All’Arena dello Stretto di Reggio, dopo il temporale, Athena si specchia nella luce dorata dell’ultimo sole, sospesa tra cielo e mare
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C’è un istante, subito dopo la pioggia, in cui il mondo trattiene il respiro. All’Arena dello Stretto di Reggio il temporale si è appena dissolto, lasciando nell’aria un profumo salmastro e nuovo. Le pietre bagnate brillano come seta scura e il mare, quieto, restituisce al cielo un riflesso dorato. Athena è lì, immobile e luminosa, mentre l’ultimo raggio di sole la raggiunge come una carezza inattesa.
La sua figura si specchia a terra, nitida nell’acqua sottile rimasta tra le fughe della pavimentazione, creando un doppio che sembra appartenere a un altro tempo. È un incontro silenzioso tra luce e ombra, tra tempesta e quiete. Il cielo, ancora carico di nuvole in fuga, si apre quel tanto che basta per regalarle un’aureola calda, quasi divina.
In quell’attimo fragile, Athena non è soltanto ritratta: è custodita. Tra il mare e il tramonto, diventa promessa di bellezza che resiste, anche dopo la pioggia.

