Giovanni Palumbo, Anna Stasi, Luciano Nucera, Rocco Versace, Alessandro Crucitti: «Il risultato finale ha prodotto un Consiglio sbilanciato, nel quale alcuni professionisti che avevano rispettato l’accordo sono rimasti esclusi mentre altri stati eletti grazie a preferenze individuali ottenute in modo non coerente con l’intesa»
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«Siamo un gruppo di commercialisti iscritti all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Reggio Calabria. Abbiamo partecipato all’ultima tornata elettorale con senso di responsabilità istituzionale, convinti che il rinnovo del Consiglio rappresentasse un momento di coesione e maturità per la categoria. Oggi, invece, ci troviamo costretti a esprimere pubblicamente la nostra profonda delusione per quanto accaduto e per il silenzio che ne è seguito.
È quanto dichiarano in una nota Giovanni Palumbo, Anna Stasi, Luciano Nucera, Rocco Versace, Alessandro Crucitti.
Un accordo chiaro, condiviso e fondato su principi deontologici
«Le trattative che hanno portato alla formazione della lista unica avevano definito un’intesa precisa: equilibrio nella composizione, valorizzazione di colleghi finora marginalizzati, rappresentanza plurale e, soprattutto, un impegno unanime al voto di lista. Il documento lo afferma con nettezza: “Non si trattava di un accordo informale, ma di un patto politico e professionale fondato sui principi di correttezza, lealtà e trasparenza”»
Un patto che non era solo politico, ma profondamente etico
«La violazione del patto: un fatto grave, non un dettaglio elettorale. Il giorno del voto, questo impegno è stato disatteso. Alcuni candidati hanno scelto di promuovere il voto personale, alterando l’equilibrio concordato e producendo un risultato non coerente con la volontà collettiva. Il documento lo conferma: “Alcuni candidati, disattendendo l’indicazione unanime, hanno promosso il voto personale, alterando l’equilibrio concordato”».
Questa condotta non è una semplice dinamica interna: è una violazione dei doveri deontologici di lealtà, correttezza e tutela dell’immagine dell’Ordine.
Un mese di silenzio: nessuna spiegazione, solo l’incasso di un risultato falsato
A distanza di un mese dalle elezioni, né il presidente neo eletto né i colleghi che avevano sottoscritto l’accordo sono stati in grado di fornire una spiegazione plausibile per quanto accaduto. Non una parola, non un chiarimento, non un’assunzione di responsabilità. Si è preferito incassare un risultato alterato rispetto agli impegni assunti, senza affrontare la questione né sul piano etico né su quello istituzionale.
Questo silenzio pesa quanto – e forse più – della violazione stessa. Perché un’istituzione che non chiarisce, non spiega e non tutela la propria credibilità finisce per indebolire la fiducia dei suoi iscritti e l’immagine della categoria».
Un Consiglio che non riflette l’equilibrio originariamente voluto
«Il risultato finale ha prodotto un Consiglio sbilanciato, nel quale alcuni professionisti che avevano rispettato l’accordo sono rimasti esclusi, mentre altri – inizialmente considerati in posizione marginale – sono stati eletti grazie a preferenze individuali ottenute in modo non coerente con l’intesa.
Questo squilibrio compromette: la legittimazione politica del nuovo Consiglio; la coesione interna; la capacità dell’Ordine di rappresentare la categoria nei tavoli istituzionali».
Il danno d’immagine: una responsabilità verso la città e verso i giovani
«L’Ordine dei Commercialisti è un presidio di legalità, competenza e affidabilità per imprese, cittadini e istituzioni. Quando emergono comportamenti incoerenti e accordi disattesi, il danno non ricade solo sugli iscritti coinvolti, ma sull’intera categoria.
Che messaggio stiamo trasmettendo ai giovani professionisti? Che valore ha la parola data se può essere smentita nel momento decisivo? Che credibilità può avere un’istituzione che non chiarisce e non risponde?
La nostra posizione: chiarezza, responsabilità e ricostruzione. Non intendiamo alimentare conflitti. Intendiamo affermare un principio: la credibilità dell’Ordine è un bene comune e va tutelata con comportamenti coerenti, trasparenti e responsabili.
Chiediamo: una presa d’atto pubblica di quanto accaduto; una spiegazione chiara da parte del presidente eletto e dei firmatari dell’accordo; un percorso di ricostruzione della fiducia interna; un impegno concreto a ristabilire equilibrio e trasparenza.
Le sfide che attendono la categoria – digitalizzazione, riforme normative, tutela del ruolo del commercialista – richiedono un’istituzione forte, coesa e rispettata. E la forza di un’istituzione nasce da un principio semplice e imprescindibile: la parola data va rispettata».

