Il ricordo di Giuseppe Marino (Reggio Calabria 1924 – 2000), stimato psichiatra, medico lungimirante e uomo eclettico e di cultura, a distanza di 25 anni dalla sua scomparsa, è ancora vivo. È vivo nelle persone che lo hanno conosciuto, ben oltre il quartiere collinare di Gallina, Reggio Calabria, in cui era cresciuto e aveva vissuto. Per onorare questo ricordo, nell’ambito del centesimo anniversario della sua nascita, la fondazione alla sua memoria intitolata, e presieduta dal figlio Antonio, ha promosso una serie di iniziative. “Petali” è il titolo della raccolta di scritti e poesie inediti, pubblicata qualche settimana fa con i caratteri di Sveva Edizioni, che rientra tra queste iniziative.

«Con la “Poesia Giovanile” – spiega Antonio Marino, presidente della fondazione Giuseppe Marino e curatore della pubblicazione – si apre la raccolta, frutto di una ricerca meticolosa durante la quale mi sono immerso tra i tanti scritti di mio padre. Dalla fase giovanile a quella più matura ispirata alla guerra in Vietnam, ai moti di Reggio del Settanta, alle tragiche Olimpiadi di Monaco del 1972 e a molti altri avvenimenti di storia e cronaca di quel frangente. C’è anche la forza di Angela Casella, madre Coraggio che si incatenò in Aspromonte per chiedere la liberazione del figlio Cesare sequestrato dalla ‘Ndrangheta nel 1988, tra i fatti che ispirarono la sua penna. E infine scritti vari dal 1989 fino a poco prima di morire nel 2000, animano la terza e ultima parte di questa raccolta dal titolo appunto “Pensieri in versi…”.  La raccolta “Petali” così abbraccia tutta la sua vita, dalla gioventù entusiasta e animata dall’ardore degli ideali alla maturità più disincantata, malinconica e addirittura triste», spiega ancora Antonio Marino.

Trasuda, specie nelle prime liriche, il suo amore per Reggio.

«Nel mar delle sirene trascolora, Reggio olezzante di zagara e di rose, le cime degli aranci il sole indora di luce avvolge e gli uomini e le cose. Piena d’incanto sei, città divina con i tuoi colli degradanti a mare nella virginea pace vespertina sembri una fata nel sogno cantare. Fascino infonde e culla il tuo bel canto soave come una nenia di mamma e vela il cuor d’arcana nostalgia. Ritorneremo a te specie nel pianto la tua vision sarà per noi fiamma lungo la dura, faticosa via», questa la poesia intitolata “Città del sogno”.

La pubblicazione si pregia della prefazione della scrittrice calabrese Giusy Staropoli Calafati.

«La poesia di Giuseppe Marino è una scoperta che tutti dovrebbero fare. Perché, se è vero che l’uomo deve allinearsi al poeta e viceversa, liberando l’uno dalle catene dell’altro, allora questi versi urgono di essere mandati a memoria. Affinché nessuno possa più sentirsi smarrito nel manicomio della vita.
Questa raccolta così viscerale e intensa, toglie finalmente l’uomo fuori dal lager, accende per lui tante luci e sono quelle che Giuseppe Marino chiama “psicoscintille”.
“… nel desiderio accorato di un raggio di sole che ferisca il freddo agglomerato di fango”».

Un viaggio tra le parole e la memoria che segna solo la prima tappa di un percorso che gradualmente renderà pubblico anche altro della grande produzione di Giuseppe Marino rimasta finora inedita.