L’intervento ripercorre le tappe storiche e politiche dell’integrazione tra Reggio e Messina, dal “Progetto 80” fino al dibattito sul Ponte: «L’identità dello Stretto esiste già da secoli»
Tutti gli articoli di Politica
PHOTO
Per la Fondazione si tratta di «un buon punto di partenza» verso una reale integrazione tra le due città metropolitane, ma anche di un percorso che affonda le radici in una lunga storia politica, culturale e infrastrutturale iniziata oltre cinquant’anni fa.
Nel documento diffuso in queste ore, la Fondazione richiama il «Progetto 80» del Ministero del Bilancio, elaborato tra il 1970 e il 1975, come primo vero testo programmatico moderno sull’Area integrata dello Stretto. Un progetto che immaginava un’integrazione non soltanto infrastrutturale, ma anche socio-economica e territoriale tra Calabria e Sicilia.
Tre i livelli indicati allora: quello interregionale, comprendente Calabria e Sicilia; quello interprovinciale, con l’idea di un sistema metropolitano tra Messina e Reggio; e quello urbano, con l’ipotesi di una conurbazione tra Messina, Villa San Giovanni e Reggio Calabria.
La Fondazione ripercorre poi le tappe politiche e istituzionali che negli anni hanno accompagnato questa visione: dall’ordine del giorno presentato in Parlamento nel 1982 dai parlamentari messinesi e reggini, fino al convegno promosso dalla CGIL con il contributo del senatore Lucio Libertini e al successivo via libera del CER, il Centro Europeo Ricerche, presieduto allora dal ministro Franco Nicolazzi.
«Cinquanta anni è un’eternità», si legge nel documento, che sottolinea come già negli anni Settanta si parlasse di integrazione stabile dello Stretto in un’epoca «in cui c’erano ancora i telefoni a gettone e internet non era nemmeno sognato».
La riflessione della Fondazione Mediterranea si allarga poi al tema storico dell’attraversamento stabile dello Stretto, ricordando il progetto dell’ingegnere navale Antonino Carabetta alla fine dell’Ottocento e l’introduzione, nel 1899, delle prime navi traghetto ferroviarie «Scilla» e «Cariddi».
Secondo la Fondazione, il dibattito odierno sul Ponte si inserisce dunque in una vicenda lunga oltre un secolo, caratterizzata da «grandi battaglie mediatiche e parlamentari», ma fondata su un’integrazione «storica, socio-antropologica e identitaria» già esistente tra le due sponde.
Il documento si chiude con un richiamo letterario tratto dall’Antologia Palatina: «Io canto Reggio, estrema città dell’Italia marina / che sempre si abbevera all’onda di Trinacria». Una citazione scelta per rilanciare una domanda finale: «Oggi, con o senza Ponte, si riparte?».

