Uno scranno in Parlamento che non ha destato interesse nella collettività. Il fallimento della democrazia che largamente abdica. Le stesse percentuali delineano uno scenario senza sconfitti assoluti
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Una campagna elettorale anomala in cui rappresentanti istituzionali hanno parlato più dei candidati, trainando preferenze e voti al centrodestra, in cui il partito di Vannacci offrendo spazio a chi non si è sentito valorizzato nel suo storico partito ha elevato una voce anche a Reggio, in cui a votare nel collegio interessato è stato solo un candidato su tre, con una carriera da medico prevalente rispetto al passato politico. Questo il quadro dei competitor per lo scranno in Parlamento. Per il Centrodestra Cannizzaro e Occhiuto avevano schierato l’avvocato Fabio Roscioli, il larghissimo campo progressista il cardiologo Frank Benedetto, e Futuro Nazionale di Vannacci aveva intercettato l’interesse costato a Domenico Giannetta un duro strappo politico con la maggioranza regionale e Forza Italia. A loro si era aggiunta la candidatura anti-sistema di Francesco Toscano.
Un voto dal rilevante riflesso nazionale e una partita giocata anche pensando alle prossime, più o meno imminenti elezioni Politiche, questa la narrazione corrente, alla quale tuttavia quasi l’80% degli elettori (affluenza alla chiusura dei seggi del 22,34%) ha partecipato. Dato questo per nulla trascurabile. Ancorché si sia trattato di un seggio solo, era pur sempre l’elezione di un rappresentante nella massima assemblea elettiva del Paese. Per chi crede ancora nella politica e nella rappresentatività, anima della Democrazia. Evidentemente ci credono in pochi e tra quei pochi, ristabilendo l’equilibrio che dobbiamo a chi legge, il candidato del Centrodestra, Fabio Roscioli, ha vinto con il 51,02% (38.359 voti). Neppure una percentuale schiacciante che ha visto Benedetto arrivare al 36,59% (27.511 voti) avendo avviato un «percorso importante», seguito da Giannetta, 10,94% (8.226 voti), che rivendica «forza, radicamento e grandi potenzialità di crescita», e da Toscano con l’1,44% (1.085 voti).
La retorica dei vincitori, di un «Centrodestra premiato perché capace di parlare ai territori», ringrazia i reggini che hanno votato, senza riconoscere che sono stati pochi e una minoranza. E allora più che esserci vincitori assoluti, in questa tornata non vi sono sconfitti assoluti, con la costante di un astensionismo che resta sempre da rilevare e analizzare.
A tenere elettori ed elettrici lontani dalle urne, ormai gravemente prive di ogni fascino, vi è anche il tema della fragilità della rappresentatività nella cultura democratica corrente, in cui la politica si è allontanata dalla missione nobile di soddisfare i bisogni della collettività e dal sentire reale del Paese per generare poltronifici e degenerare in inciuci, cambi di casacche, perseguimento di interessi personali, spesso travestiti da pubblici.
Peraltro, tale fragilità ha dovuto anche fare i conti con una campagna elettorale dove i temi e gli argomenti, ma non è la prima volta né sarà l’ultima, sono stati rimpiazzati da imbarazzanti botta e risposta che hanno fatto, quelli sì, il giro dell’Italia. Così l’elettorato è rimasto a casa, «guardando il mondo che girava intorno», parafrasando la celebre canzone di Lucio Battisti “29 settembre”, oggi più che mai appropriata.

