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Reggio, il ricordo e l’appello dei familiari di Celestino Maria Fava, ucciso da ignoti 25 anni fa a Palizzi

Dal 29 novembre 1996, i familiari chiedono Verità e Giustizia per il congiunto vittima innocente di un agguato rimasto impunito

Reggio, il ricordo e l’appello dei familiari di Celestino Maria Fava, ucciso da ignoti 25 anni fa a Palizzi

«Ancora, dopo 25 anni, non conosciamo la verità sulla morte di nostro figlio, non sappiamo chi lo abbia ucciso e in quale contesto. Fin quando ne avremo la forza, continueremo a chiedere verità e giustizia». Perseverano con grande compostezza di Antonio Fava, che tutti chiamano Totò, e Anna Zirilli in questa legittima rivendicazione mentre resta immenso e inconsolabile il dolore di essere sopravvissuti al figlio Celestino Maria, ucciso a colpi di fucile perché aveva visto troppo, avendo assistito all’assassinio del giovane Nino Moio, quella mattina del 29 novembre 1996, in contrada Guni nella frazione marina di Palizzi, nel reggino.

Celestino, vittima innocente

Celestino si era ritrovato lì del tutto casualmente poiché Nino Moio era venuto a chiamare il fratello gemello Antonino, fuori casa perché aveva iniziato a lavorare. Pare che Celestino fosse rimasto in macchina mentre Nino Moio, che da lì a breve sarebbe stato il bersaglio di un agguato mortale, era andato a dare da mangiare agli animali. Nino aveva 27 anni e Celestino 22. Quel funesto giorno fu l’ultimo per entrambi e fu quello che sconvolse per sempre la vita della famiglia Fava-Zirilli.

«Celestino avrà sicuramente riconosciuto gli assassini che, purtroppo, non lo hanno risparmiato. Noi speriamo ancora che qualcosa di nuovo possa ancora emergere e che luce possa essere fatta su cosa precisamente sia accaduto quel giorno che, portandoci via Celestino, ha distrutto completamente le vite di tutti noi», spiega papà Totò.

Il ricordo del fratello gemello: «Sempre insieme»

«Era un fratello amorevole. Eravamo un’unica persona. Facevamo tutto insieme scuola, gioco, calcio, musica, solo il militare ci aveva diviso ma avevamo trovato il modo di restare vicini. Non solo il 29 novembre, ogni giorno a me manca un pezzo», racconta il fratello gemello Antonino Maria, che con Celestino condivideva anche il secondo nome, che oggi ha 47 anni e da venti vive e lavora a Milano. I ricordi sono tanti e spezzano la voce perchè Celestino non era solo la una persona con la quale era cresciuto sotto lo stesso tetto ma era anche colui con cui condivideva la fede calcistica che poi li aveva contrapposti senza mai allontanarli – Juventino Antonino e Interista Celestino (dopo il terribile distacco questa è diventata la fede sportiva di papà Totò), e la passione per musica e gli studi al Conservatorio Cilea di Reggio. Il sassofono era lo strumento suonato da Celestino, le percussioni e il tricorno quelli suonati da Antonino che, dopo la tragedia, non riprese mai gli studi.

Il lutto e quella perdita incolmabile

«Sono passati venticinque anni ma per noi in qualche modo la vita si è fermata quel giorno. Porto ancora il lutto perché per me non avrebbe senso toglierlo. La perdita di mio figlio resta sempre una voragine, una ferita che non si rimarginerà mai», racconta mamma Anna che porta il figlio che ha perduto anche sul petto, con l’immagine impressa su un ciondolo. Come una manifestazione esterna di ciò che il suo cuore custodisce come il bene più prezioso al quale sia stata costretta a rinunciare.

