Una città che deve tornare a immaginare il proprio futuro partendo da una visione strategica e non dalla gestione delle emergenze. È questo il cuore del documento «Visione Reggio 2030», elaborato da Confesercenti Reggio Calabria e presentato nei mesi scorsi come contributo al dibattito sul futuro della città.

Se n’è parlato negli studi de ilReggino durante una nuova puntata del format «A tu per tu», che ha ospitato Claudio Aloisio, presidente di Confesercenti Reggio Calabria, in un confronto sui temi dello sviluppo del territorio alla vigilia delle prossime elezioni amministrative.

«Non è un documento pensato per aiutare una futura amministrazione – ha chiarito Aloisio – ma per dare un contributo alla città. È una visione che guarda ai prossimi cinque anni, ma soprattutto serve a capire che non c’è più tempo da perdere».

Il documento individua sette pilastri strategici per lo sviluppo di Reggio Calabria e dell’area metropolitana. Non una soluzione a tutti i problemi del territorio, ma un quadro di riferimento per affrontarli in modo strutturale.

«L’idea – ha spiegato Aloisio – è cambiare paradigma: smettere di affrontare i problemi quando si presentano e iniziare a ragionare in termini di visione e programmazione. Quando si interviene solo sull’emergenza, non c’è tempo per pensare alle soluzioni strutturali».

Un esempio concreto è rappresentato dai danni provocati dal recente ciclone che ha colpito la città, con problemi di erosione costiera e danni al lungomare e alle spiagge.

«Eventi estremi non si possono evitare – ha sottolineato – ma con interventi programmati si possono contenere. Paradossalmente affrontare le emergenze costa molto di più che prevenire».

Tra i pilastri individuati nel documento, uno dei più rilevanti riguarda il turismo, indicato come uno dei principali volani di sviluppo per il territorio.

Secondo Aloisio, la città sta vivendo una fase nuova grazie ai collegamenti aerei, in particolare con le rotte attivate da Ryanair, che stanno generando flussi turistici sempre più continui durante l’anno.

«Stiamo vivendo una sorta di destagionalizzazione naturale – ha osservato – ma il territorio non sta sfruttando appieno questa opportunità. In molti casi subiamo la presenza dei turisti senza governarla».

La proposta di Confesercenti è quella di strutturare una vera strategia di promozione, partendo dai mercati di provenienza dei visitatori e individuando target turistici in grado di generare valore per il territorio.

«Sappiamo già da dove arrivano i turisti – ha spiegato – perché sono le rotte aeree a dircelo. Questo significa che possiamo costruire una promozione mirata e intercettare target medio-spendenti, quelli che possono realmente generare economia sul territorio».

Accanto alla promozione, un altro nodo centrale riguarda l’organizzazione dei servizi e la capacità di mettere in rete le diverse realtà che operano nell’accoglienza.

«Oggi molte attività di incoming funzionano anche bene – ha spiegato Aloisio – ma sono frammentate e non comunicano tra loro. Tutto è demandato alla buona volontà dei singoli imprenditori».

Tra gli strumenti proposti nel documento c’è la creazione di una DMO, un organismo pubblico-privato dedicato alla gestione del sistema turistico, con il compito di coordinare promozione e servizi.

A questa struttura potrebbero collegarsi i DUC, i distretti urbani del commercio, pensati come vere e proprie reti territoriali capaci di valorizzare le attività economiche locali.

«I DUC funzionerebbero come centri commerciali all’aperto – ha spiegato – con una governance pubblico-privata e strumenti comuni, come portali digitali, iniziative condivise e carte turistiche».

In questo modo si potrebbe guidare il visitatore alla scoperta del territorio, aumentando anche la capacità di spesa durante il soggiorno.

«Se il turista sa dove andare, cosa vedere e cosa comprare – ha aggiunto – è più invogliato a vivere il territorio e a spendere».

Il turismo, però, non è l’unico settore strategico individuato nel documento. Tra gli ambiti di sviluppo indicati da Confesercenti ci sono anche agricoltura ed enogastronomia, considerati elementi identitari capaci di rafforzare l’offerta turistica.

«Non saranno il settore che cambierà tutto – ha spiegato Aloisio – ma rappresentano una componente fondamentale della nostra economia».

Dai vini alle produzioni locali fino al bergamotto, il territorio reggino possiede prodotti e tradizioni che possono diventare esperienze turistiche.

«Oggi il turismo è sempre più esperienziale – ha ricordato – e noi abbiamo tutte le caratteristiche per offrire esperienze uniche».

A rendere ancora più forte questa potenzialità è la morfologia stessa del territorio.

«Siamo uno dei pochi posti dove in trenta minuti si passa dal mare all’alta montagna. Abbiamo duemila anni di storia, le mura greche, uno dei lungomari più belli del mondo».

Eppure, secondo il presidente di Confesercenti, la città spesso non riesce a valorizzare il proprio patrimonio.

«Il problema non è cosa manca – ha osservato – ma capire perché non riusciamo a sfruttare quello che abbiamo».

Un limite che, secondo Aloisio, riguarda anche la percezione che i cittadini hanno del proprio territorio.

«Dovremmo fermarci ogni tanto sul lungomare e guardare il panorama che abbiamo. Ci siamo abituati al bello».

Un’abitudine che rischia di trasformarsi in rassegnazione.

«Dovremmo continuare a indignarci quando vediamo il brutto e a meravigliarci per ciò che abbiamo».

Il cambiamento, però, non può arrivare solo dalle istituzioni.

«Non esiste l’uomo forte che cambia una città da solo – ha concluso – il cambiamento nasce dentro la comunità. Se non siamo noi per primi a capire cosa vogliamo diventare, sarà difficile trasformare davvero questo territorio».