Dal 40 al 50 per cento di partecipazione cambia la composizione dell’elettorato e può modificarsi il peso delle macchine organizzative. La simulazione matematico-statistica parte dallo storico locale, incrocia il quadro nazionale e introduce candidatura, territorio e sensibilità all’affluenza. Non è un sondaggio né una previsione del risultato
Tutti gli articoli di Politica
PHOTO
Non basta chiedersi chi voterà, perché nelle elezioni suppletive di Reggio Calabria una delle variabili più importanti potrebbe essere quanti andranno a votare. Domenica 27 e lunedì 28 settembre gli elettori del collegio uninominale 05 della Camera saranno chiamati a scegliere il nuovo deputato dopo il seggio lasciato vacante da Francesco Cannizzaro, dimessosi da Montecitorio dopo l’elezione a sindaco di Reggio Calabria, in una competizione che vede in campo Fabio Roscioli per il centrodestra, Frank Benedetto per Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Casa Riformista, Domenico Giannetta per Futuro Nazionale con Vannacci e Francesco Toscano per Democrazia Sovrana Popolare.
Proprio l’assenza di sondaggi locali consente di provare un approccio diverso: costruire tre scenari matematico-statistici di partecipazione, al 40, al 45 e al 50 per cento, mantenendo costante il metodo e facendo invece variare la composizione potenziale dell’elettorato. Non si tratta di misurare intenzioni di voto che nessuno ha rilevato sul territorio, ma di osservare come possono modificarsi gli equilibri quando alle urne si presentano circa 118mila persone oppure quasi 148mila.
Il modello: quattro variabili per costruire gli scenari
La formula utilizza quattro elementi: storico elettorale locale, quadro nazionale, candidatura e territorio, sensibilità all’affluenza. Il primo costituisce la base quantitativa; il secondo indica direzione e intensità delle tendenze politiche generali; il terzo incorpora nel modello caratteristiche specifiche della competizione reggina, come radicamento, coalizioni e capacità di mobilitazione; il quarto introduce la risposta alle differenti ipotesi di partecipazione, assumendo che una platea più ristretta o più ampia non abbia necessariamente la stessa composizione politica.
I punteggi ottenuti vengono infine normalizzati al 100 per cento, in modo che ogni scenario produca quattro quote confrontabili. La distinzione metodologica resta fondamentale: risultati elettorali precedenti e sondaggi nazionali sono dati osservati, mentre candidatura, territorio e sensibilità all’affluenza contengono assunzioni del modello. Le percentuali finali devono dunque essere lette esclusivamente come risultati di una simulazione matematico-statistica, non come intenzioni di voto rilevate né come previsione dell’esito delle urne.
Per rendere confrontabili i tre scenari viene utilizzata come base una platea di 295.188 elettori, corrispondente agli aventi diritto del collegio uninominale Reggio Calabria-U05 alle Politiche del 2022, quando votarono 145.815 persone, pari al 49,40 per cento. È su questa base uniforme che vengono calcolati il 40, il 45 e il 50 per cento di partecipazione.
La base locale: alle Regionali il centrodestra sopra il 65 per cento
Il punto di partenza non può essere Roma, ma Reggio Calabria. Alle Regionali del 2025, nella provincia reggina, Roberto Occhiuto raggiunse il 65,53 per cento, Pasquale Tridico il 33,57 per cento, mentre Francesco Toscano si fermò allo 0,91 per cento; l’affluenza fu del 44,94 per cento.
Quella fotografia, tuttavia, non può essere trasferita automaticamente sulle suppletive. Nel frattempo è cambiata l’offerta politica e soprattutto è comparso un elemento che incide sulla precedente distribuzione del centrodestra: Futuro Nazionale presenta Domenico Giannetta, introducendo una candidatura autonoma in un’area politica che nelle precedenti consultazioni risultava in larga parte ricompresa nel medesimo campo.
Giannetta dispone inoltre di elementi di radicamento territoriale che il modello prende in considerazione. Alla sua candidatura si è aggiunto, tra gli altri, il sostegno della lista civica Insieme si può, che alle ultime Comunali di Reggio Calabria aveva sfiorato il 4 per cento. Quel dato non viene sommato meccanicamente ai consensi attribuiti a Futuro Nazionale, ma viene considerato come indicatore dell’esistenza di relazioni e capacità organizzative sul territorio.
Il quadro nazionale e l’8,1 per cento di Futuro Nazionale
Il secondo livello è rappresentato dall’ultima rilevazione YouTrend per Sky TG24, svolta con metodologia CAWI tra il 18 e il 22 settembre su un campione di 810 maggiorenni residenti in Italia, con margine d’errore dichiarato di ±3,4 per cento e intervallo di confidenza del 95 per cento. Fratelli d’Italia viene rilevata al 26,5 per cento, il Pd al 21,1, il Movimento 5 Stelle al 13,2, Futuro Nazionale all’8,1, Forza Italia al 7,3, la Lega al 5,1 e Noi Moderati all’1 per cento.
