Una piazza si è fatta casa comune e luogo di pace. Popoli diversi, provenienti da lontano, con la gioia anche struggente dei loro canti e la bellezza delle loro danze, insieme hanno intonato un inno alla speranza, un segno di resistenza degli animi, una luce pronta a sfidare la tenebra del conflitto armato.

Mentre fuori il mondo brucia in una guerra permanente, a farsi casa comune per le comunità provenienti da Romania, Filippine, Ucraina, Marocco e Georgia, è stata piazza Sant’Agostino a Reggio Calabria.

La parrocchia, anche centro di ascolto diocesano Giovanni Battista Scalabrini per i migranti e per i bisognosi, della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo (già chiesa di Sant’Agostino) di Reggio Calabria continua a praticare la sua storica vocazione interculturale di parrocchia aperta ai popoli venuti da lontano.

Un tripudio di colori e gioia e un crogiolo di tradizioni, profumi e sapori hanno trasformato un luogo, di notte spesso troppo isolato e insicuro, in un cuore palpitante di vita.

«In una società multiculturale, sempre più legata alla complessità e alla interconnettività, ecco l’ossigeno che fa respirare il mondo: la cultura dell’incontro. Violenza e guerre – dichiara l’ufficio Migrantes dell’arcidiocesi Reggio Calabria-Bova – non fanno che soffocare la vita e le relazioni tra i popoli, spaccare tradizioni e valori, avvelenare i rapporti, seminare odio per generazioni.

Questa Festa, come un’oasi nel deserto, vuole affermare la passione per la vita, il rifiuto di ogni violenza, la dignità di ogni essere umano, di ogni popolo, il valore della convivenza e della cooperazione. Attraverso ritmi, colori, corpi ed energie le più differenti poter dire quanto è importante il vivere-insieme, quanto vitale è la pace. Di null’altro il mondo ha bisogno oggi, per vivere», conclude l’ufficio Migrantes dell’arcidiocesi Reggio Calabria-Bova.