Per il centrodestra di stanza a palazzo San Giorgio la sentenza del Tar che di fatto restituisce Piazza del popolo alle attività mercatali è di quelle da etichettare come “storica”. Per ribadirlo i consiglieri hanno dato appuntamento alla stampa proprio in Piazza, per esternare e mettere una bandierina sulla vittoria degli operatori che il Tar per la maggior parte sembra considerare “in regola” con gli adempimenti comunali.
Per il capogruppo di Forza Italia Federico Milia, la sentenza permette di comprendere perché c’è stata una battaglia su questo tema, «ma soprattutto per difendere le modalità con cui la politica deve comportarsi nei confronti dei propri cittadini che amministra». L’annullamento della delibera di giunta, poi, è «una bastonata all’amministrazione comunale poiché mette nero su bianco che c’è stato “eccesso di potere per sviamento alla causa tipica” che significa che la giunta non poteva sostituirsi come ha fatto al Consiglio comunale, luogo deputato dove vengono fatti i regolamenti per i mercati».

Milia ricorda che quello di Piazza del Popolo è anche l’unico mercato quotidiano a cielo aperto della città, e che è stato «cancellato» con modalità discutibili: «Falcomatà continua a giustificarsi arrampicandosi sugli Specchi poiché, dopo la figuraccia, sta cercando di rimediare con delle dichiarazioni secondo cui gli abusivi non torneranno. Ma questa è una cosa che non c’entra assolutamente niente poiché, lo ripetiamo, le modalità sono stata assolutamente sbagliate. Noi, dal primo minuto abbiamo detto che gli abusivi vanno assolutamente combattuti, nessuno può stare qui senza rispettare le regole, ma allo stesso tempo non si possono calpestare i cittadini come è stato fatto». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il collega Antonino Maiolino, coordinatore cittadino degli azzurri, che si dice dispiaciuto nel constatare che gli ambulanti si sono dovuti rivolgere alla magistratura ordinaria per trovare ragione in quello che è il diritto al lavoro. Per lui la sentenza del Tar, oltre a ripristinare la democrazia, è anche «uno schiaffo morale a quella che è la presunzione e l’arroganza di questa amministrazione e del sindaco». Il riferimento è ancora una volta all’ormai famoso post social con cui Falcomatà aveva annunciato la sospensione del mercato.

Massimo Ripepi che ha negli scorsi mesi scandagliato gli atti che hanno portato Piazza del Popolo ad essere un parcheggio, ripete che «c’è stata un abuso di potere. Hanno fatto quello che deve fare il Consiglio comunale. Io – rimarca il presidente della Commissione Controllo e Garanzia – prevedo un’azione molto forte del Comune contro questa sentenza, perché secondo me cercheranno di incastrare i commercianti, non dico con atti persecutori ma secondo me faranno di tutto per cercare di bloccare tutto. Come opposizione faremo un’azione di protezione della legalità perché il Comune fa quello che vuole e come vuole. Questo mercato deve tornare ad essere un mercato aperto la mattina, come è stato sempre, aperto il pomeriggio, e si possono fare attività culturali la sera, si possono fare anche i concerti. Quindi la ristrutturazione eventuale, che non c’entra niente con l’utilizzo, sarà ovviamente oggetto di discussione all’interno della Commissione competente che è la Commissione Attività produttive per quanto riguarda la proposta politica, e della Commissione Controllo e garanzia che sarà quella che in questo momento cercherà di proteggere questi commercianti».

Il capogruppo della Lega Giuseppe De Biasi «la sentenza segna una linea di demarcazione tra quello che noi dicevamo e quello che la giunta comunale e l’amministrazione comunale aveva messo in atto. Abbiamo più volte detto che questa Piazza deve ritornare al suo valore ed ai commercianti e far rinascere tutto quello che era un indotto sia per il bene della città e sia anche per i commercianti per ritornare a farli lavorare a poter portare il pane a casa che manca ormai da mesi».

A fargli eco il segretario cittadino del Carroccio Armando Neri che parla di «una giornata bella perché finalmente è stata ripristinata la democrazia perché finalmente tante madri e padri di famiglia a cui era stato sottratto illegittimamente il lavoro possono tornare a sorridere». C’è voluto il Tar, è l’amara costatazione di Neri che ricorda come il tribunale «ha anche chiarito una circostanza fondamentale cioè che i soggetti legittimati ad agire e quindi impugnare la delibera sono soggetti regolarmente autorizzati, in possesso dell’autorizzazione di tipo B, quindi io credo che dalle parti di Palazzo San Giorgio dovrebbero un attimo riprendere in mano I manuali di diritto amministrativo e anche un po’ quelli di diritto costituzionale perché è stato violato con quella delibera un procedimento democratico che era di competenza del Consiglio comunale». «Noi come opposizione – ha aggiunto Neri – avevamo subito proposto delle soluzioni alternative, avevamo chiesto a gran voce la tutela dei lavoratori e della storia della città con questo mercato in cui finalmente adesso con l’attività di riordino che dovrà passare dal consiglio comunale i cittadini potranno ricominciare ad acquistare i prodotti a prezzi calmierati nell’ambito di un’attività che deve essere ovviamente controllata dall’amministrazione comunale. Quindi abbiamo fatto il nostro lavoro abbiamo tutelato i cittadini, e continueremo a farlo».

Di «arroganza, presunzione, mancanza totale di senso di umanità» ha invece parlato Mario Cardia augurandosi che «i lavoratori e le famiglie che in questi mesi non hanno potuto svolgere la propria attività a Piazza dal Popolo lo possano fare al più presto» anche perché, nonostante il grave disagio patito, «hanno mantenuto un comportamento assolutamente corretto e pacifico in questi mesi non creando alcun disordine».

Demetrio Marino (FdI) da parte sua fa notare che la mancata riorganizzazione dei mercati territoriali ha alla fine penalizzato soltanto un mercato, quello di Piazza del Popolo: «Ancora una volta si evince che l’amministrazione non sviluppa quelle che sono le normali azioni burocratiche necessarie che disciplinano, non solo il buon costume e il buon senso, che deve essere quello che deve portare avanti una buona amministrazione, ma neanche quelle linee guida che dovrebbero essere normative di una buona amministrazione».