Dalla ristrutturazione promessa nel 2020 al rischio di un presidio ridimensionato: nella nota firmata da Francesco Martino, referente della Casa della Salute di Siderno, si denunciano fondi insufficienti, superfici ridotte e ritardi che alimentano i viaggi della speranza.
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I numeri non tornano, e quando i numeri non tornano il problema non è solo tecnico. È politico, istituzionale e civile. La vicenda dell’ex ospedale di Siderno, oggi ridimensionato a Casa della Comunità, si è trasformata nel tempo in un caso emblematico delle criticità della sanità calabrese: ritardi accumulati, risorse che improvvisamente non bastano più e una prospettiva di servizi sempre più ridotta per un intero territorio.
Nel 2020 un gruppo di cittadini portò la questione all’attenzione nazionale, denunciando lo stallo sulla ristrutturazione della struttura sanitaria. Una mobilitazione nata non per chiedere favori, ma per rivendicare un diritto fondamentale sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Siderno dispone di un ex ospedale che, se valorizzato nella sua interezza, avrebbe potuto rappresentare un presidio strategico per tutta la fascia ionica. Un’ipotesi presa in considerazione a livello locale, ma rapidamente accantonata in sede regionale.
Cinque anni dopo, il bilancio è amaro. I lavori di ristrutturazione, affidati nell’ottobre 2021 da Invitalia, avrebbero dovuto seguire un cronoprogramma preciso: 26 mesi complessivi tra progettazione ed esecuzione, con un anno destinato ai lavori, collaudo incluso. Anche nella peggiore delle ipotesi, la conclusione era prevista per il 2023.
La realtà è ben diversa. A distanza di quattro anni manca ancora il progetto esecutivo definitivo e, una volta assegnati i lavori, sarebbero necessari ulteriori 16 mesi. Se tutto dovesse procedere senza altri intoppi, il completamento slitterebbe addirittura al 2029, triplicando di fatto i tempi inizialmente previsti.
C’è poi il nodo delle risorse economiche. I fondi disponibili risalgono al 2013 e l’aumento dei costi dovuto all’inflazione ha progressivamente eroso il valore reale degli stanziamenti. Dagli oltre 8.000 metri quadrati complessivi della struttura si è passati a un intervento limitato a circa 2.500 mq. Eppure, nonostante la riduzione a un terzo della superficie, i 9,760 milioni di euro oggi non risultano sufficienti: manca quasi un ulteriore milione per completare quanto previsto nel progetto del giugno 2023.
È qui che emerge il paradosso più evidente. Se per l’intera struttura, comprensiva di interni e strumentazione, era stato previsto un anno di lavori, come si giustificano oggi oltre tre anni per ristrutturare solo una parte dell’edificio? Perché i tempi si moltiplicano mentre gli spazi si riducono?
Ai cittadini, intanto, sembra arrivare un messaggio scoraggiante: i tempi li decide la burocrazia, protestare è inutile. O forse si è sbagliato a non rivolgersi al “potente di turno”. Nel frattempo, però, il pubblico arretra, crescono le strutture sanitarie private nella zona, avanzano interessi di grandi gruppi del Nord e continuano i viaggi della speranza verso altre regioni.
Il timore è che il futuro riservi un ulteriore ridimensionamento: da Casa della Comunità “Hub” a semplice “Spoke”, poco più di un ambulatorio, ipotesi già affacciata negli anni scorsi. Una prospettiva che segnerebbe definitivamente il declassamento di Siderno e della sanità di prossimità sull’intera costa ionica.
Non si tratta più di singoli ritardi o di errori amministrativi, ma di una visione che progressivamente sottrae servizi e diritti. Continuare a subire in silenzio significa accettare che questa normalizzazione del declino diventi irreversibile. Su questo, oggi più che mai, i cittadini chiedono chiarezza e responsabilità.