Sono numeri nazionali e sarebbe metodologicamente improprio trasferirli direttamente su Reggio Calabria. Nel modello servono esclusivamente a indicare la direzione del movimento politico: lo storico locale stabilisce il punto di partenza, il quadro nazionale suggerisce invece l’intensità delle tendenze generali.
Il 40 per cento: quando pesa di più la mobilitazione
Il primo scenario ipotizza un’affluenza del 40 per cento. Sulla base adottata di 295.188 elettori significa 118.075 votanti e, assumendo convenzionalmente un 5 per cento di schede bianche e nulle, 112.171 voti validi.
In questo scenario il modello attribuisce un peso relativo maggiore alla capacità organizzativa e alla mobilitazione degli elettorati più strutturati. Le quote simulate risultano 44,8 per cento per Roscioli, pari a 50.253 voti; 37,1 per cento per Benedetto, 41.615 voti; 14,2 per cento per Giannetta, 15.928 voti; 3,9 per cento per Toscano, 4.375 voti.
La distanza tra le prime due quote simulate è dunque di 7,7 punti percentuali, corrispondenti a 8.638 voti, arrotondati nella scheda a circa 8.600.
Al 45 per cento cambia la fotografia
Portando l’affluenza al 45 per cento, la platea sale a 132.835 votanti e, mantenendo la stessa ipotesi del 5 per cento di schede bianche e nulle, a 126.193 voti validi.
Qui il modello riduce progressivamente il peso relativo attribuito alla mobilitazione degli elettorati più organizzati, mentre la platea potenziale si allarga. Le quote simulate diventano 44 per cento per Roscioli, pari a 55.525 voti; 38 per cento per Benedetto, 47.953 voti; 14 per cento per Giannetta, 17.667 voti; 4 per cento per Toscano, 5.048 voti.
La differenza tra le prime due quote scende così a 6 punti percentuali, equivalenti a 7.572 voti, arrotondati nella scheda a circa 7.600.
Questo non significa che il modello stabilisca che gli elettori aggiuntivi voterebbero necessariamente per Benedetto, perché un’assunzione del genere non avrebbe una base empirica. Significa invece che, aumentando la partecipazione, viene progressivamente ridotto il vantaggio relativo attribuito alla capacità di mobilitazione, distribuendo l’effetto secondo i coefficienti stabiliti e normalizzando nuovamente il risultato.
Al 50 per cento quasi 148 mila elettori alle urne
Il terzo scenario porta la partecipazione al 50 per cento, pari a 147.594 votanti e 140.214 voti validi, sempre nell’ipotesi convenzionale del 5 per cento di schede bianche e nulle.
La simulazione restituisce 43,2 per cento a Roscioli, pari a 60.572 voti; 38,8 per cento a Benedetto, 54.403 voti; 13,8 per cento a Giannetta, 19.350 voti; 4,2 per cento a Toscano, 5.889 voti.
Il differenziale tra le prime due quote simulate si riduce a 4,4 punti percentuali, corrispondenti a 6.169 voti, arrotondati nella scheda a circa 6.200.
La variazione è volutamente graduale. Passare dal 40 al 50 per cento significa aggiungere quasi trentamila votanti, ma non esiste un dato locale rilevato che consenta di stabilire preventivamente come voterebbe quella parte aggiuntiva dell’elettorato. Il modello evita quindi di attribuire automaticamente l’aumento dell’affluenza a una singola candidatura e introduce soltanto una sensibilità progressiva alla maggiore partecipazione.
Tre scenari, non tre previsioni
Il significato dell’elaborazione sta soprattutto nel confronto fra le tre fotografie. Con il 40 per cento di affluenza il differenziale simulato tra le prime due quote è di 7,7 punti e 8.638 voti; al 45 per cento scende a 6 punti e 7.572 voti; al 50 per cento si riduce a 4,4 punti e 6.169 voti.
Parallelamente la quota simulata di Roscioli passa dal 44,8 al 44 e quindi al 43,2 per cento, quella di Benedetto dal 37,1 al 38 e al 38,8, Giannetta dal 14,2 al 14 e al 13,8, mentre Toscano passa dal 3,9 al 4 e al 4,2 per cento. Sono esattamente gli stessi valori riportati nelle tre schede.
La campagna elettorale, intanto, entra nelle battute conclusive prima del voto del 27 e 28 settembre, con gli ultimi appuntamenti pubblici dei candidati.
Le urne diranno naturalmente qualcosa che nessuna formula può conoscere in anticipo. Ma proprio per questo la simulazione consente di isolare una variabile e osservarne matematicamente gli effetti: quanto può cambiare la distribuzione relativa dei consensi ipotizzati quando cambia il numero delle persone che decide di votare.
Alla fine, però, sarà l’affluenza a dirci quanto questi scenari si saranno avvicinati alla realtà: perché nelle suppletive, prima ancora delle percentuali dei candidati, conta quanti elettori decidono davvero di andare alle urne.




