Il quadro finanziario complessivo dei Comuni italiani è strutturalmente solido: il 93,9% degli enti locali gestisce i propri bilanci in salute.

I Comuni in crisi sono 484. Nello specifico le procedure riguardano 227 dissesti, 256 riequilibri finanziari pluriennali e 2 piani bocciati.

Le crisi di bilancio coinvolgono direttamente circa 6,5 milioni di residenti e sommano una massa passiva stimata in 6,2 miliardi di euro. 

È quanto emerge dalla relazione al Parlamento della Corte dei conti sui “Comuni in situazione di crisi finanziaria”.

La situazione in Calabria

La Calabria, con 351 procedure attivate al 31 dicembre 2025 (225 dichiarazioni di dissesto e 126 richieste di riequilibrio), è la regione italiana con il maggior numero di crisi finanziarie dei Comuni. Le amministrazioni complessivamente interessate sono 223 (il 55% del totale), abitate da 1.255.224 persone, il 68,2% della popolazione regionale. Ci sono enti con più di una procedura a carico. Tempi lunghi di risoluzione e servizi ridotti al lumicino per mancanza di risorse contribuiscono ad aggravare una situazione finanziaria già disastrata. 

Le procedure attive

Le procedure attive al 31 dicembre 2025 nella Regione sono 96, corrispondenti ad altrettanti Comuni, (60 dissesti e 36 riequilibri, di cui 19 in gestione e 17 in istruttoria). A questi si aggiungono i Patti di Reggio Calabria e Vibo Valentia e le bocciature di 2 piani di rientro.

Debiti e passività finanziarie ammontano a 817,7 milioni. La provincia con il maggior numero di procedure è Cosenza con 44, 24 dissesti e 20 riequilibri di bilancio, per un totale di 521 milioni. Segue Reggio Calabria con 24, 16 dissesti e 8 riequilibri, per un totale di 187 milioni. Poi è la volta di Catanzaro con 17, 10 dissesti e 7 riequilibri, per un totale di 49 milioni. La quarta provincia è Vibo Valentia con 9 Comuni in crisi finanziaria, 6 dissesti e 3 riequilibri, per un totale di 55 milioni. Chiude Crotone con 2 dissesti per un totale di 4 milioni.

Le nuove procedure

Nel 2025 sono state attivate 6 richieste di riequilibrio (relative ai Comuni di Ardore, Bianchi, Dipignano, Pedivigliano, Fiumefreddo Bruzio). E 8 dichiarazioni di dissesto (da parte dei Comuni di Cessaniti, Fiumefreddo Bruzio, Isca sullo Ionio, Magisano, Malvito, San Donato Di Ninea, San Roberto e Sellia).

La recidiva nei Comuni calabresi

In 92 Comuni calabresi è stata attivata più di una procedura di crisi. Trenta enti risultano aver attivato tre procedure, 20 delle quali ancora aperte al 31 dicembre 2025. I Comuni che hanno al loro attivo due procedure sono 59, 37 delle quali ancora aperte al 31 dicembre 2025.

“La sequenza più ricorrente (20 casi) - si legge nella relazione - è quella che vede, dopo un dissesto spesso risalente al passato, l’attivazione in tempi più recenti di una procedura di riequilibrio che finisce nel dissesto. La distanza temporale tra le due procedure più recenti è variabile. In 14 casi è molto ravvicinata, nello stesso anno o in quello immediatamente successivo”.

Le tipologie più frequenti

Le tipologie più frequenti sono quelle dell’attivazione di una procedura di riequilibrio finita in dissesto (28 casi), più spesso spontaneamente (17 casi), in fase istruttoria, ma anche a seguito della bocciatura del Piano (11 casi). Non si registra nessun caso di approvazione del Piano e successiva dichiarazione di dissesto per impossibilità di conseguire gli obiettivi. Sono 18 i casi di riequilibrio attivati e finiti, a volte dopo molti anni, in dissesti ancora aperti. E sono 8 sono i casi in cui la procedura di riequilibrio si è conclusa con una dichiarazione di dissesto, successivamente chiuso. In tre casi, avvenuti tra il 2014 e il 2015, la procedura di riequilibrio è stata attivata due volte.

I casi di doppio dissesto sono 11, in altre 17 circostanze il dissesto è stato seguito dall’attivazione di una procedura di riequilibrio. In 3 casi la procedura di riequilibrio è stata ritirata.

“Nel complesso - si legge ancora nella relazione - i 92 Comuni che hanno attivato più di una procedura di crisi mostrano una catena di disfunzioni che non si riesce ad arrestare e che, in molti casi, ha un’origine risalente nel tempo. Un elemento di discontinuità è rappresentato dai Patti per Vibo Valentia e per Reggio Calabria”.

Il peso dei capoluoghi

Tra i Comuni che hanno attivato procedure di crisi sono ricompresi Reggio Calabria, Cosenza, Vibo Valentia, Lamezia Terme e Rende. Vibo Valentia detiene il record di 4 procedure tra il 2013 e il 2023, chiuse, proprio nel 2023 con la sottoscrizione del Patto di Governo con la concessione del contributo finanziario necessario a risanare il debito. Anche Reggio Calabria ne ha sottoscritto uno.

Su Cosenza pesano 3 procedure, tra il 2012 e il 2022, su Lamezia Terme 2 e una ciascuna per Reggio Calabria e Rende.

I riequilibri

Le procedure di riequilibrio attivate al 31 dicembre 2025 sono state 126 e hanno interessato 112 Comuni.

Quelle attive sono 36, quelle chiuse 8, mentre 55 sono finite in dissesto, 11 sono state riproposte e 12 sono state ritirate in autotutela dalle stesse amministrazioni proponenti.

I dissesti

Delle 225 procedure di dissesto attivate ne restano ancora aperte 55. Di quelle giunte a conclusione 121 sono state definite nel decennio 1989-1998. Tra il 2001 e il 2021 i dissesti chiusi sono stati 49.

I tempi di chiusura dei dissesti

Ci sono Comuni che per uscire dalle procedure di dissesto finanziario hanno impiegato quasi un decennio. Il record spetta a Soriano Calabro e Roccabernarda con 9 anni e 9 mesi. Vibo Valentia ha impiegato 8 anni e 2 mesi. Tra le città con più di 15mila abitanti spiccano San Giovanni in Fiore con 6 anni e 7 mesi, Paola con 6 anni e 5 mesi, Taurianova e Siderno con 6 anni e 1 mese. Tra i Comuni con più di 10mila abitanti e meno di 15mila il record spetta a Cirò Marina con 8 anni e 5 mesi. Quarantaquattro dei 49 Comuni che hanno chiuso il dissesto hanno impiegato più di 5 anni, superando la soglia stabilita per legge.