«L’attacco che l’Assessore Brunetti mi rivolge su Arghillà e il tentativo di imputare a me, in qualità di Assessore alle Politiche sociali del Comune di Reggio Calabria a inizi anni 2000, responsabilità dirette sulla drammatica situazione di degrado e criminalità diffusa nel rione collinare a nord di Reggio sono inaccettabili, perché conosco bene cosa facemmo a quel tempo e conosco bene anche cosa è stato fatto prima e dopo la nostra Amministrazione.

Lo dice la storia, lo dicono i fatti, che, a questo punto, mi tocca ricordare: non mi piace alimentare polemiche inutili e normalmente evito di replicare, ma in casi come questo non posso tacere, di fronte a una narrazione che semplifica e strumentalizza una vicenda complessa per finalità di propaganda e che respingo categoricamente».

La Senatrice della Lega Tilde Minasi usa parole dure per rispondere alle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dall’Assessore del Comune di Reggio Calabria.

«Brunetti parla di delocalizzazione “indiscriminata, in blocco, dell’ex ghetto dell’ex Caserma 208 di Sbarre verso l’area collinare di Arghillà” e, così dicendo, dimostra di non conoscere i fatti.

Beh, se ghetto è stato creato, la paternità non è certamente della giunta di destra in cui ricoprivo l’incarico di Assessore e a raccontarlo, se non bastasse la mia testimonianza, è la ricerca IReF/CESTIM.

La ricerca ricorda che la prima “delocalizzazione indiscriminata” risale al 1998, quando a 25 famiglie rom viene dato l’alloggio ad Arghillà, dove già risiedevano 20 nuclei rom. Nel 2001, con la costruzione dell’ospedale Morelli, altre 40 famiglie della Caserma 208 vengono spostate lì, con la promessa di una soluzione “provvisoria”, che invece diventa definitiva.

Governava la sinistra, con il compianto sindaco Italo Falcomatà, dunque il “ghetto” era stato creato già allora.

L’Amministrazione di cui facevo parte ha, invece, il merito di aver avviato la prima operazione di delocalizzazione “programmata”, e non indiscriminata: a giugno 2003, il Consiglio comunale decise lo spostamento di 12 famiglie, ma soprattutto assumemmo 12 assistenti sociali, che dovevano seguire l’intero percorso e accompagnare le famiglie nel loro inserimento, aiutandoli anche nelle più piccole cose. Abbiamo poi fatti appositi accordi con l’Opera Nomadi, usato i finanziamenti regionali e del Ministero dell’Interno a disposizione per l’emergenza abitativa e, non ultimo, abbiamo sgomberato, demolito e bonificato finalmente l’area dell’ex caserma 208.

Brunetti chieda ai cittadini di Sbarre come è cambiata la loro vita da allora, grazie a un’operazione difficilissima che appunto abbiamo portato a termine con modalità assolutamente delicate e concordate in ogni passaggio, riuscendo laddove non era riuscito il sindaco Falcomatà, che si dovette fermare di fronte a numerosi ostacoli che aveva incontrato sulla strada della demolizione.

Non solo: io personalmente, che ho seguito ogni fase dall’inizio alla fine del mio mandato al Comune, ho avviato progetti dedicati ai minori, sistemi di assistenza sanitaria, aiuti di ogni tipo. Ed esisteva sul posto anche un presidio di polizia.

Che ne è stato di tutto questo?

Costruire infrastrutture, come un campo di calcio, certamente utili e importanti, non è sufficiente se tutto il resto manca e soprattutto se manca la continuità e la presenza di vere politiche sociali.

Anche sui finanziamenti del PINQuA a disposizione del Comune per la valorizzazione ecologica urbana, il welfare comunitario e l’attivazione di servizi essenziali, con la realizzazione di 80 alloggi e 43.900 mq di spazi pubblici, Brunetti non dice il vero.

Ho voluto verificare personalmente presso il Ministero quale fosse lo stato dell’arte dei lavori previsti e questo è quanto è emerso:

il finanziamento aveva un importo complessivo di 17.998.319,40 euro, di cui FOI 2.999.719,90 euro. Poiché però due dei tre lotti non presentavano obbligazioni giuridicamente vincolanti, il contributo PNRR è stato ridotto a 4.999.533,17 euro con un decreto di definanziamento.

L’avanzamento finanziario è dell’1% e il Ministero ha già erogato l’anticipo massimo fino al 30% dell’importo ammesso a finanziamento PNRR.

Il Comune di Reggio Calabria, in risposta alla notifica del decreto che riducevano drasticamente i fondi, ha dichiarato che non sarà in grado di completare i lavori, nemmeno per il lotto che mantiene il finanziamento, entro il termine previsto dal PNRR.

Dunque come fa Brunetti ad addossare ad altri le responsabilità di aver perso una preziosissima occasione di riqualificazione di Arghillà e di una inerzia e incapacità che sono tutte riconducibili solo alla sua Amministrazione?

Arghillà – rimarca la Senatrice leghista – non ha bisogno di slogan, ma di continuità amministrativa, presidio dello Stato e capacità di far vivere servizi e progetti sul territorio. Quando si interrompono gli strumenti di accompagnamento e si lascia sola una periferia, il degrado diventa terreno fertile per illegalità e marginalità: è una dinamica evidente a chi conosce davvero quei contesti, non a chi li brandisce come bandiera.

Ribadisco, non intendo fare polemiche, indico una priorità istituzionale e sociale. Serve una cabina di regia stabile tra Comune, ATERP, Prefettura – e voglio qui dire che ho sentito proprio di recente anche la prefetta, dott.ssa Clara Vaccaro, che ringrazio per la sua disponibilità e l’interessamento – e Governo, con interventi immediati su legalità, servizi, manutenzione e inclusione.

Ho già interloquito con il Ministro Piantedosi – conclude – e ho chiesto una visita sul posto, che mi ha garantito a breve: Arghillà merita presenza dello Stato e risposte verificabili, non rimpalli».