Una città che si ritrova al tramonto. Un luogo simbolo di Reggio che respira brezza istituzionale. Uno scrosciare di applausi frequente, segno di attenzione e partecipazione, durante un Consiglio comunale che ha fatto sentire tra il numeroso pubblico accorso, anche qualche fischio, probabilmente frutto di un equivoco sorto attorno ai nomi dei sindaci Falcomatà, tramutatosi poi nuovamente in applauso, che però mette in evidenza una profonda lacerazione tra la cittadinanza e l’amministrazione che pure ha amministrato per dodici anni. A dimostrazione di questo, qualcuno sussurrava ironicamente che c’era più gente al Consiglio comunale di ieri che nell’intera stagione del “Sunsetland” sperimentato lo scorso anno.

Vero è che tra quel numeroso pubblico, anche solo affidandosi ai numeri delle urne, la maggior parte era un elettore del sindaco Cannizzaro. Bene ha fatto, in questo senso, il giovane - il più giovane presidente del Consiglio comunale di Reggio Calabria, al secolo Federico Milia – a ristabilire l’ordine, con prontezza, perché per dirla con l’ex capogruppo azzurro a Palazzo San Giorgio, quel “potere” e quella responsabilità «appartiene prima di tutto alla città e non alla persona che lo riveste». Un buon inizio per il ragazzone forzista che tra mille emozioni ha dedicato lo scranno più alto dell’aula Battaglia alla mamma Saveria.

Ma l’emozione c’era in tutti i consiglieri eletti. Di maggioranza e di opposizione. Intanto perché come di consueto in una “prima seduta” ci sono state ben cinque surroghe per effetto delle nomine in giunta di sabato – hanno debuttato quindi Nino Zimbalatti (FI), Ramona Calafiore (FdI), Daniele Romeo (Reggio futura), Emiliano Imbalzano (Alternativa popolare) e Vanessa Colica (Lega) – e poi perché fa un certo effetto esordire letteralmente davanti la città. Nel centrosinistra Mimmetto Battaglia continua a mantenere un profilo basso. Stringe mani, saluta, ma rimane in silenzio ormai dal giorno delle elezioni. Filippo Quartuccio si è guadagnato la vicepresidenza del Consiglio, mentre la voce dell’opposizione è affidata a Marcantonino Malara, campione di voti e di stile, se vogliamo. Nel suo intervento mette uno dietro l’altro i temi che hanno dominato la campagna elettorale, sottolineando quello che a suo parere il centrosinistra lascia in eredità al sindaco Cannizzaro che in mattinata aveva incontrato proprio le opposizioni. Malara giura fedeltà alla città e un’opposizione costruttiva, «attenta, seria, responsabile e propositiva», ma anche inflessibile. Cannizzaro non si fa pregare e con lo stesso stile risponde: «qualora ci dovesse essere la possibilità di riconoscere qualche risultato frutto del lavoro di chi ha preceduto la nostra attività amministrativa, il sindaco sarà il primo a riconoscerlo». Da parte sua, Saverio Pazzano è rimasto fedele a se stesso chiedendo il rispetto dei principi costituzionali richiamati dal primo cittadino nel suo intervento, e auspicando un sempre maggiore coinvolgimento della città.

Dunque, una scelta azzeccata quella di aprire ai reggini la prima seduta del Consiglio comunale da parte di Cannizzaro, che alla fine è piaciuta a tutti, perché è facile parlare di partecipazione senza però praticarla fino in fondo. Adesso, che si è vista una città finalmente coinvolta, sono tutti chiamati a rispettare questo principio.

La solennità alla seduta di Consiglio la conferisce Antonio Tajani. Il vicepremier e ministro degli esteri sembra di casa a Reggio. Cannizzaro consolida così i rapporti, personali e politici, e lavora i fianchi l’amico Antonio. Soprattutto per ciò che riguarda l’affaire “Mattei”. Cannizzaro da tempi non sospetti sollecita un posto di riguardo alla città di Reggio che dal ”Piano” ne avrebbe da guadagnare non solo sul piano del commercio e degli scambi, ma offrendo una chance in più alle ambizioni delle aziende reggine, per la felicità dei presidentissimi Vecchio e Tramontana. Il ministro tiene praticamente a battesimo la nuova giunta a Palazzo Alvaro, promette sostegno a quella che mantiene tutte le caratteristiche di una nuova stagione politica in riva allo Stretto, e per il momento ironicamente, ma non tanto, liquida la questione con un laconico «dovrà essere bravo il sindaco...».

Accanto al ministro il posto è riservato ad Occhiuto. L’amico Roberto non c’è, ma la sedia rimane libera fino all’arrivo del senatore Mario. Non c’è il prefetto Clara Vaccaro che, pur accogliendo il ministro degli Esteri al sempre più lanciato “Tito Minniti” insieme a Cannizzaro, ha dovuto saltare l’appuntamento. Ci sono invece i parlamentari Gianni Arruzzolo e Tilde Minasi, ma anche Andrea Gentile e Luca Squeri direttamente dalla Lombardia. Ci sono anche ex parlamentari della destra storica di Reggio, Natino Aloi e Renato Meduri, e anche il leone socialista Saverio Zavettieri. Si intravede Pino Galati, c’è Eduardo Lamberti Castronuovo e ci sono assessori e consiglieri regionali, ma anche tantissime fasce tricolori sintomo, oltre che di amicizia e stima, anche di una apertura di credito del territorio al sindaco metropolitano che mostra di voler parlare la stessa lingua degli amministratori periferici.

L’atmosfera insomma si mantiene solenne per l’intero svolgimento della seduta. Anche se Cannizzaro decide di rinunciare a quelle che sono le linee programmatiche di mandato, riservandosi di presentarle nelle prossime sedute. E tuttavia Cannizzaro non ha rinunciato a parlare. Lo ha fatto per quindici minuti, in un intervento che per dirla con lui è un lungo «indirizzo di saluto» ma anche un grazie e un appello alla città a rimettersi in marcia: «Reggio – ha detto in chiusura - dovrà essere un unicum, anche con coloro i quali la penseranno diversamente dal sindaco e dal suo esecutivo. Ci confronteremo in maniera leale, in maniera intelligente per portare sempre e comunque beneficio alla città più bella del mondo».

Avviandoci alle conclusioni, possiamo dire che in fin dei conti questa serata istituzionale è piaciuta a tutti. Anche a quelli che storcono il naso parlando di spettacolarizzazione della politica e criticano l’esposizione del primo cittadino. Il punto è che c’è un nuovo modo di comunicare in città, e lo spettacolo ieri sera è stata la partecipazione corale ad un evento istituzionale forse troppo sottovalutato. È lo stesso sindaco, concludendo il proprio intervento, a dire «adesso basta le parole, adesso serviranno i fatti. E saranno i fatti a raccontare quello che noi abbiamo più volte narrato». Un incoraggiamento a se stesso, certo, ma un monito e una responsabilizzazione per chi ha scelto di far parte della sua squadra.