class="lac-video-embed" width="640" height="360"

«La denuncia pubblica dipende tanto da come viene esposta ai cittadini, vedere titoli di giornali on-line dove si è detto “truffa aggravata del comune di Reggio Calabria”, “falso in bilancio”, “30 milioni di euro” non so su quale base, è quello che mi ha spinto a rispondere al professore Veronese poteva essere detto diversamente. C’è qualche carenza in questo sistema, che si protrae dal forse del 1996, e forse noi siamo stati i primi a sollevarlo dopo 30 anni, dire addirittura che noi rubiamo l’acqua a Sorical questa è una cosa che mi mortifica, perché il comune di Reggio Calabria è stato il primo comune che ha aderito alla legge regionale, dove era previsto il passaggio del servizio idrico dai comuni alle regioni, quindi noi siamo stati promotori di questo e abbiamo fatto dei sacrifici anche per arrivare a questo obiettivo. Il comune addirittura si è fatto parte diligente nell’anticipare le risorse necessarie per gestire il servizio in carico a Sorical. È anche vero che ci siamo seduti con Sorical e abbiamo discusso delle varie problematiche, siamo stati sempre disponibili, la stessa Sorical si è dimostrata disponibilissima nei confronti del Comune. Quindi sentirsi dire che quasi il comune abbia fatto un’attività illegale nei confronti di Sorical mi ha sorpreso»

A parlare, da ospite della rubrica “A tu per tu” de ilreggino.it è il vicesindaco Paolo Brunetti, delegato ai Lavori pubblici e grandi opere, all’edilizia residenziale pubblica, ai Pinqua e all’attuazione ed esecuzione del Piano triennale delle opere pubbliche. Lo fa a qualche giorno di distanza dalla polemica sollevata dal professore Simone Veronese, al quale per prima aveva pure risposto circa la mancanza dei contatori dell’acqua negli edifici di proprietà comunale.

Dopo la premessa, il vicesindaco torna sulla denuncia di Veronese: «Lui ha esordito dicendo che ha fatto delle denunce in Procura, alla Corte dei Conti e così via. Per me il discorso finisce qua, perché capite che si è persa l’idea di fare politica in questa città. Dopo aver avuto i chiarimenti da parte dell’amministrazione rispetto alla problematica ci fossero stati ancora dei dubbi era giusto e doveroso andare a denunciare il tutto, però partire con la denuncia senza chiedere, senza domandare, tra l’altro di un soggetto esterno all’amministrazione comunale, lì per me cade la discussione, perché ora ci saranno altre istituzioni che si preoccuperanno della questione. Se il comune di Reggio Calabria ha sbagliato risponderà di quello che ha fatto e se il professore Veronese ha sbagliato nel dire alcune cose, perché anche noi ci siamo tutelati, pagherà il professore Veronese».

Una delle accuse più pesanti in questo senso è che quest’acqua non “contabilizzata” sarebbe stata considerata alla stregua di “perdita d’acqua” spalmata poi sulla tariffa pagata dai cittadini…
«Intanto voglio ricordare che l’amministrazione Falcomatà dal 2017 non ha alzato la tariffa dell’acqua, quindi anche qui si è voluto lanciare un messaggio per confondere i nostri concittadini. Ora vedremo cosa farà Arrical rispetto a quello che era riuscito a fare il comune di Reggio Calabria. Io mi preoccuperei più dell’acqua che si perde nelle condotte ex comunali, dove avevamo tanti problemi, ma anche nelle condotte di gestione della risorsa all’ingrosso dell’acqua, cioè dove il comune di Reggio Calabria riceveva l’acqua da parte del gestore Sorical. Forse la preoccupazione più grande dovrebbe essere questa. Poi, ripeto, ci può essere stato in alcuni casi qualche “dimenticanza”, forse no, forse si è rimandata nel fare alcune cose che andavano fatte, questo sì, ma è un problema risolvibile perché non c’è nulla di così grave, non c’è nulla di così misterioso, come qualcuno ha voluto far credere. Il comune di Reggio Calabria è sereno da questo punto di vista, poi ovviamente i tecnici daranno le risposte che devono, e gli avvocati anche daranno le risposte che devono».

