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«Sarei salito sulla nave più bella del mondo, che si avvia a compiere 100 anni e in qualità di capo team di Force Protection avrei fatto anche il saluto al seguito del comandante Giuseppe Lai. Quando l’ho saputo, ho pensato che sarebbe stato come realizzare un desiderio talmente grande che neppure mi ero permesso di coltivare. Non mi sembrava vero e invece lo è stato. Ho avuto il dubbio che avrebbero annullato la tappa. Invece ha avuto luogo ed è stata per me un’emozione che non riesco ancora a descrivere».

Un’esperienza unica per il sergente Bruno Latella, classe 1979, sottufficiale della Brigata Marina San Marco, nato e cresciuto a Reggio Calabria e originario del quartiere di Modena, dallo scorso settembre a capo del team chiamato a garantire la sicurezza a bordo della nave Scuola Amerigo Vespucci. Tale è stata tappa nella sua città del tour Mediterraneo della nave Orgoglio italiano nel mondo. Tappa che resterà uno dei momenti più memorabili del suo percorso umano e professionale. Bruno Latella è in servizio presso il 3° reggimento San Marco, battaglione Sdi centro, compagnia Lazio della Marina militare italiana presso il quartier generale Marina Santa Rosa, con le mansioni di addetto al Servizio Difesa Installazioni e alla pianificazione e lo sviluppo dei Piani di Difesa delle Basi Militari.

«Un’emozione grandissima. La tappa nella mia Reggio mi ha reso ancora più orgoglioso di essere italiano e di essere reggino. Tra qualche settimana i miei anni di servizio diventeranno 27. Non avevo finora mai svolto un servizio a bordo del Vespucci. È davvero un onore immenso che la tappa nella mia città di origine ha reso ancora più significativo. Mi sono imbarcato lo scorso settembre a Manila per poi completare il tour mondiale fino a Trieste e da lì intraprendere il tour Mediterraneo che si concluderà a Genova il prossimo 10 giugno».

In servizio sul veliero più antico della Marina Militare italiana nel frangente a cavallo tra il tour mondiale e il tour Mediterraneo, il sottufficiale della brigata marina San Marco ha salutato la sua Reggio lo scorso mercoledì. Dopo aver lasciato il porto, il Vespucci ha eseguito un passaggio ravvicinato a Scilla per poi raggiungere il porto di Palermo dove ancora oggi sosterà. Il percorso che ha condotto fino a qui Bruno Latella, appassionato anche di mountain bike e dei libri di Nicola Gratteri, è iniziato 27 anni fa.

La città, la famiglia e i legami

«Ho lasciato la scuola al quarto anno per frequentare il corso di Abilitazione anfibia. Avevo da poco appena compiuto 18 anni. Era il 1998 quando sono partito da Reggio. Già stavo con Aurelia, che oggi è mia moglie e la madre delle mie due figlie, Sara e Alessia. Ci siamo conosciuti agli scout. Io avevo 15 anni e lei 13. Insomma sempre al mio fianco. Oltre 30 anni di vita insieme. Un lungo fidanzamento e poi il matrimonio e la famiglia a Reggio che resta sempre la mia città.

In questo mio percorso ho conseguito anche il diploma presso l’istituto paritario Kolbe di Nola e la laurea triennale in Scienze della Difesa e della Sicurezza presso l’università Leonardo Da Vinci di Zugo in Svizzera. Gli studi non sono ancora finiti. Non saprei dire da dove sia nata questa mia passione per le armi e per la Marina militare ma fin da giovanissimo ho sentito che avrei dovuto coltivarla e seguirla.

La mia scelta così radicale e precoce ricordo che aveva destato preoccupazione nei miei genitori, Fortunata e Saverio, che poi nel tempo ho reso fieri di me. Mio padre, che spesso manifestava il suo orgoglio per il mio percorso, sarebbe stato fiero di vedermi sul Vespucci. Purtroppo, è mancato nel novembre 2023. Ci sarebbe stato anche lui con tutta la mia famiglia, con mia madre e i miei fratelli Domenico ed Emilia, a salutarmi in questa occasione così speciale».

La città dello Stretto, che aveva già fatto registrare un sold out il primo giorno di prenotazioni, ha accolto la nave scuola con circa venti mila presenze in un giorno e mezzo. Per il sergente Bruno Latella un’esperienza assolutamente da incorniciare che si colloca nel contesto di un percorso umano e professionale di grande importanza.

