A cinquant’anni dalla legge 405 del 1975, il sistema consultoriale calabrese registra un divario significativo rispetto agli standard nazionali previsti dal Dm 77. I dati illustrati nel corso dell’incontro promosso da Cgil, Spi e Funzione pubblica Cgil Calabria delineano una rete ridimensionata, con équipe spesso incomplete e servizi non pienamente garantiti.
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Cinquant’anni dopo la loro istituzione, i consultori familiari tornano al centro del confronto pubblico. A Palazzo Alvaro, nella sala conferenze “F. Perri” della Città metropolitana di Reggio Calabria, l’iniziativa “Consultori familiari: un bene da difendere” ha acceso i riflettori su numeri, criticità e prospettive di un presidio socio-sanitario di prossimità considerato strategico per la prevenzione, la promozione della salute e la presa in carico integrata della persona.
L’analisi regionale
A tracciare il quadro più dettagliato è stata Rossella Napolano, segretaria Spi Cgil Calabria e relatrice dell’incontro, che ha illustrato i dati regionali alla luce degli standard fissati dal Dm 77, che prevede almeno un consultorio ogni 20mila abitanti, con la possibilità di uno ogni 10mila nelle aree interne. La popolazione calabrese è pari a 1.844.586 abitanti. In base a questo parametro, i consultori dovrebbero essere 93. Quelli effettivamente operativi risultano invece 47.
Nel dettaglio provinciale:
Catanzaro: 17 previsti, 5 attivi
Crotone: 8 previsti, 4 attivi
Vibo Valentia: 8 previsti, 3 attivi
Reggio Calabria: 26 previsti, 12 attivi
Cosenza: 34 previsti, 23 attivi
«Il dato che emerge è chiaro – ha spiegato Napolano – siamo ben al di sotto dello standard minimo previsto dalla normativa. E anche dove le sedi risultano attive, spesso non dispongono di un’équipe multidisciplinare completa. Questo significa che il servizio non è pienamente garantito».
Secondo quanto illustrato, molti consultori risultano attivi formalmente ma operano con organici ridotti, con la presenza prevalente di ginecologi e ostetriche e l’assenza, in diversi casi, di psicologi e assistenti sociali.
Le criticità organizzative
Dalle slide presentate emerge una situazione a macchia di leopardo. Le prestazioni dell’area “Salute donna” – visite ginecologiche, contraccezione, Pap test – risultano generalmente garantite nelle sedi operative. Il percorso nascita è spesso gestito prevalentemente dalle ostetriche.
Più complessa la situazione dell’area psicologica, frequentemente sospesa per carenza di personale, e dell’area sociale, definita gravemente compromessa per l’assenza di assistenti sociali in numerose sedi. Il modello normativo prevede équipe composte da ginecologo, ostetrica, psicologo e assistente sociale, con presenza stabile cinque giorni su sette.
«Un consultorio senza équipe completa – ha sottolineato Napolano – rischia di trasformarsi in una struttura monofunzionale, snaturando la propria missione originaria».
Un patrimonio da rilanciare
Nel corso del confronto è stato ribadito il valore storico e sociale dei consultori. Tania Scacchetti, segretaria generale Spi Cgil, ha ricordato come si tratti di «un presidio non solo di tutela della salute delle donne, ma un luogo di emancipazione e di tutela delle fragilità», parlando di un patrimonio «conquistato anche grazie alle donne con la legge del 1975» e oggi messo a rischio da un numero inadeguato di strutture e da un evidente sottodimensionamento degli operatori.
Federico Bozzanca, segretario generale della Funzione pubblica Cgil, ha sottolineato la necessità di un investimento strutturale: «I consultori funzionano se hanno équipe multidisciplinari complete. Serve una presa in carico complessiva e dedicata, con continuità del servizio».
Alessandra Baldari, segretaria generale Fp Cgil Calabria, ha definito la situazione regionale «in gravissimo affanno», evidenziando come il consultorio accompagni la persona lungo tutto l’arco della vita, coinvolgendo adolescenti, famiglie e affrontando tematiche centrali come educazione affettiva e contrasto alla violenza di genere.
La sfida della programmazione sanitaria
Il messaggio emerso dall’incontro è chiaro: nella nuova programmazione sanitaria regionale i consultori devono tornare a essere centrali, non solo per rispettare uno standard numerico, ma per garantire piena operatività a un presidio di prossimità gratuito e a libero accesso.
Cinquant’anni dopo la loro istituzione, la sfida non è soltanto difendere l’esistente, ma ricostruire una rete capace di rispondere ai bisogni complessi della società contemporanea, con personale adeguato, équipe complete e servizi realmente accessibili su tutto il territorio regionale.

