A oltre tre anni dal naufragio di Steccato di Cutro, costato la vita a oltre 94 persone, tra cui numerosi bambini, l'eurodeputato Domenico Lucano torna a chiedere verità sulle responsabilità istituzionali e operative legate alla tragedia.

Lucano rende noto di aver presentato il 25 giugno un'interrogazione scritta alla Commissione europea per sollecitare una piena ricostruzione di quanto accaduto nella notte del 26 febbraio 2023, anche alla luce degli obblighi previsti dalla normativa europea in materia di ricerca e soccorso in mare.

Nel comunicato l'europarlamentare ricorda la visita effettuata a Cutro il giorno successivo al naufragio, descrivendo il mare come «un blu oltremare, denso, quasi violaceo, profondo e pesante come un sudario», immagine che utilizza per rappresentare una tragedia che, a suo giudizio, non può essere attribuita esclusivamente alla forza del mare.

«Una morte – afferma – che non può essere attribuita soltanto alla violenza del mare, ma che ci costringe a interrogarci sulle decisioni, sui ritardi e sulle omissioni che hanno segnato il confine tra la vita e la morte».

Nel suo intervento Lucano richiama anche le celebri parole di Pier Paolo Pasolini, «Io so. Ma non ho le prove», spiegando che il riferimento non riguarda l'individuazione di un singolo responsabile, ma la necessità di fare luce su un sistema di responsabilità ancora da accertare.

«Io so che 94 persone sono morte a pochi metri dalla riva, che il Mar Ionio ha restituito i corpi di bambini che potevano essere salvati, che da quella notte esistono domande che attendono ancora risposte e responsabilità che devono essere pienamente accertate», scrive l'eurodeputato.

L'interrogazione alla Commissione europea punta, secondo Lucano, a verificare il rispetto degli obblighi europei in materia di ricerca e soccorso e a ottenere chiarimenti sulle decisioni assunte nelle ore precedenti al naufragio.

«Su Cutro non può esserci archiviazione senza verità. È necessario chiarire omissioni, motivi delle scelte, ritardi. Il richiamo a Pasolini non è quello di un colpevole individuale, ma di responsabilità diffuse, di un sistema di opacità e di disumanità che non può trovare giustificazione quando sono in gioco vite umane».

L'europarlamentare conclude ribadendo l'impegno a proseguire la richiesta di accertamento delle responsabilità. «Quelle persone avevano attraversato il mondo per mettersi in salvo. Per questo, per quelle vite spezzate e per le loro famiglie, continuerò a chiedere verità, giustizia e l'accertamento delle responsabilità».