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È la Porta dell’Area Grecanica, incastonata nella frazione Lazzaro di Motta San Giovanni, il punto scelto per celebrare la Giornata Nazionale delle Identità Territoriali. Un luogo non casuale, ma carico di significato simbolico e progettuale: da qui parte il nuovo percorso culturale, sociale ed economico voluto dal Comune insieme alla Pro Loco e all’Accademia delle Imprese Europea, con il sostegno della Regione Calabria, per mettere a sistema tutto ciò che definisce e alimenta le radici profonde di un territorio.
Un convegno nazionale, dal titolo «Territorio, Identità, Sviluppo, Narrazione», ha fatto da cornice al lancio ufficiale del progetto finanziato dalla Regione. E mentre accademici, amministratori e rappresentanti delle imprese discutevano di memoria e sviluppo, all’esterno lo scenario naturale dell’Area Grecanica sembrava confermare che l’identità, per farsi visione, ha bisogno di luoghi e reti.
«È una giornata importante – ha affermato il sindaco di Motta San Giovanni, Giovanni Verduci – perché con questa iniziativa si concretizza un progetto che punta a trasformare la nostra struttura nella vetrina del territorio, non solo dal punto di vista enogastronomico ma anche culturale».
L’obiettivo è quello di fare di questa “porta” uno sportello permanente capace di raccontare e mettere in rete ciò che rende unici i territori: i prodotti, i saperi, le tradizioni, le forme di artigianato e di cultura materiale che non hanno nulla da invidiare a contesti più celebrati. «Puntiamo ad allargare progressivamente questa progettualità a tutta l’Area Grecanica, alla Città Metropolitana e poi all’intera regione», ha spiegato il sindaco Verduci, parlando di un “patrimonio culturale che fa gola” anche ai tanti turisti che cominciano a scoprire la costa jonica reggina.
Tra i promotori, un ruolo chiave lo ha avuto l’Accademia delle Imprese Europea, nata nel 2007 per diffondere la cultura d’impresa in sinergia con enti pubblici e privati. È stata questa realtà a farsi ponte tra istituzioni, operatori e territori, strutturando un modello di valorizzazione identitaria che unisce narrazione e concretezza, marketing territoriale e coesione sociale.
Ma se identità e sviluppo sono i pilastri, la narrazione è la trama che li tiene insieme. Lo ha sottolineato l’assessore regionale alla cultura e politiche sociali, Caterina Capponi: «È fondamentale parlare di identità dei territori perché esse rappresentano le cifre profonde della nostra storia. La Regione ha creduto fortemente in questa iniziativa, che rientra in una visione più ampia che mette al centro le stratificazioni storiche, culturali e antropologiche delle nostre comunità».
L’assessore ha poi ricordato che il progetto rientra tra quelli seguiti direttamente dal dipartimento cultura e welfare, con uno sguardo attento alle zone a rischio di disagio sociale, e ha portato i saluti del presidente della giunta regionale, evidenziando la volontà della Regione di intercettare le aree più fragili con strumenti innovativi e inclusivi.
A rappresentare la dimensione associativa e civica del progetto è stata Tiziana Cozzupoli, presidente della Pro Loco di Motta San Giovanni, da tempo impegnata nella promozione del territorio. «Una Pro Loco non è solo sagra o festa – ha detto – ma è missione culturale, promozione dei beni artistici e naturali, valorizzazione dei prodotti identitari, dell’artigianato e dell’agroalimentare. L’identità si costruisce anche mettendo in rete le realtà locali: associazioni, enti, imprese». Fare rete, dunque, per generare ricchezza culturale e opportunità condivise.
Nel corso dell’incontro si sono alternati anche docenti universitari, esperti del mondo produttivo e operatori della promozione territoriale, che hanno discusso del legame tra economia e identità, dell’importanza delle certificazioni di qualità, e delle strategie di narrazione territoriale che possano parlare all’Italia e all’Europa.
Un passo che va oltre la celebrazione simbolica, per diventare strumento operativo di sviluppo sostenibile, all’interno di un nuovo patto tra territori, istituzioni e comunità. In un tempo che cerca riferimenti e prospettive, partire dall’identità può essere il gesto più rivoluzionario di tutti.

