Il sodalizio guidato da Giuseppe Livoti visita la mostra internazionale “Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca”, aperta fino a dicembre al MArRC
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L'associazione culturale «Le Muse – Laboratorio delle Arti e delle Lettere» di Reggio Calabria, al 27° anno di attività, domenica scorsa ha continuato la sua programmazione per il biennio 2026/2028, con un nuovo appuntamento settimanale e lo ha fatto con un momento di approfondimento dedicato alla visita al MArRC di RC della mostra internazionale «Ispirazioni. Vite italiane dell'arte greca».
Il presidente Muse prof. Giuseppe Livoti, all’inizio del percorso, ha salutato la direzione del Museo ed in particolare la dott.ssa Palma Buda in rappresentanza del direttore Fabrizio Sudano. La Buda, ringraziando per la numerosa presenza, ha dichiarato come per il MArRC la partecipazione delle associazioni del territorio sia sempre ben gradita, poiché, come è anche nelle indicazioni del nostro direttore, le realtà culturali devono trovare nel museo un momento di approfondimento che è radice e memoria. Livoti, alla presenza di tantissimi soci Muse, ha consegnato il gagliardetto ufficiale dell’associazione disegnato dall’icona e modella della Pop Art Regina Schrecker come segno di questo attraversamento del sodalizio reggino, ringraziando il dott. Fabrizio Sudano e ricordando come questo approfondimento fa seguito a quello precedente in occasione dell’evento dedicato a Gianni Versace.
La Buda, accompagnando i soci, si è soffermata sul percorso espositivo, che arriva a Reggio Calabria dopo una tappa al Museo dell'Acropoli di Atene, e celebra lo straordinario legame storico e artistico tra la Grecia e l'Italia attraverso capolavori assoluti. Una mostra con la seconda e unica tappa curata da Alfonsina Russo, Nikolaos Stampolidis, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro e Fabrizio Sudano con 38 capolavori da musei italiani per esplorare il legame e la trasformazione dell'arte greca in Italia. Uno stimolo che ha anche un grande valore didattico per le nuove generazioni e per il mondo della scuola.
Il percorso espositivo ricolloca ogni oggetto nel proprio orizzonte storico, mostrando come le opere abbiano continuato a produrre significato anche una volta sottratte ai luoghi originari. Gli oggetti diventano così documenti «parlanti», capaci di raccontare storie di circolazione, scelte, riusi e trasformazioni culturali che nei secoli hanno legato le due sponde del Mediterraneo. La mostra assume così un forte valore strategico e culturale: il patrimonio archeologico si configura come strumento di dialogo internazionale, cooperazione scientifica e costruzione di una comune coscienza mediterranea, confermando il ruolo della cultura quale elemento centrale delle politiche internazionali promosse dal Ministero della Cultura italiano. Il percorso accompagna il visitatore dalla circolazione degli oggetti greci come strumenti di prestigio e veicoli di modelli culturali ai fenomeni di appropriazione e trasferimento delle opere, fino ai processi di reinterpretazione e riuso che ne hanno accompagnato la fortuna in età romana, moderna e contemporanea. Il percorso ha visto approfondimenti su «La Kore 670», celebre scultura votiva femminile proveniente dall'Acropoli di Atene (VI secolo a.C.) che, a differenza di molte altre korai dell'epoca, indossa un unico chitone stretto in vita da una cintura che crea drappeggi fluidi, caratterizzato da maniche lunghe fissate da sette bottoni in rilievo. La statua è nota per conservare ancora importanti tracce della pittura originale (come i capelli castani e dettagli colorati su orecchini, diadema e vesti), offrendo una testimonianza fondamentale di come le sculture greche antiche fossero in origine riccamente colorate ed aveva uno scopo, ossia era un'offerta votiva dedicata alla dea Atena da parte di cittadini facoltosi. Ed ancora «Il Trono Ludovisi», opera d'età severa con il celebre rilievo che raffigura la nascita di Afrodite, blocco che venne alla luce a Roma nel 1887 durante i massicci lavori di lottizzazione della maestosa Villa Ludovisi, nell'area storicamente occupata in epoca romana dagli antichi Horti Sallustiani e sebbene rinvenuto a Roma, lo stile e la pietra indicano una chiara fattura magnogreca. La maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che l'opera provenga dall'antica colonia greca di Locri Epizefiri (in Calabria), specificamente dal celebre Santuario di Afrodite in contrada Marasà, da dove fu saccheggiata in epoca romana per decorare le residenze private dell'Urbe. Suggestivo l’approfondimento della dott.ssa Buda su «Le Teste di Porticello», straordinari capolavori della scultura greca in bronzo risalenti al V secolo a.C., recuperati nelle acque dello Stretto di Messina (davanti a Porticello di Cannitello, presso Villa San Giovanni). La Testa del Filosofo è il pezzo più celebre, raffigurante un uomo maturo con una lunga barba, tratti del volto realistici e intensi (con un accenno di calvizie) e l'occhio superstite impreziosito da iride in pasta vitrea. Potrebbe rappresentare il filosofo Pitagora di Samo o costituire uno dei più antichi ritratti fisiognomici giunti fino a noi ed infine la «Testa di Basilea», trafugata clandestinamente dopo il ritrovamento del relitto nel 1969, finì sul mercato antiquario e venne acquistata dall'Antikenmuseum di Basilea senza mai essere esposta. Grazie a un identikit della Polizia, è stata restituita allo Stato italiano nel 1993. Livoti, a fine del percorso, ha evidenziato come l'esposizione si rivela come un dialogo continuo e una narrazione profonda sul mondo greco, offrendo a cittadini e turisti un'opportunità culturale preziosa. Questo percorso non si limita alla semplice ammirazione estetica del passato, ma genera un ponte ideale tra l'antichità e la contemporaneità, offrendo spunti di riflessione cruciali per chi oggi progetta, idea e costruisce. L'universo classico greco non ha soltanto inventato forme architettoniche geometriche e armoniose, ma ha codificato un intero ecosistema concettuale in cui lo spazio fisico è lo specchio dei valori civili e sociali.

