La cittadina ha ospitato un confronto pubblico con il candidato alle suppletive della Camera e un dibattito a più voci sul futuro del PD e della Regione. Da Zito messaggio a Occhiuto: «Il re è nudo»
Tutti gli articoli di Politica
PHOTO
Largo Colonne ha riaperto le sue porte alla politica militante per la tradizionale Festa de l’Unità del circolo cittadino del Partito Democratico. Un pomeriggio denso di contenuti e passione civile per tracciare un ponte tra l’appuntamento imminente delle suppletive e il progetto politico di medio termine della sinistra calabrese. Il primo momento ha visto protagonista Frank Benedetto, candidato unitario del Campo Largo per la Camera. Sollecitato dalle domande di Enzo Romeo, il candidato ha ribadito la necessità improrogabile di ridare rappresentanza e dignità a un comprensorio troppo spesso dimenticato dalle dinamiche romane, facendo leva sul valore della partecipazione diffusa per mobilitare iscritti e indecisi in vista della scadenza del voto.
«Le infrastrutture legate a questo territorio sono molto importanti - ha detto - perché permetteranno di valorizzare un comprensorio che ha bisogno di un piano infrastrutturale legato soprattutto alla statale 106 nonché la parte ferroviaria che non è stata ancora elettrificata. Sappiamo che c'è un finanziamento di 30 milioni legato alla progettazione, ma serve prima un progetto definitivo. L'ANAS non può stanziare i soldi e i fondi necessari alla definizione di tutto il tragitto». Per quanto riguarda la sanità secondo Benedetto «Abbiamo una grossa problematica sugli ospedali Spoke di Locri, di Melito e Polistena, che sono collegati con quello centrale del GOM di Reggio Calabria. Qui ci sono i problemi legati all'interconnessione dei tre ospedali, ma soprattutto la vera problematica sono le Case della Comunità, perché la Casa della Comunità rappresenta il primo intervento per quanto riguarda la medicina territoriale e dove afferiscono tutti i codici bianchi e verdi che attualmente invece si rivolgono in ospedale, con intasamento e un ingolfamento dei pronto soccorso».
La seconda parte dell’iniziativa, moderata dalla giornalista de “Il Reggino” Aldea Bellantonio, ha allargato l’orizzonte politico sotto la spinta del titolo gucciniano «C’è bisogno d’uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto: il PD che guarda al 2027». Qui la critica si è fatta serrata nei confronti del governo regionale. Ernesto Alecci ha smontato la narrazione patinata della Calabria promossa sui canali social dal presidente Roberto Occhiuto e dalla sua giunta, denunciando con dati alla mano la reale tenuta dei servizi essenziali: dai Lea sanitari mai garantiti a una mobilità interna da terzo mondo, passando per la mancanza di opportunità di lavoro che continua a desertificare i paesi della Locride. «Il gruppo del PD è formato da chi conosce i territori da chi conosce gli enti locali e soprattutto da chi conosce le difficoltà e le potenzialità - ha espresso Alecci - il giudizio su Occhiuto al termine del primo anno di questo secondo mandato rimane negativo perché fornisce una narrazione che in realtà poi nella vita quotidiana delle persone non riusciamo a ritrovare. Su sanità e infrastrutture siamo in ritardo». Da Alecci non sono mancate parole di autocritica verso i dem: «Nel nostro partito si discute troppo all’interno guardando troppo poco lo sguardo verso quelli che sono i problemi che poi la gente vive tutti i giorni, e questo logoramento molto spesso ci distrae e rispetto alle azioni che debbano essere messe in campo».
Particolarmente stimolante è stato il contributo giovanile portato da Davide Latella del Forum delle Idee di Reggio Calabria, che ha posto l’accento sulla necessità di rovesciare gli schemi di coinvolgimento delle nuove generazioni. Sul tema della democrazia rappresentativa è invece intervenuto Marco Schirripa, docente dell'Ateneo reggino, con una disamina tecnica della legge elettorale in discussione al Senato e del suo impatto sul fenomeno del disinteresse al voto.
Le conclusioni della serata sono state tirate dal sindaco di Roccella Jonica Vittorio Zito, confermando la volontà della comunità dem di restare presidio attivo sul territorio anche all'indomani del voto. «Stiamo perdendo secondo me un pò di tempo a contestare la comunicazione di Occhiuto - le sue parole - una comunicazione fatta bene, e non credo che sia quello il problema. Lui continua a convincere i calabresi a parlare di quello che in Calabria funziona. Quello che deve fare un presidente è muovere la Calabria, non è promuovere la Calabria. I tramonti e il mare sono sempre esistiti, le università che funzionano pure. Occhiuto è convinto e cerca di convincere sempre con meno successo i calabresi che quel racconto che lui fa è necessario, perché sarà il racconto positivo della Calabria a rendere migliore la Calabria, invece non è così. Chi è impegnato a scrivere a una sceneggiatura della Calabria è poco interessato a cambiarne la storia. È necessario prima cambiare la storia della comunità e poi raccontarla come meglio credi. A lui dobbiamo dire che il re è nudo. In cinque anni non ha portato a casa un risultato che sia uno. Quale è il risultato per il quale ha cambiato la storia della nostra regione? Non basta un reel su Instagram».

