Giornata di forte commozione con don Luigi Ciotti, le istituzioni e la figlia Stefania, tra il ricordo del drammatico sacrificio dell’imprenditore locrese e la realtà quotidiana dei progetti di riscatto e accoglienza
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L'area verde antistante l'edificio scolastico di via Nuova, a Camini, da oggi non è più soltanto uno spazio di passaggio: è diventata un presidio di memoria viva intitolata a Vincenzo Grasso, l'imprenditore di Locri barbaramente ucciso dalla 'ndrangheta negli anni Ottanta per non essersi mai piegato al ricatto del racket e delle intimidazioni.
La cerimonia ha visto convergere nel piccolo borgo della Locride i rappresentanti delle istituzioni, i cittadini e l’associazione Libera. A ricordare la figura di quell'uomo giusto è stata in primo luogo la figlia Stefania Grasso, le cui parole hanno toccato le corde più intime dei presenti. Una testimonianza di dignità che si tramanda, una ferita profonda che si trasforma in spinta e coraggio per le nuove generazioni. «La mia famiglia lo scorso anno ha avuto la fortuna di conoscere l’impegno dell’amministrazione comunale di Camini - ha detto Stefania, visibilmente emozionata - È stato qualcosa di straordinario incontrare questa bellezza e incontrare persone che hanno a cuore questi territori, la prima grande vittoria contro qualunque forma di violenza, quella che da cui scappano molte persone che arrivano qui, quella che noi abbiamo subito».
Accanto a lei il sindaco di Camini, Giuseppe Alfarano, ha sottolineato il valore politico e sociale di dedicare quel luogo, proprio davanti a una scuola, a chi ha pagato con la vita la propria onestà. «Camini rifiuta la ‘Ndrangheta. Questo parco sarà il giardino dove i nostri ragazzi impareranno che la legalità si coltiva ogni giorno, con i piccoli gesti e le scelte quotidiane. Crescerà, fiorirà e sarà il segno tangibile che il sacrificio di Vincenzo non è stato invano». ha dichiarato il primo cittadino.
A prendere la parola è stato poi don Luigi Ciotti. Il presidente di Libera, con la consueta forza trascinante, ha scosso le coscienze dei presenti, ribadendo che la memoria non può e non deve ridursi a un mero esercizio del passato, ma deve farsi carne e dovere del presente. «È importante non dimenticarsi che Vincenzo è stato, e per noi continua ad essere, un calabrese perbene innamorato della sua terra, un imprenditore onesto, rispettoso delle regole, determinato e coraggioso - le sue parole - L’80% dei familiari delle vittime innocenti della violenza criminale mafiosa non conoscono la verità, eppure le verità passeggiano per le nostre città, chi c’era ha visto, chi sa non parla. Fare memoria di quello che è successo e continuare a chiedere giustizia sia la ragione della nostra vita».
La giornata è proseguita con un altro momento dal forte valore simbolico: il corteo si è spostato verso il Palazzo Municipale di Camini, dove è stata ufficialmente collocata la nuova bandiera di Libera, segno tangibile di un’amministrazione che sposa apertamente i valori della trasparenza e del contrasto alla criminalità organizzata.
Infine, la delegazione e i partecipanti si sono recati in visita al progetto di accoglienza e integrazione SAI – Jungi Mundu, realizzato in collaborazione con Eurocoop Servizi. Una scelta tutt'altro che casuale: la memoria di una vittima innocente della criminalità si salda così, idealmente, con il futuro di una Calabria aperta, solidale, capace di trasformare l'accoglienza degli ultimi in un'opportunità di rinascita per l'intero territorio.

