Il Ministero chiude l’iter nazionale e respinge le opposizioni, ma i ricorsi al TAR restano sul tavolo europeo. Previtera rivendica il risultato: «Giustizia per la filiera». Foti contesta il percorso e Nesci segue il dossier a Bruxelles: «Ora la partita si gioca in Europa»
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La procedura nazionale è chiusa. E con essa si archivia uno dei passaggi più complessi e divisivi della lunga vicenda che ruota attorno al Bergamotto di Reggio Calabria IGP. Il via libera definitivo del Ministero dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, formalizzato lo scorso 6 febbraio, certifica la bocciatura integrale di tutte le opposizioni presentate contro il disciplinare e apre ufficialmente la fase europea dell’iter, con la trasmissione del dossier a Bruxelles. Un passaggio istituzionale che segna una svolta, arrivata al termine di cinque anni di contenziosi, tensioni e contrapposizioni all’interno della filiera.
Il decreto ministeriale mette nero su bianco ciò che per il Comitato promotore IGP rappresenta da tempo una verità tecnica e giuridica: nessuna sovrapposizione tra la DOP dell’olio essenziale e l’IGP del frutto, prodotti diversi, appartenenti a categorie merceologiche differenti, con funzioni, mercati e modalità di utilizzo non assimilabili. Una distinzione che il Ministero ha ritenuto sufficiente a respingere ogni rilievo sull’ipotetico rischio di confusione per il consumatore e a dichiarare infondate tutte le opposizioni, comprese quelle avanzate da soggetti storicamente centrali nel settore. La chiusura della procedura nazionale, tuttavia, non è solo un atto amministrativo. È il punto di arrivo di una battaglia che ha inciso profondamente sul tessuto produttivo reggino, rallentando per anni l’accesso a uno strumento di tutela e valorizzazione considerato strategico per il bergamotto fresco e per l’intera filiera agroalimentare collegata. Ed è anche il momento in cui le posizioni, finora rimaste spesso sotterranee, emergono con chiarezza.
Dal fronte IGP, Rosario Previtera, presidente del Comitato promotore, parla di una conferma piena della correttezza dell’iter e di una scelta finalmente coerente con gli interessi della produzione reale. «Siamo davvero soddisfatti di essere giunti alla conclusione della procedura nazionale - ha spiegato -. È stato un percorso lungo e complesso, sempre corretto e giusto a favore dei bergamotticoltori, ma ostacolato ripetutamente da azioni che nulla avevano di tecnico o giuridico». Nel suo racconto, le opposizioni diventano il simbolo di un ritardo imposto, costato caro in termini economici e di opportunità: «Cinque anni di beghe burocratiche e legali hanno impedito alla filiera di usufruire di occasioni commerciali e di finanziamento, bloccando sviluppo e innovazione». Una responsabilità che, secondo Previtera, non può restare senza conseguenze. Da qui l’annuncio di una raccolta fondi pubblica per sostenere la difesa dell’IGP nei prossimi passaggi giudiziari e la prospettiva, esplicitata senza giri di parole, di quantificare i danni subiti dagli agricoltori, valutando azioni collettive di risarcimento.
Il fronte opposto non arretra. Marcello Foti, imprenditore agricolo e figura storica dell’area DOP, rivendica ai nostri microfoni una posizione che respinge l’etichetta di “nemico del bergamotto”. Nel suo racconto, la partecipazione al contenzioso nasce dalla volontà di tutelare la propria azienda e un modello ritenuto più protettivo. Foti chiarisce di non aver promosso ricorsi autonomi come impresa, ma di essersi costituito ad adiuvandum nel procedimento avviato dal Consorzio DOP per seguire da vicino l’evoluzione giudiziaria. Resta però sul tavolo l’ipotesi di un ricorso in sede europea, possibilità che viene valutata anche alla luce di quanto accaduto a Berlino.
È in questo contesto che, nel racconto di Marcello Foti, il confronto assume una dimensione politica. Durante la fiera Fruit Logistica di Berlino, l’imprenditore riferisce di aver vissuto come un segnale significativo il passaggio del Ministro Lollobrigida nell’area espositiva della Calabria, senza una sosta allo stand del Consorzio del Bergamotto DOP, a fronte invece di visite ad altri spazi riconducibili al fronte IGP. Un episodio che Foti interpreta come un gesto di distanza istituzionale e che, nella sua lettura, si inserisce in un quadro di scelte già orientate sul piano politico. «Il ministro rappresenta l’intera filiera», è il senso della posizione espressa, con la convinzione che quel passaggio abbia inciso ulteriormente sulla percezione di un rapporto ormai compromesso tra il dicastero e una parte del mondo produttivo.
In Europa il via libera definitivo del Masaf all’IGP per il bergamotto trova il pieno accoglimento dell’eurodeputato Denis Nesci, che saluta con favore la conclusione della fase nazionale e guarda ora alla prosecuzione dell’iter a Bruxelles. «Il via libera del Ministero rappresenta un passaggio istituzionale di rilievo - afferma - e riconosce formalmente il valore di una filiera strategica per il territorio». Per Nesci, l’IGP certifica «il legame indissolubile tra qualità del prodotto e specificità geografica», rafforzando la tutela dell’autenticità e offrendo nuove prospettive ai produttori. Un impegno che promette di proseguire nella fase europea: «Seguirò con attenzione il dossier nelle sedi competenti, affinché il riconoscimento sia conseguito nel più breve tempo possibile».
Sul fondo resta il contesto di una vicenda lunga e stratificata, raccontata negli ultimi anni attraverso inchieste, approfondimenti e interviste che hanno accompagnato passo dopo passo l’evoluzione dell’IGP, le resistenze, i tentativi di modifica dei disciplinari e il ruolo delle istituzioni regionali e nazionali. Un percorso che ha diviso il settore, acceso il dibattito pubblico e trasformato una certificazione di qualità in un terreno di scontro politico, economico e identitario.
Ora la partita si sposta in Europa, ma non senza incognite. La procedura nazionale è formalmente conclusa, le opposizioni respinte e il dossier trasmesso a Bruxelles, ma sullo sfondo restano i ricorsi pendenti al TAR, che potrebbero incidere sui tempi dell’iter qualora fossero rilevanti dalla Commissione europea, inficiandone l’iter. Un passaggio tutt’altro che marginale, perché la fase UE, pur autonoma, non è impermeabile ai contenziosi ancora aperti in sede nazionale.
Il riconoscimento dell’IGP entra così in una zona di intersezione tra diritto, politica e interessi economici, dove nulla è ancora definitivamente scritto. La direzione è tracciata, ma il percorso potrebbe conoscere ulteriori rallentamenti, rinvii o approfondimenti. Il bergamotto di Reggio Calabria resta quindi al centro di una partita complessa, che va oltre un marchio e continua a misurarsi con equilibri fragili, contrapposizioni irrisolte e un confronto che, dopo cinque anni, è tutt’altro che archiviato.







