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Sono 676 le sezioni aperte nel reggino, con 192.703 elettori e 210.561 elettrici. Un dato che comprende anche gli elettori che per motivi di studio, lavoro o cure mediche, si trovino in un comune di una provincia diversa da quella del comune di iscrizione elettorale, ammessi a votare nel comune di temporaneo domicilio. Di queste 676, 196 sezioni sono aperte a Reggio Calabria, 20 a Gioia Tauro, Palmi e Taurianova e 19 a Siderno, dove fino alle 23 di oggi e dalle 7 alle 15 di domani, è possibile esprimere il proprio voto in merito ai cinque quesiti referendari. Sono in svolgimento, dove previsto ma non nel reggino, anche i ballottaggi per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale.
Le conseguenze del voto
Jobs act, indennità di licenziamento nelle piccole imprese, contratti di lavoro a termine e responsabilità solidale del committente negli appalti, cittadinanza, questi i temi generali al centro dei quesiti di seguito meglio dettagliati. Si tratta di cinque referendum abrogativi, dunque votando Sì si chiede l’eliminazione della norma in questione (con il conseguente ritorno in vigore della disciplina precedente) mentre votando No si chiede che la norma oggetto del quesito resti in vigore.
Il quorum
Affinché l’esito del referendum sia valido, è necessario raggiungere il quorum della maggioranza assoluta e dunque almeno il 50% più uno degli aventi diritto deve recarsi alle urne e votare. Qualora ciò non avvenga il referendum sarà da considerarsi nullo. La circolare del ministero dell’Interno è chiarisce che: «Per quanto attiene la rilevazione del numero degli elettori, appare utile rammentare che coloro che rifiutano la scheda non dovranno essere conteggiati tra i votanti della sezione elettorale». Dunque ai fini del raggiungimento del quorum sarà necessario non solo recarsi alle urne ma anche ricevere la scheda e votare.
L’elettore dovrà presentarsi al seggio con un documento d’identità valido e la tessera elettorale. Chi non ha la tessera la smarrita oppure a esaurito gli spazi disponibili può richiederla all‘ufficio elettorale del Comune di residenza.
I proponenti
I quesiti referendari sul lavoro sono stati promossi dal sindacato Cgil con una raccolta pubblica di 4 milioni di firme. Il quesito referendario sulla richiesta di cittadinanza italiana, è stato promosso da +Europa, Possibile, Partito Socialista Italiano, Radicali Italiani e Rifondazione Comunista e numerose associazioni della società civile, con una raccolta di oltre 637 mila firme. I cinque quesiti, come da procedura di legge soni stati dichiarati ammissibili dalla Corte costituzionale lo scorso 20 gennaio 2025, contestualmente alla dichiarazione di inammissibilità del quesito relativo all’abrogativo della legge Calderoli sull’autonomia differenziata.
Nel merito dei quesiti referendari il Governo è spaccato: la maggioranza invita all’astensione mentre le opposizioni si schierano in gran parte, dunque non in modo compatto, per il sì.
I quesiti
Ecco i quesiti dei referendum indetti con decreti del Presidente della Repubblica 25 marzo 2025 (Gazzetta ufficiale, Serie Generale, n.75 del 31 marzo 2025):
«Contratto di lavoro a tutele crescenti del Jobs Act – Disciplina dei licenziamenti illegittimi: Abrogazione»
«Piccole imprese – Licenziamenti e relativa indennità: Abrogazione parziale»
«Abrogazione parziale di norme in materia di apposizione di termine al contratto di lavoro subordinato, durata massima e condizioni per proroghe e rinnovi»
«Esclusione della responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per infortuni subiti dal lavoratore dipendente di impresa appaltatrice o subappaltatrice, come conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: Abrogazione»
«Cittadinanza italiana: Dimezzamento da 10 a 5 anni dei tempi di residenza legale in Italia dello straniero maggiorenne extracomunitario per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana».
Scheda verde: Jobs Act
Il primo quesito l’abolizione del Contratto di lavoro a tutele crescenti del Jobs Act, che – in linea di principio dal momento che restano delle eccezioni – non prevede più l’opzione del reintegro del dipendente a tempo indeterminato licenziato illegittimamente in un’impresa con più di 15 lavoratori. La legge di cui si chiede l’abrogazione riguarda gli assunti dopo il 7 marzo 2015 per i quali oggi si applica il regime delle tutele crescenti (che si propone di abolire) con un indennizzo che aumenta in base all’anzianità aziendale, da un minimo di 12 e un massimo di 36 mensilità di stipendio. Per chi invece è stato assunto prima del 7 marzo 2015 , continua a vigere, a prescindere dal presente referendum, la disciplina precedente con la possibilità di essere reintegrato nel proprio posto, nel caso in cui il giudice pronunci l’illegittimità del licenziamento.
Scheda Arancione: licenziamenti nelle piccole imprese
Il secondo quesito propone l’eliminazione del tetto all’indennità nei licenziamenti nelle piccole imprese, oggi fissato, per i dipendenti di una piccola impresa che vengono licenziati in modo ingiustificato, solo fino a un massimo di 6 mesi di stipendio. Eliminando il limite, chi ha perso il lavoro in un’azienda con meno di 16 dipendenti potrebbe ottenere un risarcimento maggiore in termini di importo.
Scheda Grigia: lavoro precario
Il terzo quesito riguarda il precariato e propone di abrogare l’articolo 19 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 relativo al rinnovo dei contratti a termine senza causali solo fino a 12 mesi. Oggi infatti la legge consente di rinnovare il contratto a termine fino a 24 mesi. Ma la motivazione della permanenza del termine di scadenza e della mancata conversione di contratto a tempo indeterminato è richiesta solo dopo il 12 mesi. In caso di abrogazione sarà necessaria una motivazione per non assumere a tempo indeterminato anche per contratti sotto i 12 mesi.
Scheda Rosso Rubino: sicurezza sul lavoro
Il quesito sulla scheda rosso rubino riguarda la responsabilità solidale sulla sicurezza sul lavoro. Il Testo unico del 2008 non permette al lavoratore in subappalto vittima di un incidente di chiedere il risarcimento anche all’impresa che ha commissionato l’opera. Si chiede l’abrogazione di questa norma affinché sia estesa a tutti la responsabilità per infortuni e incidenti del lavoratore, incluse le aziende committenti dell’attività appaltata.
Scheda Gialla: cittadinanza italiana
Infine il quesito relativo alla cittadinanza italiana per cittadini extra-comunitari maggiorenni. Oggi l’articolo 9, comma 1 legge 5 febbraio 1992, n. 91 solo nella parte prevede che il tempo minimo di residenza legale in Italia per richiedere la cittadinanza debba essere di 10 anni. Si propone di abrogarlo. Dunque, in caso di vittoria Sì, il tempo minimo richiesto si dimezzerebbe e la persona straniera che risiede legalmente in Italia senza interruzioni da almeno 5 anni potrebbe richiedere e ottenere la cittadinanza italiana.