Brunetti dopo 2 consiliature sotto la guida di Falcomatà, ma anche la sua, per lei Reggio è… città turistica, città di mare, città del futuro parafrasando l’insieme delle sue deleghe… insomma che città è o vuole essere?
«Secondo me è un po’ tutto delle tre cose che ha detto direttore e, ovviamente, essendo città del futuro, rimane tantissimo da fare. Però, ritengo che ora ci sia un’idea di città. Dopo due consiliature Falcomatà credo che ci sia un orizzonte e un obiettivo ben preciso. È dell’altro giorno l’inaugurazione, seppur di 400 metri, del lungomare a Punta Pellaro: sono piccoli segnali che l’amministrazione lancia, cioè preoccupiamoci di riprenderci gli spazi, e non parliamo del centro città, stiamo parlando dell’estrema periferia di Reggio Calabria. Vedere lì quasi tutta Pellaro all’inaugurazione è stato per noi un segnale importante perché vuol dire che avevamo colto nel segno. Quindi l’obiettivo è chiaro, riprenderci quegli spazi che ci erano stati sottratti nel corso degli anni. Lo aveva fatto Italo Falcomatà col lungomare, imponendo alla ferrovia di fare alcuni lavori, noi stiamo cercando di farlo riappropriandoci di queste aree e cercando di creare un unico fronte mare. Questa è un’idea di città turistica, questo è un’idea di città più ordinata, è un’idea di città dove ogni cittadino si sente al pari degli altri. Città del futuro: anche qui abbiamo recuperato e abbiamo preso dal cassetto alcuni progetti che erano stati accantonati per mancanza di risorse. Uno su tutti è quello che diventerà il “Museo delle culture del Mediterraneo”».

A proposito di turismo, secondo lei Reggio è attrezzata ed è pronta per accogliere un flusso di turisti come quello che stiamo certificando negli ultimi mesi?
«Secondo me si è pronti quando c’è la domanda e si riesce a soddisfarla. La domanda che c’è oggi è una domanda secondo me più grande delle risposte che noi possiamo dare, però è anche vero che la città ha voglia di dare risposte a queste domande. Lo vediamo in quante da realtà stanno nascendo nella nostra città. Sicuramente ci manca l’attività ricettiva dei grandi numeri, però se notate sono sorti in città tantissimi B&B, tantissimi affittacamere. È un modo per lavorare anche nella nostra città. Ovviamente mancano poi le strutture ricettive, i grandi alberghi, ma anche qui la città si sta attrezzando con privati che hanno già inaugurato alberghi, altri ne stanno costruendo, e devo dire che anche noi stiamo ricevendo parecchi input per avere a disposizione strutture comunali per creare nuove realtà ricettive. Poi, i servizi passano attraverso tante altre cose, serve ad esempio che il barman parli inglese, serve che la reception di Palazzo San Giorgio sia nelle condizioni di rispondere in inglese o in francese, serve che la pulizia sia costante nella città, e non solo, ma anche in tutta la periferia. Serve che l’acqua venga erogata h24 e non solo durante il giorno, ci sono tante cose da fare però è anche vero che ho notato una certa voglia da parte dei nostri concittadini nell’applicarsi anche con strategie nuove a recepire questa domanda che c’è».

Si dice che ci siano i russi dietro le offerte per il Miramare e che si siano interessati anche al Lido comunale, cosa c’è di vero?
«Ci sono stati una serie di incontri anche con realtà russe, che hanno chiesto informazioni ma siamo lì. Il Miramare è un campo minato, quindi perderemo un po’ più di tempo per fare le cose in maniera perfetta. È vero che ci sono stati interessamenti vari per il Lido e per tante altre realtà sul territorio, quindi tutto passerà attraverso un bando pubblico. Sono segnali che Reggio è più appetibile e potenzialmente una città che può ancora esplodere»

Dopo aver trattato i rifiuti e i problemi di ecologia oggi, promuove il nuovo corso quantomeno annunciato da Ecologia oggi…
«Non tutto, non promuovo a pieni voti la società. Tra l’altro l’abbiamo manifestato anche a loro ci sono state serie difficoltà che non derivano solo – questo è giusto dirlo – dalla gestione della società nella raccolta, dipende anche da un sistema molto più ampio che è quello del conferimento dei rifiuti negli impianti di trattamento e nelle discariche di servizio. Però ci sono alcuni servizi che peccano nella continuità, un amministratore non può rincorrere una società per garantire alcuni servizi ai suoi concittadini. Tra l’altro sono servizi che il Comune paga, quindi è giusto che la società li faccia e laddove non riesca a farli il Comune deve sanzionare così come abbiamo fatto. A noi però interessa poco sanzionare la società e risparmiare qualcosina, a noi interessa pagare il giusto e avere una città pulita e degna di questo nome. L’assessore Burrone si è buttato a capofitto in questa vicenda e devo dire che è molto presente. Sicuramente anche la società ha fatto altri investimenti, ha acquistato altre attrezzature, ha definito il cantiere, e c’è da pensare che ovviamente anche per loro non era facile subentrare ad una società che comunque si era comportata discretamente bene a Reggio Calabria prima di loro. Insomma, c’era stata qualche difficoltà all’inizio, ma ora la speranza è che ci sia un po’ più di organizzazione, e ripeto l’assessore Burrone sarà bravo a portare a termine quello che abbiamo iniziato»

