«Di fronte al rumore delle solite polemiche sterili, è la forza dei fatti a fare la differenza. In questi giorni sentiamo discutere e polemizzare sui 5 milioni di euro destinati ad Arghillà, ma sembra quasi che ci si dimentichi di ciò che è accaduto per la prima volta nella storia del nostro quartiere: un ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha messo personalmente piede ad Arghillà ed ha stilato un programma stanziando dei fondi per intervenire su alcune delle emergenze più gravi». Lo dichiara Patrizia D’Aguì, del gruppo civico “Noi siamo Arghillà”, intervenendo nel dibattito seguito alla presentazione del piano straordinario per la riqualificazione del quartiere.

«Non è un dettaglio e non può essere liquidato come una semplice passerella istituzionale, soprattutto da chi sembra aver dimenticato il profondo senso di abbandono istituzionale che Arghillà ha vissuto negli ultimi dodici anni, durante la lunga stagione amministrativa guidata da Giuseppe Falcomatà. Per troppo tempo il nostro quartiere è stato raccontato quasi esclusivamente attraverso il degrado, l'emergenza, le discariche, l'isolamento e le criticità sociali, senza che riuscisse a diventare una vera priorità dell'agenda istituzionale nazionale».

«Oggi qualcosa comincia finalmente a cambiare. E sottolineiamo comincia, perché nessuno pensa che i problemi accumulati in tanti anni possano essere cancellati con una visita o con un singolo finanziamento. Ma con la nuova amministrazione guidata dal sindaco Francesco Cannizzaro, Arghillà ha visto arrivare per la prima volta un ministro dell’Interno. E non soltanto: quella presenza è stata accompagnata da un piano concreto di interventi e dalla volontà dichiarata di mantenere alta l'attenzione del Governo sul quartiere».

«È esattamente questo il punto che rischia di essere oscurato dalle polemiche: per la prima volta Arghillà inizia a sentire concretamente l'attenzione del Governo nazionale. Non siamo al punto d'arrivo. Siamo, finalmente, al punto di partenza. Lo stesso sindaco Cannizzaro lo ha ribadito con chiarezza: questi interventi devono rappresentare soltanto l'inizio di un percorso molto più ampio per la rinascita di uno dei quartieri più frammentati e problematici della città».

I 5 milioni di euro previsti dal programma riguardano interventi su strade e mobilità, illuminazione pubblica, recupero del presidio scolastico, videosorveglianza e bonifica delle aree degradate. A questi si affianca il percorso per il ripristino del posto fisso di Polizia, altro presidio atteso dal territorio.

«A chi oggi solleva critiche pretestuose sulla lotta alla povertà o sulla natura degli interventi – prosegue D’Aguì – va ricordato anche ciò che è accaduto in passato. Il progetto PINQuA destinava circa 15 milioni di euro alla riqualificazione di Arghillà attraverso il programma “A meno che”. Quelle risorse sono state successivamente interessate dal definanziamento disposto dal Ministero, motivato dal mancato rispetto del cronoprogramma e dalla mancata realizzazione, anche parziale, di alcune parti del programma. Il successivo ricorso del Comune è stato respinto dal Tar del Lazio».

«Eppure allora non ricordiamo lo stesso clamore che ascoltiamo oggi. Il sospetto è che certe polemiche abbiano più una matrice politica che un reale interesse per Arghillà. Torniamo ai fatti e ai bisogni reali dei cittadini».

«Non si può parlare seriamente di contrasto alla povertà e alla fragilità sociale lasciando contemporaneamente un quartiere al buio, sommerso dai rifiuti, con strade degradate e senza un presidio scolastico adeguato. Prima di costruire qualsiasi percorso duraturo di sviluppo e integrazione bisogna restituire servizi essenziali, legalità, sicurezza e dignità».

«Il gruppo civico Noi Siamo Arghillà - La Rinascita non considera quindi questi 5 milioni la soluzione definitiva ai problemi del quartiere. Sarebbe sbagliato farlo. Li considera invece il primo tassello di un percorso che oggi, finalmente, può iniziare. Dopo anni nei quali Arghillà si è sentita ai margini, oggi lo Stato entra fisicamente nel quartiere e comincia ad assumersi degli impegni. Adesso bisognerà vigilare affinché quegli impegni diventino opere, servizi e risultati concreti».

«Perché la visita di Piantedosi rappresenta il primo gradino di una nuova stagione per Arghillà. Noi saremo qui a ricordarlo alle istituzioni e a chiedere che a questo primo passo ne seguano molti altri».