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Nella provincia di Reggio Calabria si confermano tre casi di decessi negli ultimi due giorni: due a Siderno e uno a Catona. Inoltre, sia la città che la provincia sono sotto allerta bollino giallo per ondate di calore, che richiede particolare attenzione soprattutto per anziani, bambini e persone con malattie croniche.
Caldo estremo: almeno quattro vittime in Italia
L’emergenza caldo non riguarda solo il Sud. Negli ultimi giorni, in tutta Italia, si sono verificati almeno quattro decessi accertati collegati direttamente all’ondata di calore. Due turisti – un 75enne a Budoni e un 60enne a San Teodoro – sono morti in Sardegna dopo malori avvenuti in spiaggia. Un camionista di 70 anni è stato ritrovato privo di vita nel suo tir sull’autostrada A4, tra Sirmione e Peschiera del Garda, probabilmente a causa di un infarto legato al caldo. A Genova, un uomo di 85 anni è deceduto dopo essere arrivato disidratato al Pronto soccorso.
Intanto, i Pronto soccorso italiani stanno registrando un aumento del 20% degli accessi, in gran parte per sintomi legati a colpi di calore, disidratazione e scompensi tra la popolazione fragile. Secondo il Ministero della Salute, molte città sono sotto bollino rosso o giallo, con indicazioni di rischio elevato per anziani, bambini e soggetti con patologie croniche.
I ricoveri sociali: quando l’ospedale diventa un rifugio
Non solo emergenza medica. Il caldo estremo sta amplificando anche fenomeni sociali preesistenti, come quello dei cosiddetti ricoveri sociali. A segnalarlo è Alessandro Riccardi, presidente della Società italiana di medicina di emergenza urgenza (Simeu):«Con l’aumento delle temperature cresce anche il numero di persone fragili che, pur in assenza di patologie acute, si presentano nei Pronto soccorso perché non hanno alternative. Parliamo di anziani soli, di senza fissa dimora, o di persone che vivono in condizioni abitative precarie e cercano semplicemente un luogo protetto dove sopravvivere all’ondata di calore».
Il Pronto soccorso, in questi casi, non è più solo un presidio sanitario: diventa rifugio temporaneo, luogo di accoglienza, centro di emergenza sociale. Chi arriva senza una vera urgenza clinica viene comunque accolto e, se non è possibile individuare una sistemazione adeguata tramite i servizi sociali o le strutture territoriali, finisce per essere ricoverato per motivi non sanitari, appunto “sociali”.
«È lo specchio fedele delle fragilità del nostro sistema – aggiunge Riccardi –. Senza una rete di protezione sul territorio, le persone si riversano in ospedale. Ma questo finisce per aggravare ulteriormente la situazione, in una sanità già sotto pressione, con personale ridotto e carenza cronica di posti letto».
Una possibile risposta sarebbe l’attuazione piena del DM 77, che prevede – anche grazie ai fondi del PNRR – la creazione di presidi sanitari territoriali come le Case della Comunità e la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità. Ma su questo fronte, i ritardi sono evidenti, soprattutto al Sud.
Città bollenti, città inospitali
In questo scenario, le aree urbane diventano il teatro più evidente del cambiamento climatico. Secondo i dati del sistema europeo Heat Health Warning System, le temperature registrate a Milano, Roma, Palermo, Napoli, Torino e Firenze sono tra le più alte degli ultimi trent’anni. Ma non è solo una questione di gradi: è il microclima urbano ad aggravare tutto.
L’isola di calore urbana è il fenomeno per cui le città trattengono calore a causa della mancanza di vegetazione, dell’eccessiva cementificazione e di superfici scure come l’asfalto. Anche di notte le temperature restano elevate, con picchi fino a tre gradi superiori rispetto alle zone rurali.
Uno studio europeo su 93 città ha stimato che questo fattore sia responsabile di oltre 6.700 morti premature ogni estate. In Italia, si calcola che un aumento del 30% della copertura verde urbana avrebbe potuto evitare fino a 200 decessi a Roma e oltre 60 a Milano.
Le soluzioni esistono: più alberi, parchi, materiali riflettenti, spazi permeabili, e una pianificazione urbana bioclimatica capace di mitigare gli effetti del caldo estremo.
Gli esperti: «Recuperare l’adattamento naturale al caldo»
Il caldo estremo mette a dura prova anche la nostra capacità biologica e psicologica di adattamento. Lo spiega Giuseppe Araniti, consulente e specialista in scienze naturopatiche:
«Viviamo in ambienti sempre più termocontrollati e artificiali, e questo ha compromesso capacità di adattamento innate che forse i nostri nonni avevano. Il corpo umano soffre sempre in presenza di temperature estreme. Per questo è fondamentale mettere in atto strategie fisiche ma anche psicologiche».
Araniti consiglia alcune buone pratiche valide per tutti: evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde, idratarsi correttamente, prediligere una dieta leggera e stagionale, vestire in fibre naturali, integrare con probiotici e preferire proteine come pesce azzurro e yogurt intero.
Il cardiologo: «Attenzione a chi assume farmaci, possono accentuare gli effetti del caldo»
A lanciare un monito più tecnico è Massimo Siviglia, cardiologo emodinamista del reparto di cardiologia del GOM di Reggio Calabria, che evidenzia come il caldo possa impattare gravemente sui soggetti fragili, specie su chi assume terapie croniche:
«Le raccomandazioni per difendersi dal caldo estremo sono quelle che conosciamo: evitare l’esposizione durante le ore centrali della giornata, bere almeno due litri d’acqua, integrare con frutta e alimenti ricchi d’acqua. Ma attenzione particolare va rivolta a chi assume farmaci antipertensivi, diuretici o vasodilatatori: queste terapie, combinate al caldo, possono causare ipotensione, spossatezza, mancamenti, fino a perdita di coscienza».
Il consiglio del cardiologo è di consultare il proprio medico di famiglia o lo specialista per valutare se e come rimodulare temporaneamente la terapia nei giorni più critici, soprattutto per gli anziani o per chi soffre di scompenso cardiaco o ipotensione latente.
Ci troviamo a fare i conti con gli effetti concreti del cambiamento climatico: estati sempre più torride, temperature fuori controllo e un impatto crescente sulla salute e sulla qualità della vita, soprattutto nelle città. Non si tratta più di eventi eccezionali, ma di una nuova normalità che impone un cambiamento deciso, a tutti i livelli. Servono città più verdi e resilienti, una sanità territoriale capace di intercettare le fragilità, e una maggiore consapevolezza individuale nel proteggere sé stessi e chi è più vulnerabile.

