di libertà per le donne furono paradossalmente i conventi. Moltissime mistiche scrissero lettere e poesie. Non solo le mistiche ma anche le cortigiane, prostitute di alto rango, molto colte, come Veronica Franco. Le donne hanno sempre letto avidamente e scritto segretamente perchè nel mondo ufficiale della scrittura non erano ammesse. Un mondo precluso che invece le donne avrebbero voluto conoscere e vivere, avrebbero voluto testimoniare, parlare in pubblico, predicare, avrebbero voluto scrivere. Per questo secondo me è importante recuperare certi nomi, certe storie, certe scritture. Io scrivo anche di Vibia Perpetua, una martire cristiana che scriveva delle lettere bellissime dal carcere nell’attesa di essere condannata a morte. Se lei avesse potuto scrivere dei saggi, probabilmente lo avrebbe fatto. Ecco tutto questo mondo segreto però aveva significato e andrebbe rivalutato.

Nel tempo anche il teatro, fin dai greci precluso alle donne perchè luogo in cui si indagava il mistero e il divino, il sacro, è diventato sede per reclamare quella libertà ingiustamente negata da secoli. Furono le donne nel Rinascimento in Italia le pioniere di questa conquista».

Le scritture segrete delle Donne Dacia Maraini 21 giugno 2026 MaRC

Adele Cambria, le donne e il teatro della Maddalena

E dunque dai conventi, di cui Dacia Maraini ha narrato nel suo “Elogio della disobbedienza” presentato a Reggio Calabria nel 2012 di Chiara d’Assisi e della sua scelta di rinchiudersi per essere libera, di praticare la reclusione come preghiera e ricerca di essenza e verità, al teatro, altro luogo di forte rivendicazione e ribellione. Su di esso Dacia Maraini nella sua conversazione si è soffermata al momento di tracciare un ricordo di Adele Cambria, giornalista e scrittrice pioniera del Femminismo, nata proprio a Reggio Calabria.

«L'ho conosciuta benissimo. Abbiamo animato la Maddalena insieme. Lei stava al piano di sopra, dove dirigeva il giornale femminista Effe e noi invece stavamo piano di sotto a fare il teatro della Maddalena. Le nostre esperienze si sono incrociate. Lei ci parlava di un testo che aveva scritto sulle donne di Gramsci che credo andrebbe riproposto come andrebbe anche riscoperta la bellissima figura di Adele Cambria. Con troppa facilità, dimentichiamo il passato, le cose e le persone belle che sono vive ancora e secondo me e Adele era una donna intelligente, colta e anche molto ironica».

Così ha salutato la sua amica Adele nella sua raccolta di scritti "Le scritture segrete. Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola":

«Lo spettacolo, dai dialoghi calzanti e nodosi, ha avuto un grande successo in quella cantina romana dove si lavorava giorno e notte, provando le delizie e le spine di un femminismo pieno di passione, di contraddizioni e di favolose identità nascenti. Addio Adele carissima. Sei stata temeraria e fedele a te stessa, cosa che non viene perdonata facilmente in una società intellettuale che muta con il mutare del vento. Per questo certamente hai guadagnato il paradiso. Ma, se per caso tu scoprissi che non c'è nessuna regione celeste dove riposare sotto un albero profumato, vicino a un fiume di vino dolce, sappi che rimarrai nella nostra memoria: un luogo certamente meno accogliente e felice del paradiso, ma concreto e leale, dove hai piantato le tue radici di donna coraggiosa e piena di generosità».

Le scritture segrete delle Donne Dacia Maraini 21 giugno 2026 MaRC

La figura di Adele Cambria, richiamata e ricordata durante la conversazione, e Reggio Calabria aprono la raccolta di scritture segrete di Dacia Maraini, avendo la stessa intellettuale di origini reggine pure scritto di Giulia Maggiore, figlia da Augusto amata ma mandata in esilio proprio a Reggio.

«Di lei i libri - scrive Dacia Maraini - ci hanno tramandato una immagine tutta al negativo: una donna sfrenata, dagli appetiti insaziabili, avida e crudele. Ma non sarà uno stereotipo? si chiede l'autrice, una immagine stilizzata e tanto semplificata da ridursi a un arche-tipo? Da alcune notizie che trapelano dai libri di storia, infatti, Giulia appare come una donna dalle molte contraddizioni ma dalla personalità forte e originale. Non sarà che la memoria collettiva è qualche volta insofferente e sbrigativa nei riguardi delle donne? Non sarà che il bisogno di modelli da imitare o da sfuggire spinga a trasformare una persona complessa in un lupo cattivo? Non sarà che alle donne non è concesso per tradizione il diritto alla complessità?».

Le donne specchio della scomoda complessità del genere umano

Domande le cui risposte sono tanto ovvie quanto di difficile ammissione. Quella di oggi è ancora un’epoca in cui il patriarcato non è stato superato. Sono ancora profonde le radici della cultura dei soli padri. Ecco che le scritture segrete diventano essenziali per svelare, per conoscere e per concorrere a trasformare quelle radici in piante, come scrive Dacia Maraini, i cui fiori profumino della creatività dell'uno e dell'altro sesso. La scrittura femminile deve occupare il ruolo che le spetta, da «Elsa Morante dallo stile barocco e febbricitante, a Grazia Deledda capace di universalizzare la quotidianità».

