Si terrà domenica 10 maggio, a partire dalle ore 15, in Vico Celi a San Martino di Taurianova, l’evento conclusivo del progetto «Vederla fu amarla e amarla fu per sempre», iniziativa culturale che ha saputo intrecciare arte, storia e partecipazione comunitaria, restituendo voce e memoria a una vicenda che dalla fine dell’Ottocento continua a vivere nell’identità sammartinese.

Il progetto, promosso dall’Associazione Culturale Abbadia di San Martino con il patrocinio del Consiglio Regionale della Calabria, del Comune di Taurianova e della Consulta delle Associazioni della Società Civile di Taurianova, culminerà con l’inaugurazione del murale realizzato dall’artista Maurizio Cannizzo, opera simbolica nata per custodire e tramandare una storia d’amore e di comunità entrata nel patrimonio collettivo del territorio.

L’evento sarà un momento di condivisione e racconto aperto alla cittadinanza, durante il quale il pubblico potrà ripercorrere le tappe dell’intero progetto attraverso raccontastorie, testimonianze dirette e la voce narrante di Cecè Alampi, protagonista di una narrazione capace di unire memoria popolare ed emozione.

Ad accompagnare il pomeriggio saranno, inoltre, momenti poetici e musicali con l’esibizione del Neos Kronos Duo, formazione composta da Nicoletta Evangelista, voce e pianoforte, e Stefano Spallotta alla chitarra. Spazio anche alla poesia in vernacolo a cura di Saverio Abate e alla partecipazione del cantante Michelangelo De Marco.

«Vederla fu amarla e amarla fu per sempre» rappresenta un esempio concreto di come la cultura possa diventare strumento di coesione sociale, valorizzazione del territorio e trasmissione della memoria storica, coinvolgendo artisti, cittadini e associazioni in un percorso condiviso di riscoperta delle proprie radici.

La storia

Era una giornata di maggio del 1885 quando Francesco Antonio De Marco, detto Cicciu, venditore ambulante di Sambatello, paesino sospeso su un gradone dello Stretto sopra Gallico, arrivò a San Martino per vendere le stoffe che portava sul calesse trascinato da un cavallo. Quel giorno al piccolo mercatino del paese stava per accadere qualcosa che gli avrebbe cambiato la vita.

Verso le dieci di mattina una bella sammartinota arrivò in piazza accompagnata dalla madre e dalla zia per scegliere delle stoffe da ricamare che avrebbero fatto parte del suo corredo da sposa. Francesco De Marco era un bel giovane alto quasi un metro e novanta e dallo sguardo fiero e rassicurante. Aveva un fazzoletto annodato al collo, giacca, gilè e orologio a catena.

I loro sguardi si incrociarono per qualche attimo sfuggendo alla stretta guardia della mamma e della zia che contrattavano arcignamente con il giovane forestiero. Fu come un lampo a ciel sereno che sconvolse i loro cuori. In quell’attimo Francesco decise che tra tutte le belle calabresi che aveva visto nella provincia quella sarebbe stata la donna della sua vita.

Finito il mercato si incamminò verso la casa di Concetta e chiese di parlare con il padre, al quale spiegò di avere visto la figlia e di avere intenzioni serie. Il padre di Concetta prese tempo per dargli una risposta, non conoscendo il forestiero, e a quei tempi le informazioni riguardanti le persone erano molto importanti.

Venne chiamato il padre di Francesco e insieme andarono verso la sua abitazione. La cena stava per essere servita e quella sera venne aggiunto un pugno di pasta in più per il forestiero, come si diceva dalle nostre parti. Alla ragazza venne chiesto se voleva sposare Francesco e lei assentì. Il vino di San Bartolo, pane di casa, un pezzo di lardo e dei peperoncini fecero da suggello all’impegno preso da Francesco.

Si sposarono a San Martino nell’aprile dell’anno dopo ed ebbero ben 16 figli: Pietro, Sebastiano, Carmelo, Martino, vissuto fino a 102 anni e conosciuto da tutti in paese come «zio Martino, ’U Cavalieri De Marcu», Antonio e Salvatore, vissuti anche loro a San Martino, Domenico, Vittorio, Carmela, Giuseppina e Angelina. Gli altri cinque morirono infanti.

La gente ricorda che Francesco De Marco, detto u’ Sambatedotu perché veniva da Sambatello, comprava e vendeva arance e terreni, in base alle annate, e produceva spirito dagli agrumi. Ci fu un tempo in cui ebbe alle sue dipendenze fino a 40 operai.

Raccontano che nelle calde sere d’estate amava sedersi sull’uscio di casa a strimpellare con la sua chitarra. Morì a San Martino nel 1948, ma Concetta visse fino al 1961. Le loro spoglie riposano nel cimitero di Jatrinoli, nel comune di Taurianova.

Tanti dei loro discendenti abitano ancora oggi a San Martino e dintorni e moltissimi sono sparsi per il mondo. (Fonte Martino De Marco)