Un progetto politico nato dal basso, radicato nelle realtà locali e promosso da amministratori, operatori sociali e cittadini di ispirazione cattolica. Ha fatto tappa anche in Calabria – a Reggio Calabria, Cosenza e Lamezia Terme, rispettivamente il 15, 17 e 19 luglio – la presentazione ufficiale della prima piattaforma programmatica della Rete di Trieste, il network nato nel febbraio 2025 a margine della Settimana Sociale dei cattolici italiani.

L’obiettivo è chiaro: ricostruire un modo nuovo di fare politica, fondato sulla partecipazione, la responsabilità e l’ascolto dei territori. La Rete – che oggi conta oltre mille aderenti tra amministratori pubblici e attivisti – ha promosso, in centinaia di province italiane, una serie di incontri pubblici per illustrare un documento collettivo costruito in un anno di laboratori tematici.

Marino: «Una Calabria che vuole partecipare»

A illustrare il documento, nell’incontro tenutosi a Palazzo Alvaro, è stato Giuseppe Marino, coordinatore regionale della Rete di Trieste e consigliere metropolitano: «La Calabria è un terreno fragile, sia strutturalmente che socialmente, ma ricco di energie e competenze. Questa Rete nasce per dare voce a chi, pur non riconoscendosi più nei partiti, sente il dovere di contribuire alla costruzione di una nuova agenda politica. Non siamo un movimento ideologico: siamo uno spazio di dialogo, dove amministratori e cittadini di diversi orientamenti lavorano insieme per il bene comune».

Marino ha posto particolare enfasi sul coinvolgimento dei giovani: «I giovani non devono essere una vetrina, ma protagonisti veri, con responsabilità e strumenti concreti. È tempo di smettere di raccontarli: dobbiamo includerli nei processi decisionali, renderli parte della democrazia».

Trimboli: «Unione dei Comuni per salvare l’entroterra»

A portare la voce dei piccoli centri, Gabriele Trimboli, consigliere comunale di San Pietro di Caridà, nel cuore dell’area tirrenica della Piana: «Vengo da uno degli ultimi comuni a nord della città metropolitana. In questi anni abbiamo costruito, insieme ad altri quattro enti, l’Unione dei Comuni dell’Alta Piana, già approvata da tutte le assemblee. Ma il progetto è ancora fermo. Abbiamo bisogno di strumenti nuovi, di partecipazione vera e di condivisione dei servizi per evitare che le nostre aree interne si spopolino. Rischiamo di ritrovarci in un deserto sociale che non ci meritiamo come Calabria».

Il suo intervento ha evidenziato una necessità urgente: trasformare le buone pratiche locali in politiche strutturali, capaci di rispondere concretamente alla crisi dei piccoli comuni e delle zone periferiche.

Nicolò: «Proposte reali, nate dalla prossimità»

A chiudere l’incontro, le parole di Francesco Nicolò, tra i promotori della rete calabrese: «Abbiamo scelto di iniziare da Reggio Calabria non a caso. Qui il tema dello spopolamento giovanile è drammatico. Ma vogliamo evitare ogni retorica: non siamo qui a lanciare proclami, ma a proporre strumenti concreti nati dall’esperienza diretta. Vogliamo che la politica torni ad abitare i territori, che ascolti, che si contamini con le buone prassi sociali e civiche».