Teatro Cilea gremito in ogni ordine di posto ieri sera per l’arrivo di Roberta Bruzzone, protagonista dell’ultimo appuntamento della rassegna “L’eleganza dell’Arte”. Un tutto esaurito che ha confermato quanto la criminologa e psicologa forense riesca ancora oggi a intercettare pubblico trasversale, attirando giovani, famiglie e appassionati con uno stile comunicativo capace di trasformare temi complessi e durissimi in momenti di riflessione collettiva.

Sul palco, Roberta Bruzzone ha portato un racconto intenso, diretto, costruito attorno ai meccanismi della manipolazione affettiva, della violenza psicologica e delle fragilità umane che spesso diventano terreno fertile per relazioni tossiche. Un linguaggio accessibile, mai accademico, che ha tenuto il pubblico in silenzio per tutta la serata.

«Non è solo uno spettacolo, un evento teatrale, ma racconta tantissima storia vera e tanta crudeltà che spesso si cela dietro tossicità che ci circondano - ha spiegato ai nostri microfoni -. L’obiettivo è rendere le persone consapevoli di come iniziano questo tipo di trappole e quali siano gli aspetti sui quali concentrarsi per evitare di caderci fino in fondo. È un viaggio di consapevolezza».

Da anni Roberta Bruzzone è una delle figure più riconoscibili della criminologia italiana, capace di portare fuori dalle aule giudiziarie temi spesso confinati alle cronache nere o ai tribunali. Ed è probabilmente questa la ragione del forte seguito che continua ad avere: parlare di paura, manipolazione e violenza con parole semplici, comprensibili, umane. Parlando delle vulnerabilità personali e della capacità dei manipolatori di individuarle, ha spiegato come «Questo tipo di soggetti non crea la ferita primaria: la fiuta. Il problema è riconoscere in sé stessi l’incapacità di porre dei confini, perché la maggior parte dei manipolatori sfrutta proprio questo. L’altro ha bisogno di sentirsi unico, speciale, di aggrapparsi disperatamente a un’illusione. È questo l’aspetto che li aggancia maggiormente».

Un teatro Cilea attento e partecipe, in una serata che ha alternato riflessione, emozione e momenti di forte impatto emotivo. Per Roberta Bruzzone, il percorso di consapevolezza passa anche dalla capacità di chiedere aiuto e comprendere i propri schemi relazionali. «Molte persone che incappano in relazioni malevole, tossiche, disfunzionali, lo fanno in maniera ciclica. Esiste una sorta di schema iniziale che, se non viene riconosciuto, è destinato a ripetersi».