Quello dei rifiuti è un tema che, tra prevenzione e deterrenza, viaggia un pò parallelamente alla videosorveglianza, e alle foto trappole. A che punto siamo, funziona il sistema?
«Funzionano, ma funziona anche la presenza dell’amministrazione e la costanza degli interventi in alcune aree. Guardate, abbiamo risolto Ciccarello, dove nessuno avrebbe scommesso un centesimo, abbiamo risolto in gran parte Rione Marconi – rimane ancora qualcosina da fare – è stato risolto l’area dell’agroalimentare a Mortara, che erano tre punti vergognosi per la città, vuol dire che potremo risolvere anche Arghillà e tutte le altre realtà che ancora hanno bisogno di un’attenzione particolare. Servono le telecamere, le foto trappole, ma serve anche la presenza e la costanza negli interventi da parte dell’amministrazione, e serve sensibilizzare i nostri concittadini spiegandogli che non c’è altro modo se non conferire correttamente la raccolta rifiuti differenziata per avere l’abbattimento dei costi e per avere un servizio efficiente, non c’è altra via»

Con il vicesindaco Brunetti si è quindi passato in rassegna tutta una serie di opere pubbliche ferme, o lente, facendo il punto sui lavori che stanno attraversando da tempo la parte sud del Lungomare Falcomatà, il ponte sul Calopinace, il palazzo di giustizia e il Museo delle culture del Mediterraneo, il tapis roulant che si spera di vedere attivo a luglio con il collaudo effettuato già su quattro dei dieci tappeti. Ma non è mancato un passaggio sull’edilizia residenziale pubblica (di cui detiene la delega e sulla quale il vicesindaco ritiene ci siano troppi alloggi popolari in rapporto alla popolazione) e della particolare situazione del “Comparto 6” oggetto di ordinanza di sgombero, sul quale aveva già relazionato in Commissione.
Poi il discorso scivola sull’attualità politica.

Brunetti, l’ha sorpresa il passaggio a Forza Italia, quindi all’opposizione, di Nino Zimbalatti? Che idea si è fatto?
«Zimbalatti è persona perbene, professionista eccezionale e amico col quale abbiamo condiviso anche un percorso politico assieme, ma io sono del parere che se uno non condivide più la linea politica dell’area in cui è stata eletto, si dimette e va a casa, non cambia schieramento. Io se dovessi un giorno decidere di abbandonare un progetto, vado a casa per il rispetto degli elettori, perché gli elettori mi hanno votato per portare avanti un programma e se io cambio schieramento non rispetto la volontà degli elettori. E questo vale per Zimbalatti, ma vale anche per Neri e Cardia, anche loro avrebbero dovuto manifestare il loro malcontento nei confronti del sindaco Falcomatà, di Paolo Brunetti, dell’amministrazione comunale, si legittimo, però avrebbero dovuto avere il coraggio di dimettersi così come ha fatto il consigliere Malaspina, l’ho trovata più coerente quella scelta. Ripeto, uno che era a fianco del sindaco, che ha fatto una campagna elettorale col programma del sindaco sotto il braccio a chiedere il voto a ogni nostro concittadino, viene eletto e a metà consiliatura o a fine consiliatura decide di passare dall’altro lato, non lo potrò mai condividere. E sono certo che io non la farò mai una cosa del genere».

