Prosegue il focus sul mondo delle carceri con una nuova puntata di “A tu per tu speciale carceri”, che accende i riflettori sulla realtà calabrese, spesso percepita come distante ma in realtà parte integrante della società. Ospite dell’intervista è la provveditrice dell’amministrazione penitenziaria della Calabria, Lucia Castellano, insediatasi da pochi mesi ma già in grado di offrire una visione ampia e concreta del sistema.

La Calabria, spiega Castellano, conta 11 istituti penitenziari e circa 2.900 detenuti, un numero relativamente contenuto rispetto ad altre regioni italiane. Una condizione che rappresenta un punto di forza: la distribuzione equilibrata dei detenuti consente infatti, almeno in teoria, di costruire percorsi personalizzati e più efficaci. Dalla gestione dei detenuti alla prima esperienza, fino ai soggetti legati alla criminalità organizzata, il sistema potrebbe garantire risposte differenziate e mirate, in linea con i principi più avanzati dell’ordinamento penitenziario.

Tuttavia, accanto alle potenzialità emergono criticità rilevanti. Tra tutte, quella legata alla sanità penitenziaria. Nonostante il passaggio della competenza al servizio sanitario nazionale abbia rappresentato un progresso sul piano dei diritti, in Calabria manca un coordinamento regionale efficace. Questo deficit genera disomogeneità tra gli istituti: se realtà come Catanzaro rappresentano un modello positivo, altre come Vibo Valentia, Crotone e Cosenza evidenziano carenze significative, soprattutto nella presenza di specialisti.

La conseguenza è un sovraccarico su alcune strutture, con il rischio di creare nuove forme di squilibrio, in particolare sul piano sanitario. Castellano sottolinea come il problema principale non sia solo organizzativo, ma soprattutto di comunicazione: manca un confronto stabile tra istituzioni, un tavolo condiviso in cui affrontare e risolvere le criticità.
Un altro nodo centrale riguarda il delicato equilibrio tra sicurezza e diritti. In un contesto segnato dalla presenza della criminalità organizzata, diventa fondamentale il lavoro di osservazione e conoscenza dei detenuti.

Distinguere tra soggetti pericolosi e persone fragili o alla prima esperienza è essenziale per evitare che il carcere si trasformi in una “scuola di criminalità”, fenomeno aggravato oggi dall’ingresso illecito di droga e telefoni cellulari.

Non meno importante è il tema dell’edilizia penitenziaria. Garantire condizioni dignitose, dagli spazi abitativi ai servizi essenziali, è un diritto che deve valere per tutti, indipendentemente dal reato commesso. Anche su questo fronte restano margini di miglioramento.
Nonostante le difficoltà, il messaggio finale è di cauto ottimismo. Castellano richiama l’“ottimismo della volontà” ma intravede in Calabria anche segnali concreti di cambiamento, grazie all’impegno di operatori e istituzioni. La chiave, ribadisce, è fare rete: nessun attore può affrontare da solo una sfida così complessa.

L’intervista si chiude così con un appello e una speranza: che il dialogo tra le parti si rafforzi e che le criticità diventino occasione di crescita. Perché il sistema penitenziario, come ricordato, non è un mondo a parte, ma uno specchio della società e delle sue responsabilità.