«Continueremo a studiare tutti i documenti e tutti gli atti, pronti al dialogo e al confronto con chi, come noi, vuole tutelare questa Città»
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«Il decreto IROPI 2026, presupposto del progetto del ponte sullo Stretto, è stato pubblicato sul sito del MASE ma c’è voluto davvero poco a leggere l’atto per l’inconsistenza contenutistica dello stesso». Così in una nota il sindaco di Villa San Giovanni, la giunta e il gruppo Città in Movimento.
«Basta utilizzare Wikipedia sul significato di assunto tautologico (“indica qualcosa che ripete la stessa cosa usando parole diverse, risultando ovvio ma privo di un reale contenuto informativo”) per comprendere la superficialità con cui il Governo pensa di superare le questioni della tutela comunitaria delle aree protette dello Stretto di Messina, dopo che la Corte dei Conti nel 2025 è stata chiarissima sulla violazione del diritto eurounitario».
«Siamo stanchi di atti amministrativi che offendono le comunità e di una politica che ritiene che a queste latitudini si possano vendere progetti irrealizzabili.
Il decreto IROPI 2026 non motiva in alcun modo la decisione assunta dal Governo: questo ci preoccupa ancor di più perché almeno il documento 2025 tentava una spiegazione (poi smontata addirittura nei presupposti), ma la tentava».
«L’attuale decreto, invece, rappresenta la superficialità sempre crescente dell’approccio politico a questo progetto. La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha deliberato “di dichiarare la sussistenza di motivi imperativi di rilevante interesse pubblico legati alla salute dell’uomo e la sicurezza pubblica o relative conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente e, pertanto, prevalenti rispetto agli obiettivi di conservazione per i siti Natura 2000 di cui in premessa con adozione di ogni misura compensativa necessaria ai sensi dell’articolo 6 paragrafo 4 della direttiva 94/43 CEE”. Cioè si delibera riportando il testo di una legge e non le ragioni sottese alla decisione».
«Vengono richiamati in questo decreto atti dei ministeri Ambiente e Infrastrutture che non risultano pubblicati sul sito: non ci venga dunque detto che avremmo dovuto approfondire. Non risulta pubblicato neppure il nuovo formulario, che andava aggiornato rispetto a quello allegato nel 2025. Dopo quasi 4 anni dall’annuncio della ripresa dell’iter, dopo decine e decine di richieste sempre motivate, dopo aver partecipato a tavoli istituzionali e aver presentato tutte le decisioni del consiglio comunale, oggi assistiamo all’ennesimo teatrino da propaganda elettorale ormai alle porte».
«Ma Villa San Giovanni non ci sta perché lo stress sugli espropriandi, le perdite di chance e l’impossibilità di costruire uno sviluppo sono responsabilità gravi cui il Governo dovrà rispondere. Quest’amministrazione in questi pesantissimi quattro anni di ponte ha scandagliato il progetto con metodo tecnico-scientifico; ha voluto rappresentare tutta la comunità sul principio condiviso di “Villa prima di tutto”; ha lavorato, prodotto e chiesto con senso di responsabilità opere preliminari che servono al di là del ponte (depuratore e rete fognaria, viabilità alternativa, pubblica illuminazione, monitoraggi ambientali) ed opere complementari per circa 1,5 miliardi di euro. Una città che ad oggi ha avuto solo perdite dal ponte: l’ecomostro della via Marina, lo stop del rifacimento del lungomare, lo stop del PSC (Piano strutturale comunale) e la mancata realizzazione del progetto di Forte Beleno».
«Se queste sono le premesse dei nuovi atti 2026… E qui non si parla di indagini e verità processuali (facciamo lavorare la magistratura con serenità e con i tempi dovuti), ma si parla di atti amministrativi del Governo e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Continueremo a studiare tutti i documenti e tutti gli atti, pronti al dialogo e al confronto con chi, come noi, vuole tutelare questa Città».

