Da un cielo di bombe a un cielo di stelle, dalla paura di un allarme a una piazza che abbraccia. Un’esperienza che i tredici bambini ucraini tra gli 8 e i 10 anni dei branchi scout di Lutsk e Radomyšl’ non dimenticheranno facilmente. Sono tornati a casa da pochi giorni, ma l’impronta lasciata sul territorio reggino è profonda, tanto quanto quella che la Calabria ha lasciato nei loro cuori.

L’iniziativa è parte di un progetto promosso dal Masci nazionale (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani), che ha dato a questi bambini la possibilità di vivere i campi estivi in Italia, culmine di un intero anno educativo, in luoghi sicuri, accoglienti, lontani dalla guerra.

In Calabria ha risposto all’appello il gruppo Brancaleone 1, con il supporto dell’Agesci Zona Terra del Bergamotto e dell’Agesci Calabria. Il viaggio, lungo e articolato, ha visto i piccoli arrivare a Brancaleone la sera del 25 giugno, accolti non solo dagli scout, ma dall’intera comunità, che ha aperto le braccia e il cuore.

I primi tre giorni sono stati pieni di mare, scoperte nel borgo antico di Brancaleone Vetus e una visita al Centro recupero tartarughe marine. Ma il momento più toccante è arrivato all’improvviso, quando un raduno in piazza con il sindaco Silvestro Garoffalo e i parroci don Ivan Iacopino e don Vladimiro Calvari, con urlo e fischietto finale, ha innescato un ricordo doloroso nei bambini. Per un istante, il suono ha evocato la paura delle sirene e delle bombe. Nataliia, una delle capo scout, lo ha spiegato con delicatezza. Ma quella paura si è sciolta in un abbraccio collettivo, in lacrime condivise da tutta la piazza.

Il viaggio è poi proseguito a Torre di Ruggero, nel Catanzarese, per le Vacanze di Branco. Una vera mobilitazione regionale, con volontari della comunità ucraina accorsi a fare da interpreti. Ma, come raccontano gli educatori, la lingua non è mai stata una barriera: «Il sorriso di un bambino è universale. Il gioco ha fatto tutto il resto».

«La cosa più bella è stata vederli abituarsi all’assenza di guerra», racconta con emozione Manuel Crea, responsabile del gruppo Brancaleone 1. «Gli ultimi giorni urlavano con noi, e quelli che all’inizio si tappavano le orecchie ai rumori forti, avevano smesso di farlo».

La terza tappa è stata Reggio Calabria, con la visita al Museo Archeologico e al lungomare. Anche qui, gli aerei in decollo avevano il potere di far tremare. Ma bastava un sorriso per trasformare il terrore in gioco. «Uno di loro, vedendo un Ryanair volare basso, mi guardò impaurito come per dire “e adesso dove vado?”. Gli ho sorriso. Si è messo a ridere. Si può giocare anche con un aereo!».

Al ritorno da Reggio, la comunità li ha aspettati in strada, tra pizza, barbecue e abbracci, come a dire che quei bambini erano ormai figli adottivi di questa terra. E che per loro, le porte sarebbero sempre rimaste aperte.

«Dio ha operato prodigi attraverso la fratellanza internazionale scout», aggiunge ancora Manuel. «Tutti gli aiuti, ogni avvenimento, è avvenuto in modo inspiegabile. Ci capivamo anche senza parlare la stessa lingua. I nostri bambini con i loro: un’unica famiglia. E ora, rivedendo la storia alle spalle, non posso che dire:
“L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore, perché si è ricordato della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri”».