«Le donne hanno sempre voluto partecipare alla vita, alla scrittura e al pensiero e alla parola significativa, alla testimonianza. Gesù Cristo fu un rivoluzionario ad aver affidato la testimonianza della sua Resurrezione a tre donne che, invece, sono state a lungo escluse dalla parola significativa, di assoluta prerogativa di quei padri la cui letteratura mi ha nutrita e circondata fin da piccola. Ma c'erano e ci sono anche madri non meno coraggiose, brave e originali. Io che ho amato la lettura appassionatamente al costo di non dormire e di lesinare ore all'amore, al gioco e al cinema, ci ho messo anni per scoprirle. Ma c'erano eccome. Ho scoperto gli scritti delle mistiche: Il libro dell'esperienza di Angela da Foligno, I dolori mentali di Gesù nella sua Passione di Camilla Battista da Varano, il Dialogo con il Padre Eterno di Domenica da Paradiso. Scrittrici spesso scandalose nei loro sensuali racconti del corpo di Cristo da baciare e carezzare.
Ho scoperto gli scritti delle cortigiane: Veronica Franco, Tullia d'Aragona, Gaspara Stampa, coraggiose e battagliere difen-ditrici della propria libertà. Ho scoperto i libri rabbiosi delle monache ribelli: L'inferno monacale di Arcangela Tarabotti, Misteri del chiostro napoletano di Enrichetta Caracciolo. Per non parlare delle straniere: La storia di Genji di Murasaki Shikibu, autrice dell'anno Mille di uno dei più bei romanzi orientali mai scritti, i pensieri di Ildegarda di Bingen, i testi teatrali di Roswitha di Gandersheim, l'autobiografia di suor Juana Inés de la Cruz. E, ancora, che dire delle grandi scrittrici francesi come Madame de La Fayette o Madame de Staël?
O delle romanziere dell'Ottocento come Jane Austen, come le sorelle Brontë, come George Eliot, come Mary Shelley, l'inventrice dell'horror? O, infine, di Katherine Mansfield, la grande novellatrice?».

Le scritture segrete delle Donne Dacia Maraini 21 giugno 2026 MaRC

I tempi lenti del cambiamento necessario

Alla luce di un cammino ancora in atto per il superamento del patriarcato e l'affermazione di un ruolo alla pari delle donne, occorre riconoscere l'impresa ciclopica di cui trattasi e del tempo necessario che portarla a definitivo compimento.

«Non è così facile cambiare le cose. Pensiamo alla lingua italiana, come tutte le lingue specchio dell’identità di un Paese e dunque da preservare dall'eccesso di termini inglesi che le macchine importano e impongono, ma anche profondamente misogina. L'uomo è il termine per indicare l'essere umano e il genere maschile rappresenta l'universale mentre il femminile il particolare. Ecco non credo che rimedi sbrigativi come gli asterischi possano risolvere il problema. Certi cambiamenti richiedono tempo. Le cose si modificano lentamente, anzi a volte tornano anche indietro. In questo momento c'è una regressione in atto che riguarda non solo le donne ma tutti i diritti civili. Del resto la storia è così. Non è una freccia che va solo verso il futuro, va avanti, va indietro, ritorna poi gira, insomma è un percorso molto complesso.

C'è, in questo momento un'irrazionalità diffusa rispetto alla quale occorre resistere, resistere, resistere, con la parola, con il pensiero, con la conoscenza e con l'azione come hanno fatto a Roma le donne di 10.100,1000 piazze per la Pace che hanno tessuto un arazzo per invocare il disarmo e contrastare il culto sfrenato e irrazionale della guerra.

Occorre creare coscienza, cercando di capire e, per esempio studiando, a scuola l'educazione all'affettività e alla sessualità che secondo me si può anche chiamare semplicemente studio del rispetto verso l'altro del non pretendere che l'amore porti alla proprietà, della consapevolezza che ogni persona è sacra. Questa educazione occorre fin da piccoli. Ma noi ancora discutiamo se sia il caso o no di introdurla. I cambiamenti richiedono tempo ma bisogna lavorarci con pazienza».

La coscienza, la memoria e le parole per difendere il pensiero e nutrire il cambiamento

Una coscienza si nutre di pensiero e di parole, da qui il loro potere.

«Il pensiero non è astratto ma è fatto di parole quindi bisogna conoscere molte parole se vogliamo approfondire e arricchire il pensiero. Ciò si fa leggendo e studiando. I libri aiutano ad arricchire il linguaggio e quindi ad arricchire il pensiero e la ricchezza di pensiero porta libertà. Se vogliamo, se crediamo che l'essere umano debba essere libero, e non suddito e non schiavo e non proprietario e non gregario, occorre lavorare proprio sulla conoscenza e anche sulla memoria in quanto anima di un paese. Memoria che non solo scrittura ma oggetti d'arte, musica».

Le conclusioni della conversazione restano in realtà aperte come il finale di speranza delle Scritture segrete di Dacia Maraini. Come restano ancora da sciogliere nodi della Storia. Nodi che ancora necessitano del coraggio delle donne e della consapevolezza di tutta la società civile.

Le scritture segrete delle Donne Dacia Maraini 21 giugno 2026 MaRC

«Dodici milioni di casalinghe ancora oggi in Italia, difficile dimenticarlo. Dodici milioni di donne che fanno un lavoro pesante, senza orari, senza stipendio, senza assicurazioni, malattie, e soprattutto senza stima da parte di chi questo lavoro lo pretende e lo utilizza. Ecco, così mi trovo qui, col mio carico di riflessioni maturate in quindici e più anni di pratica con le donne e mantengo quel minimo di amore per il passato che mi salva al pestare queste riflessioni sotto i piedi chiamandole inutili o antiquate, ma anzi le difendo come il meglio che ho. In tempi di intolleranza per i più deboli e nostalgia per l'uomo forte e autoritario voglio voler credere che abbia ancora un senso – ha concluso Dacia Maraini nel suo libro - riflettere pubblicamente sui corpi logici e illogici delle mie compaesane di sesso».