Lei sostanzialmente non ha cambiato schieramento, ma solo poltrona, ha avuto l’onere e l’onore di indossare la fascia tricolore in un momento abbastanza drammatico per la città. Che cosa le resta di quell’esperienza?
«Non è stato per nulla facile, mi sono sentito un privilegiato in quei due anni ed è stata un’emozione importante che mi ha fatto crescere parecchio, ma che mi ha tolto anche tanto, mi ha caricato di responsabilità serie ed importanti anche familiari. Io per due anni praticamente non ho visto mio figlio, per due anni quando riuscivo a vedere mia moglie o mia madre stessa, le vedevo mortificate rispetto a qualche commento. Quindi è un’esperienza forte, però lì ho capito cosa vuol dire fare il sindaco di una città come Reggio Calabria, e se prima rimproveravo qualcosa a Giuseppe Falcomatà dopo l’esperienza che ho avuto io mi sento di dovergli dire solo grazie per aver resistito così tanto tempo da sindaco di una città come Reggio Calabria. Il momento più emozionante, invece, è stato sugli scalini del Duomo in occasione del Cero votivo, perché si dà un resoconto dell’attività annuale del Comune ma è anche un modo per affidarsi a quella che è la nostra credenza religiosa. Mi tremava la voce nel parlare… e lì ho capito la responsabilità che mi ero caricato accettando il ruolo che mi aveva dato Giuseppe e poi ovviamente non sarò io a dire se sono stato sufficientemente bravo, un mediocre o se non sono stato bravo, non tocca a me, e dico solo che non sono stati momenti facili perché anche la città si trovava smarrita».

Brunetti, crede alla trattativa per il ritorno o comunque il rientro nella società amaranto di Luca Gallo. In tanti smentiscono, ma tanti altri giurano che l’operazione c’è ed è in corso. L’amministrazione è spettatrice o intende in qualche maniera mettere bocca?
«Il Comune mette bocca nel momento in cui viene interpellato. Io non ho notizie che il dottore Gallo abbia interessato il Comune. Però, l’amministrazione ha anche il dovere se viene interpellata da qualcuno di favorire l’incontro tra le due società. Oggi il ruolo dell’amministrazione è questo non altri. Oggi l’amministrazione comunale se qualcuno intende investire nella nostra città tramite le società sportive, deve attraverso il sindaco farsi promotrice di un incontro tra le parti. Questo è il ruolo oggi, diverso è la scelta, quella che mi sono dovuto trovare a fare io. Quando c’è da fare una scelta per forza di cose scontenterai qualcuno e accontenterai qualcun altro»

Si è sentito da solo in quel momento?
«Sinceramente un pochino sì, ma perché non sono stato bravo io a veicolare il messaggio che dovevo veicolare alla città. In quel momento non ci serviva un eroe, non servivano miliardi, ci servivano persone che abbracciassero un progetto per ricostruire una società che troppe volte è andata in pezzi in questa città. Io ho ringraziato pubblicamente Bandecchi ricevendo insulti a cui non ho mai risposto. Serviva costruire un’identità, e sentirmi dire “vengo un anno, vi porto in Serie C e me ne vado” secondo me non serviva in quel momento. Serviva ricostruire l’ambiente, serviva a ridare fiducia ai nostri tifosi. C’è riuscito Ballarino? Non lo so, oggi vi dico non lo so, però in quel momento secondo me era la scelta più giusta da fare».

Ora Brunetti è un fiume in piena ha voglia di dire cose non dette nel tempo come il fatto che «un’amministrazione non deve vincere i campionati, deve mettere nelle condizioni le società di poter giocare serenamente nella città anche adeguando le strutture, anche rifacendo lo stadio e se gioca un nipote di un vicesindaco nella squadra della città non credo ci sia nessuno scandalo. Ma siccome noi come famiglia siamo abituati ad avere le spalle larghe, credo che mio nipote, e lo dico con orgoglio, mio nipote ha dato dimostrazione di essere un giocatore degno di poter giocare nella Reggina. Questo a risposta di quanti – lo dico dopo due anni e non ho mai parlato prima di questa cosa, perché in quel momento non serviva nemmeno io rispondessi ad alcune provocazioni – oggi dico che Domenico è un uomo, non è più un ragazzo, e anche quest’esperienza l’ha formato e forse oggi mi dirà grazie zio per non avermi impedito di giocare nella Reggina. Perché pochi sanno che io ero forse l’unico contrario. È un sacrificio che lui ha voluto fare nei confronti della famiglia, perché doveva in quel momento particolare stare con la famiglia e ha fatto una scelta responsabile, e voleva a tutti i costi giocare nella squadra della sua città, nella squadra del cuore anche in ricordo di suo padre. Quindi mi ha dato dimostrazione di essere un uomo ben fatto su cui i suoi genitori hanno fatto un ottimo lavoro».