Dare voce a una generazione spesso esclusa dai processi decisionali e creare uno spazio di confronto tra giovani, istituzioni e territorio. È da questa esigenza che nasce il Forum delle Idee Reggio 2031, realtà composta da ragazzi tra i 25 e i 30 anni che hanno scelto di restare – o di voler tornare – per contribuire attivamente al futuro della città.

Ospiti negli studi del Reggino.it nel format «A tu per tu», i due coordinatori Davide Latella e Francesco Calcagno hanno raccontato la nascita del movimento, gli obiettivi e la visione per una Reggio più inclusiva e attenta ai bisogni delle nuove generazioni.

«Il forum nasce con l’obiettivo di aggregare le realtà giovanili presenti sul territorio e metterle in dialogo tra loro e con la classe dirigente». spiega Davide Latella. «Vogliamo creare uno spazio per chi è rimasto e per chi è andato via ma vorrebbe tornare, riportando al centro del dibattito i bisogni della nostra generazione».

Una distanza, quella tra giovani e istituzioni, che si traduce spesso in mancanza di ascolto e di strumenti di partecipazione. «Non esistono canali strutturati di comunicazione tra chi vive la città e chi prende decisioni – aggiunge Latella – e questo è un limite che abbiamo vissuto sulla nostra pelle».

Tra i temi emersi con maggiore forza c’è quello di una città ancora poco “a misura di giovane”. «Mancano servizi, opportunità e spazi adeguati – continua – e questo riguarda anche il ruolo dell’università. Reggio ha un ateneo importante, ma non è una vera città universitaria».

Un’analisi condivisa anche da Francesco Calcagno, che sottolinea l’importanza del metodo partecipativo adottato dal gruppo: «Il primo passo è stato il passaparola. Quando funziona significa che c’è un bisogno reale. Noi organizziamo attività accessibili a tutti, senza barriere economiche o logistiche, cercando di coinvolgere il maggior numero possibile di ragazzi».

Il cuore del progetto è rappresentato dai momenti di confronto, come il forum organizzato a settembre: «Abbiamo creato tavoli tematici su questioni centrali per la città – spiega Calcagno – raccogliendo idee e proposte direttamente dai giovani, in un contesto informale, lontano dai modelli istituzionali tradizionali».

Un approccio che punta sulla semplicità e inclusione. «Non servono grandi strutture – aggiunge – bastano le persone e le loro idee. Anche uno spazio informale può diventare luogo di partecipazione».

Il Forum si inserisce in un contesto in cui stanno nascendo diverse realtà associative giovanili. «È un segnale positivo – sottolinea Latella – perché dimostra che esiste una generazione che vuole esprimersi. Noi collaboriamo con molte di queste realtà, anche su temi specifici come l’ambiente o i diritti».

Un lavoro che guarda anche alle prossime elezioni amministrative, pur mantenendo una posizione chiara: «Siamo un’organizzazione autonoma e indipendente – precisa Latella – non abbiamo un colore politico e non siamo un movimento elettorale. Ma vogliamo stimolare il confronto».

In questa direzione va il documento che sarà presentato ad aprile, frutto del lavoro svolto negli ultimi mesi. «Conterrà proposte concrete sulla qualità della vita dei giovani – anticipa Latella – dalla partecipazione alle decisioni pubbliche alla mobilità, fino al ruolo dell’università e alla valorizzazione del territorio».

Il nome stesso dell’associazione guarda al futuro: Reggio 2031. «È un orizzonte temporale vicino – spiega Calcagno – un modo per immaginare una città diversa in pochi anni, non in un futuro astratto».

Una visione che, secondo Latella, dipende dalle scelte di oggi: «Se riusciremo a realizzare anche solo parte delle proposte, Reggio potrà diventare una città più vivibile. Altrimenti continuerà a perdere giovani».

Il tema, però, non riguarda solo chi parte. «Dobbiamo pensare anche a chi resta – sottolinea Latella – perché oggi vivere qui è spesso una scelta difficile».

Un concetto che Calcagno sintetizza con una riflessione netta: «A volte restare è un privilegio. Ma non dovrebbe essere così».

Da qui l’invito finale, rivolto all’intera città. «Serve smettere di contrapporre chi va via e chi resta – conclude Calcagno – e iniziare a essere più esigenti, superando quell’idea per cui qui nulla può cambiare».

Un messaggio chiaro, che racconta una generazione pronta a mettersi in gioco e a costruire, passo dopo passo, una nuova idea di città.