«Il Lido Comunale affacciato su uno dei panorami più suggestivi del Mediterraneo è oggi il simbolo del fallimento di una gestione opaca, disallineata dall’interesse collettivo». Lo afferma l’architetto Danilo Emo del movimento Onda Orange, che interviene pubblicamente sulla situazione dell’area balneare al centro della città, da anni abbandonata a incuria, vandalismi e sperimentazioni fallite.

L’ultima, secondo Emo, è quella del partenariato pubblico-privato: «Un modello che sulla carta prometteva servizi e valorizzazione, ma che nella pratica ha generato vantaggi solo per i privati coinvolti, lasciando alle spalle un bene pubblico trascurato, privo di manutenzione e sostanzialmente abbandonato. Oggi ne paghiamo le conseguenze, e le paghiamo tutti».

Per l’architetto esiste però una strada diversa, già prevista e praticabile: quella dei patti di collaborazione, strumenti istituzionali previsti dalla delibera comunale n. 47 del 13 ottobre 2015. Si tratta di accordi formali tra amministrazione e cittadini, associazioni o gruppi informali per la cura e la gestione condivisa dei beni comuni urbani, secondo un modello che supera la logica concessoria e mette al centro la trasparenza e il controllo civico.

«Non è una concessione mascherata – chiarisce Emo – ma un patto pubblico con impegni reciproci, verifiche puntuali e finalità collettiva». Il modello, già adottato con successo dal Comune di Palmi – che ha attivato una piattaforma pubblica per la gestione e il monitoraggio di tali patti – è stato riconosciuto a livello nazionale come buona pratica, anche dal network Labsus.

A Reggio, secondo Emo, questo approccio potrebbe essere la chiave per rianimare il Lido: «Immaginare che alcune cabine o porzioni vengano affidate ad associazioni del territorio che le presidino attivamente, significa restituire vita, sicurezza e senso di comunità. In cambio di spazi per attività culturali, sociali, sportive o educative, le realtà coinvolte si impegnerebbero alla cura delle aree. Anche soggetti privati potrebbero partecipare, ma non più in una logica estrattiva».

Uno degli elementi di forza del modello è la durata: non più concessioni stagionali, ma patti annuali o pluriennali che restituiscano al Lido una funzione civica anche nei mesi invernali. La documentazione dei patti è pubblica e accessibile, e stabilisce in modo preciso obblighi e responsabilità, superando quella «zona grigia» che spesso accompagna le assegnazioni tradizionali.

Di fronte a questa proposta, Danilo Emo non risparmia critiche all’attuale gestione. «L’ultima manifestazione d’interesse è andata deserta. Ma come poteva essere altrimenti? I lavori ancora in corso, l’assenza di una visione complessiva, le condizioni materiali dell’area e l’ormai cronico problema della balneabilità, puntualmente taciuto, rendono impossibile qualsiasi progettualità credibile».

Particolarmente grave, denuncia Emo, quanto avvenuto su uno dei lotti ristrutturati con fondi pubblici e oggi già vandalizzato e abbandonato: «Un investimento collettivo trasformato in un danno economico e morale».

Ma la speranza non è persa. «I patti di collaborazione esistono, sono legittimi, funzionano, e possono essere attivati subito. La città ha bisogno di sicurezza, cura, appartenenza. Il Lido ha bisogno di presìdi vivi e responsabili, non di nuovi bandi a perdere. Serve una volontà politica chiara e una direzione netta: quella della cura condivisa».