Il candidato di Futuro Nazionale spiega la rottura con Forza Italia e risponde agli avversari: «Un deputato non è il sostituto di qualcuno». Prima di lui Furgiuele chiama al voto gli elettori del centrodestra.
Tutti gli articoli di Politica
PHOTO
In piazza Duomo davanti ai sostenitori di Futuro Nazionale, Domenico Giannetta affronta la questione che ha accompagnato la sua candidatura alle suppletive spiegando che la decisione di lasciare Forza Italia, il partito in cui ha militato per vent’anni, per correre con la formazione di Roberto Vannacci, è stata una scelta che ha aperto uno scontro con il centrodestra, schierato nel collegio reggino a sostegno di Fabio Roscioli. Giannetta la rivendica dal palco, rispondendo a chi lo ha definito un traditore e contestando l’idea che il deputato eletto debba essere il referente a Roma di un altro esponente politico.
Al suo fianco c’è Vannacci; prima di lui interviene Domenico Furgiuele, deputato e coordinatore regionale di Futuro Nazionale in Calabria. «Lasciare Forza Italia non è stata una cosa semplice, perché lavorare vent’anni dentro un partito ti tocca», dice Giannetta. Precisa di non rinnegare le persone con cui ha condiviso quel percorso e le battaglie combattute insieme. «Ma a un certo punto della vita devi decidere se rimanere ancorato al passato o avere la libertà di scegliere». Una libertà che, spiega, significa poter dire sì oppure no secondo le proprie convinzioni.
Prima che Giannetta prenda la parola, Furgiuele dà alla serata il tono della sfida politica. «Questa sera siamo qui senza aver chiesto il permesso a nessuno», dice rivolgendosi alla piazza. Chiama «avanguardisti» i sostenitori del partito e richiama la storia dei moti di Reggio per parlare della rappresentanza del territorio. «La dignità di un popolo non si calcola con l’orologio né con il calendario. Non abbiamo bisogno di un altro numerino, di qualcuno che schiaccia un bottone, ma di chi rappresenta la Calabria orgogliosamente, magari anche con il suo accento».
Il deputato attacca Forza Italia per la scelta del candidato nel collegio reggino e difende Giannetta dalle accuse seguite al suo cambio di partito: «Basta dire che Giannetta è stato un traditore. Giannetta è una persona che è stata delusa». Poi l’appello agli elettori del centrodestra e ai giovani presenti: «Questa è una campagna elettorale che si vince voto per voto, persona per persona».
Quando sale sul palco, Giannetta torna agli incontri delle ultime settimane. «Ho stretto mani, ho guardato persone negli occhi, ho varcato usci, calpestato strade e visitato piazze», racconta. Dice di ritrovare in piazza l’entusiasmo incontrato durante la campagna elettorale e sceglie di spiegare la propria candidatura «senza filtri e senza veli».
«Non rinnego, a differenza di altri, le persone con le quali ho lavorato, con le quali ho combattuto battaglie e con le quali ne ho vinte anche», afferma tornando agli anni in Forza Italia. «Rispetto il mio passato». La decisione di cambiare strada, insiste, nasce dalla volontà di «essere libero, di essere me stesso». Ringrazia quindi chi ha sostenuto la candidatura fin dall’inizio e parla di una comunità politica che, a suo giudizio, è cresciuta giorno dopo giorno.
È stata però anche «una campagna dura». Giannetta sostiene di aver mantenuto bassi i toni «per carattere, per stile, per formazione e per educazione». «Il tempo impiegato nella rissa è tempo perso», dice. «Dobbiamo guardare al cuore delle persone e al cuore dei problemi di Reggio Calabria».
Su alcune polemiche, tuttavia, sceglie di rispondere. La prima riguarda la presenza di Vannacci in città. «Si può contestare il generale, si può contestare me, si può dire da un palco che Giannetta ha sbagliato. Tutto questo è democrazia», afferma. «Ma proprio perché crediamo nella democrazia bisogna accettare la libertà, soprattutto per chi non la pensa come noi». Da qui il messaggio rivolto agli avversari: «Una città non appartiene a chi la governa in quel momento. Reggio appartiene ai reggini».
Giannetta contesta poi il modo in cui, secondo lui, viene descritto il compito di chi conquisterà il seggio alla Camera. Riferisce di aver sentito parlare del candidato come di un «sostituto» in Parlamento, chiamato a essere disponibile per un altro esponente politico e a seguire i dossier della città. «Qui la questione non sono le persone, sono le istituzioni», sostiene. Richiama l’articolo 67 della Costituzione e il principio dell’assenza di vincolo di mandato: «Un deputato non è il sostituto di qualcuno. Il deputato rappresenta i cittadini».
Nel corso dell’intervento, Giannetta accusa inoltre gli avversari di sfruttare i ruoli istituzionali per sollecitare il voto degli amministratori locali. È un’accusa politica formulata dal palco, senza l’indicazione di episodi specifici. «È la differenza tra potere e responsabilità», afferma.
Il confronto con Roscioli prosegue sui dossier ancora aperti per Reggio. Giannetta contesta l’argomento secondo cui il candidato sostenuto dal centrodestra sarebbe la persona più adatta a portarli a Roma e a sbloccarli. «Qual è la differenza tra Mimmo Giannetta e Roscioli? Mimmo Giannetta non ama la sua città? Non può andare a sbloccare i dossier? O forse gli mancano le capacità?», domanda alla piazza.
A chi ha giudicato inutile la sua precedente attività politica, risponde rivendicando il lavoro svolto in Consiglio regionale. Invita a consultare l’attività legislativa pubblicata sul sito dell’istituzione e sostiene di essere stato primo firmatario di proposte di legge che hanno fatto della Calabria un’apripista in alcune materie.
Poi torna alle parole che più direttamente lo riguardano: «Non sono un traditore perché ho deciso liberamente di candidarmi in un altro partito. Non sono un mercenario perché ho lasciato una poltrona comoda per metterci la faccia in questo nuovo percorso politico». Dice di essere sereno e di poter guardare «ognuno di voi in faccia». La propria storia, aggiunge, vuole portarla nel nuovo partito «con rispetto per ciò che è stato, con entusiasmo per ciò che sarà».
Nella parte finale ringrazia Vannacci, i dirigenti di Futuro Nazionale e i giovani presenti. A loro si rivolge parlando della sfiducia verso le istituzioni e della possibilità di tornare a partecipare alla vita politica. «Sono Domenico Giannetta, Mimmo per gli amici, sono un reggino», conclude. «La politica non è possesso, la politica non è obbedienza. La politica è responsabilità verso la propria coscienza, verso la propria terra, verso le persone. Porteremo insieme Reggio in Parlamento».

