«Dopo quasi due anni di restrizioni e di misure anti covid, l’Italia ed il resto del mondo esprimono il desiderio di ricominciare a vivere, di far ripartire la vita sociale ed economica. Lo stesso desiderio crediamo che alberghi nella maggior parte dei nostri concittadini, di conseguenza reputiamo sia necessario non perdere l’ennesimo treno per uscire dall’annoso isolamento che caratterizza purtroppo territori come il nostro. A tal riguardo, siamo giunti alle porte della stagione estiva ed oggi più che mai è necessario dare un segnale, sul panorama nazionale e internazionale, dimostrando che anche Reggio Calabria, o per meglio dire l’Area dello Stretto, vuole risollevarsi dalle macerie». Così in una nota Fabio Putortì, per il comitato Aeroporto dello Stretto.

«Importanti strumenti finanziari, come il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) in linea con i Programmi Europei, sono stati impiegati per risollevare i territori europei, soprattutto per le aree più disagiate come quelle del Sud Italia, di conseguenza, l’Area dello Stretto, quale territorio dalle enormi potenzialità, non può correre il rischio di continuare a rimanere isolato. Apprezziamo l’inaugurazione della prima parte del Waterfront di Reggio Calabria da parte dell’attuale Amministrazione comunale ma senza infrastrutture, servizi e strutture ricettive adeguate come potremo valorizzare le bellezze e le potenzialità del nostro territorio?» Sostiene Putortì.

«Ecco perché ci è apparso necessario presentare un’istanza articolata ai Vertici Istituzionali ed alla compagnia Alitalia (a breve ITA SpA) che ha ricevuto importanti capitalizzazioni pubbliche, chiedendo quantomeno il ripristino dei voli al mattino con rientro la sera sui principali hub nazionali di Roma e Milano, in linea con gli indirizzi di legge europei e nazionali, al fine di garantire il diritto alla mobilità da e per l’Area dello Stretto, soprattutto per coloro che sono costretti a spostarsi con frequenza per motivi di lavoro, formazione, salute, i quali hanno diritto ad usufruire di un livello minimo essenziale di trasporto aereo, ai sensi dell’art. 1,co. 2 lett. b) della L 146 del 1990 e s.m.i. Al contempo non ha alcun criterio di ragionevolezza, proporzionalità, efficacia ed efficienza, nonché di buona amministrazione, lasciare un’infrastruttura, in un territorio con un bacino di più di 1 milione e 200 mila abitanti, senza un operativo minimo di voli idoneo a garantire la sostenibilità economica dello stesso scalo».

«Non si può, infatti, sperare che la domanda cresca autonomamente con due soli voli e in orari serali che comportano tra l’altro un incremento dei costi agli utenti obbligati al pernottamento fuori sede, fermo restando le responsabilità territoriali per garantire un adeguato servizio di collegamento tra l’infrastruttura e il territorio circostante. Ci farebbe molto piacere vedere arrivare nuove compagnie aeree sull’aeroporto dello Stretto con al seguito importanti flussi turistici ma siamo consapevoli che il periodo storico, caratterizzato da una pandemia mondiale, ha penalizzato l’intero mercato del trasporto aereo e del turismo, ma proprio per tali cause, come sopraindicato, sono stati emanati importanti strumenti finanziari con il fine di rafforzare le infrastrutture e la ripartenza, appunto, anche del comparto del trasporto aereo, nonché per garantire la ripresa economica e la coesione territoriale soprattutto in quelle aree più disagiate ed a rischio di isolamento, come il Sud Italia» concude Putortì.