In casa Fava-Zirilli ogni angolo racconta, attraverso le foto, momenti di vita e di gioia indimenticati, generando l’eco dolce di un’esistenza stroncata alla quale è consentito di continuare soltanto nel ricordo. Celestino Maria, nato a Melito Porto Salvo il 23 maggio del 1974, aveva solo ventidue anni e tanti sogni. Uno lo aveva scritto su un quaderno di scuola, che mamma Anna e papà Totò conservano ancora: avrebbe voluto una macchina come quella di Schumacher per andare a Milano. Aveva anche il desiderio di imbarcarsi e di solcare i mari. Aveva, in realtà, tutta una vita davanti.

L’invito di Libera

«Per oltre dieci anni siamo rimasti in questo salotto, soli con il nostro dolore. Abbiamo avuto il conforto degli amici e dei parenti ma siamo sempre rimasti qui, dentro la nostra casa, trascorrendo le serate nella stanza dei nostri figli gemelli, seduti nelle poltrone accanto al letto di Celestino. Poi un giorno Mimmo Nasone di Libera venne a trovarci per parlarci dell’associazione e dei tanti familiari di vittime innocenti che di essa facevano parte. Da allora partecipiamo sempre agli incontri. Lo abbiamo fatto anche di recente nella Locride. Un conforto che ci consente di andare avanti e di continuare a invocare giustizia e verità», racconta ancora Totò Fava.

«Siamo rimasti chiusi nel nostro dolore per oltre dieci anni fino a quando Libera non ci propose di partecipare alla marcia della Memoria e dell’Impegno che si sarebbe svolta a Polistena il 21 marzo 2007. Lì scoprimmo di tanti familiari che vivevano il nostro stesso dramma e sentimmo per la prima volta il nome di Celestino Maria pronunciato ad alta voce con quelli delle altre vittime innocenti che, come dice Don Ciotti, saranno sempre vivi nel nostro cuore e nel nostro impegno per chiedere verità e giustizia», racconta ancora Anna Zirilli che con il marito Totò, dopo anni di solitudine, grazie all’associazione Libera, ha così portato fuori il suo dolore stringendo amicizie profonde con altri familiari di vittime innocenti e dando così voce alla storia di Celestino.

Anche Palizzi ricorda

«Celestino in questi anni è stato ricordato a Trento, dove gli è stato intitolato il presidio universitario di Libera, a Bergamo e anche a Condofuri e a Palizzi, dove una targa ricorda la classe dove sedeva a scuola. Adesso l’intitolazione della Villa comunale ci inorgoglisce profondamente perché finalmente anche questo Paese, dove era conosciuto e benvoluto da tutti, lo ricorderà in modo adeguato e condiviso», sottolinea papà Totò.

«Ci hanno fatto un grande dono perché, al di là di noi, nostro figlio, la sua gioia, la sua solarità e la sua generosità saranno ricordati», spiega mamma Anna.

«Qualcuno sa…»

È di conforto che Celestino non sarà dimenticato ma, come dice il fratello gemello Antonino, la memoria da sola non basta.

«È certamente emozionante che Palizzi, il luogo, dove siamo cresciuti, ricordi ma resta il fatto che questa comunità dovrebbe e potrebbe fare di più. Qualcuno sa cosa è successo e potrebbe dare un segnale per riaprire il caso, consentire di arrivare ad una verità e conseguire giustizia per la morte di mio fratello, vittima innocente. Tre persone all’epoca erano state arrestate ma alla fine per “mancanza di indizi ed elementi validi per poter procedere”, il caso fu archiviato», ricorda il fratello gemello Antonino Maria.

«Dicevano che mancava solo l’ultimo tassello invece poi le indagini furono chiuse, senza processo, senza colpevoli, senza verità, senza giustizia. Noi andiamo avanti ma la nostra vita non sarà mai quella che avrebbe potuto essere. Non vedremo mai Celestino realizzare i suoi sogni», dice mamma Anna.

Nell’ottobre del 2002 il Gip del tribunale di Locri ha chiesto e ottenuto l’archiviazione del caso per insufficienza di elementi. Nel 2003 il ministero dell’Interno ha riconosciuto Celestino Maria vittima innocente della criminalità mafiosa. Ma i familiari chiedono ancora Verità e Giustizia.

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