L’ex primo cittadino all’indomani del verdetto dei giudici: «Sentenza che mi toglie il respiro. Spero nella Cassazione»
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DOMENICO MIMMO LUCANO
«Sono l'unico sindaco d'Italia ad essere estromesso dalla sua carica per un abuso di potere che, secondo una sentenza di Cassazione, non ho commesso in nessun modo». È amaro il commento di Mimmo Lucano all’indomani della sentenza della Corte d’Appello di Reggio che ha confermato la sua decadenza dalla carica di sindaco di Riace.
«In pratica - sottolinea l’europarlamentare calabrese - subisco una conseguenza politica per qualcosa a cui io, secondo la più alta Corte, sono totalmente estraneo. Mi sembra un folle paradosso, che mi auguro la Cassazione possa definitivamente sciogliere».
Lucano tuttavia non ha intenzione di fermarsi: «Sono obbligato ad avere speranza, cos'altro potrei fare? - aggiunge - Questa decisione mi toglie il respiro: è una guerra che non finisce mai. Più vado a fondo nell'analisi di questa situazione, più mi convinco che questa sia una storia politica che prosegue fino all'esasperazione».
Per il primo cittadino decaduto «Ci sono elementi che sono passati sotto silenzio, ma che pesano enormemente. Penso al gemellaggio con Gaza: perché è stato negato solo a Riace? Il Comune aveva un’autonomia di governo; quel gesto portava un messaggio politico fortissimo. Lo stesso vale per la cittadinanza onoraria conferita ad Habashy Rashed Hassan Arafa: non era solo un atto simbolico, ma una presa di posizione netta sulle migrazioni e sulla dignità degli esseri umani».
«Riace è stata questo: un campo di battaglia su cui si scontravano due visioni opposte del mondo - ha concluso Lucano - Quel che è certo è che la mia storia giudiziaria è totalmente immersa nella situazione politica del Paese. Credo di essere stato colpito per ciò che Riace rappresentava».

