Per il Professore di Ingegneria dei Sistemi di Mobilità Sostenibile della Mediterranea Francesco Russo il valore dell’opera si misura nella capacità di cucire Calabria e Sicilia a una rete ferroviaria rapida e continua
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Il Ponte sullo Stretto, da solo, rischia di restare un’opera gigantesca sospesa su una rete che continua a muoversi troppo lentamente. È questo il punto centrale della riflessione, scaturita durante la due giorni “Sud e Futuri” di Fondazione Magna Grecia a Scilla, del professor Francesco Russo, ordinario di Ingegneria dei sistemi di mobilità sostenibile all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, che lega la sostenibilità economica del collegamento stabile a una condizione precisa: l’alta velocità ferroviaria. «Il Ponte ha una sostenibilità economica solo se è inserito in un sistema di alta velocità», spiega Russo. Il suo ragionamento parte da qui e va dritto al nodo politico e infrastrutturale che accompagna il dibattito da anni: l’opera ha un senso pieno soltanto se diventa l’ultimo anello di una dorsale capace di avvicinare davvero il Sud al resto del Paese.
Per Russo, il tema si misura nei tempi e nella qualità del collegamento. «La base per l’accessibilità del turismo alla Calabria può essere solo l’alta velocità», osserva, indicando come soglia di svolta un sistema in grado di portare Roma e Reggio Calabria dentro una nuova distanza ferroviaria, simile a quella che ha già cambiato il rapporto tra la Capitale e il Nord del Paese. È dentro questo schema che il ponte smette di essere soltanto un simbolo e diventa una cerniera strategica tra Sicilia, Calabria e grandi direttrici nazionali.
Il quadro più recente conferma che la partita si gioca soprattutto sui binari. A gennaio 2026 l’amministratore delegato del gruppo FS Stefano Donnarumma ha indicato come obiettivo un collegamento Roma-Reggio Calabria in quattro ore, parlando di dieci anni di lavori e di un investimento complessivo superiore ai 30 miliardi di euro. Sul versante RFI, la nuova linea AV/AC Salerno-Reggio Calabria viene definita un itinerario strategico per connettere il Sud e il Nord del Paese; i tratti oggi calendarizzati arrivano fino al 2032, mentre gli ulteriori lotti verso sud restano in progettazione anche in funzione del futuro Ponte sullo Stretto.
Se l’alta velocità si ferma prima, se il corridoio veloce resta incompleto, il ponte perde gran parte della sua spinta economica e trasportistica. La sua funzione, nella visione del docente della Mediterranea, non si esaurisce nell’attraversamento tra due sponde: riguarda la possibilità di spostare flussi, rafforzare l’accessibilità, incidere sul turismo, sull’economia, sulla resilienza complessiva del Mezzogiorno.
Sul fronte politico, il collegamento stabile continua a essere presentato come infrastruttura strategica. Il punto sollevato da Russo, però, sposta il baricentro della discussione. Prima ancora dell’opera iconica, viene la rete che dovrà sostenerla. Prima ancora dell’immagine, viene il sistema. Ed è su questo passaggio che si concentra la domanda più pesante: senza una vera alta velocità fino a Reggio, che cosa collega davvero il Ponte?