Sicurezza dell’Unità Navale in navigazione e in porto

«Sono capo team della Force Protection di bordo che si occupa prevalentemente della Sicurezza dell’unità navale in Navigazione e in Porto. Svolgiamo attività in fase di ormeggio e disormeggio della nave per accertare che non vi siano elementi ostativi. In porto ci occupiamo del controllo della popolazione durante le soste nonché del controllo dei viveri quando si espleta attività logistica. Noi facciamo i turni di guardia a prora, prua e in plancia, ossia sul ponte di comando».

La vita a bordo

«Un onore, un’emozione e anche un’esperienza vissuta molto bene. Questa nave rende partecipe in tutto e per tutto. Ti entra nel cuore e non lo lascia più. Noi non facciamo parte dell’unità navale e dunque non sono scontate l’esperienza aggregante come quella che stiamo vivendo e l’integrazione con l’equipaggio che sta contraddistinguendo questo viaggio così speciale.

Questa è comunque una unità navale atipica. In quanto nave scuola dove si addestrano gli allievi ufficiali. Qui – racconta il sottufficiale della brigata marina San Marco, Bruno Latella tutti danno una mano e collaborano, seppure con ruoli e competenze ben distinti. La mattina c’è l’allenamento e il condizionamento fisico. Il pomeriggio ci dedichiamo alla pianificazione delle diverse lavorazioni necessarie in ingresso nel porto e di uscita dal porto.

Ci sono momenti di convivialità in cui scambiamo idee ed esperienze. Tutto ciò è molto stimolante. Scenderò da questa nave più ricco di conoscenze ed esperienze di quando mi sono imbarcato. Dopo un corso specifico, debitamente affiancato, ho fatto anche l’esperienza di salire sull’albero Maestra, il più alto. Sono salito fino alla cima, a 54 metri di altezza in piena navigazione. Un’esperienza forte e bellissima».

La lontananza da casa

«La nostra è stata una traversata piuttosto tranquilla, anche in zone notoriamente ostili. Se dovessi indicare gli aspetti più duri, parlerei dei turni di guardia, che nelle zone ostili abbiamo dovuto raddoppiare, e della lontananza da casa. Sono partito a settembre per imbarcami a Manila in pieno tour mondiale. Per un filo non ho potuto essere presente al primo giorno di scuola delle mie figlie, Sara e Alessia. Un primo giorno speciale visto che Sara ha iniziato quest’anno un nuovo ciclo di studi al liceo mentre Alessia ha iniziato proprio la scuola, con la prima elementare. Questo resta un rimpianto.

Sono riuscito a tornare a casa qualche giorno solo per Natale e poi via ancora. Per sette mesi lontano prima della licenza e del ritorno a bordo. Adesso completerò il tour Mediterraneo fino a Genova. Lì arriveremo il prossimo 10 giugno. E quando tornerò a casa – racconta il sottufficiale della brigata marina San Marco, Bruno Latella – sarò nuovamente “assalito” dalle domande e dalle curiosità delle mie figlie. Alessia mi chiederà ancora dei pirati e io risponderò che l’Amerigo Vespucci è la nave più bella del mondo che incanterebbe anche chi volesse minacciarla. Ed è davvero così. C’è qualcosa di speciale che rende tutti noi davvero piccoli rispetto a cotanta magnificenza»

La bellezza, l’identità, l’orgoglio

«La bellezza dei luoghi che forse non rivedrò mai più. La reputazione altissima di cui godono l’Italia e gli italiani. Lo sguardo affettuoso e commosso delle tante persone che ci accolgono e ci salutano nei porti. L’orgoglio di essere a bordo di questa prestigiosa nave scuola unitamente ad un equipaggio straordinario e parte di un progetto identitario che ormai l’Amerigo Vespucci sta incarnando sempre di più agli occhi del mondo. E il mondo ne ha un rispetto profondo. Tutti i popoli che abbiamo accolto a bordo, hanno amato questa nave scuola.

Ecco cosa rende sopportabile quella lontananza dai miei cari. Non sono un tipo che si commuove facilmente. Una lacrima è però scesa a Venezia quando siamo partiti e tutti ci salutavano dalla banchina. Una grande emozione è stata arrivare a Trieste lo scorso marzo. Eravamo attesi – racconta infine il sottufficiale della brigata marina San Marco, Bruno Latella – da una folla desiderosa di accoglierci e di vederci arrivare in terra nostra. Ma certamente il mio cuore è scoppiato a Reggio, il luogo delle mie radici e dei miei affetti».