I fedeli presenti hanno voluto ricordare che la tradizione non è soltanto qualcosa da conservare formalmente, ma una storia da abitare con fede, rispetto e coerenza
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Nella serata del 2 luglio, memoria liturgica della Beata Vergine delle Grazie, alcuni fedeli legati all’Arciconfraternita Maria SS. del Rosario si sono ritrovati nuovamente dinanzi alla Chiesa del Rosario di Bagnara Calabra per vivere un momento semplice e raccolto di preghiera.
La chiesa è rimasta chiusa, ma la comunità non ha voluto lasciare che passasse sotto silenzio una ricorrenza profondamente legata alla devozione mariana e alla storia spirituale dell’Arciconfraternita. Per questo, davanti al portale principale, tra candele accese, rosari e preghiere, è stato vissuto un momento di affidamento alla Vergine delle Grazie, nel desiderio di custodire una memoria che appartiene non solo al passato, ma anche al presente e al futuro della comunità.
Dopo il Rosario recitato nelle scorse settimane, questa volta il segno centrale è stato l’incenso. Un gesto antico, semplice e profondamente cristiano: l’incenso che sale richiama la preghiera del popolo che si innalza a Dio, come recita il Salmo: «Come incenso salga a te la mia preghiera» (Sal 140,2). Davanti alla porta chiusa della chiesa, il profumo dell’incenso ha voluto esprimere una fede che non si spegne, una preghiera che continua a salire e una devozione che resta viva anche nei momenti di prova.
Il titolo scelto per il momento di preghiera, “La Grazia ci raduna”, ha sintetizzato il senso dell’iniziativa: non un gesto di contrapposizione, ma un invito alla comunione, alla responsabilità e alla speranza. I fedeli presenti hanno voluto ricordare che la tradizione non è soltanto qualcosa da conservare formalmente, ma una storia da abitare con fede, rispetto e coerenza.
Il momento di preghiera si è sviluppato attraverso cinque contemplazioni mariane, pensate come un cammino di memoria, responsabilità e speranza. Al centro non vi era soltanto il ricordo di una tradizione, ma il desiderio di rileggere il presente alla luce della fede. La prima contemplazione, Maria riceve la Grazia: la memoria che diventa responsabilità, ha invitato a riconoscere la storia ricevuta come un dono da custodire e non da disperdere. La seconda, Maria visita Elisabetta: la fede che non resta chiusa, ha guardato a una fede che si fa incontro, servizio e vicinanza. La terza, Maria custodisce nel cuore: la Grazia che purifica la memoria, ha richiamato la necessità di una memoria capace di non trasformarsi in rancore, ma in responsabilità. La quarta, Maria sotto la Croce: la pace che nasce dalla verità e dal perdono, ha posto al centro il dolore, la verità e il perdono come passaggi necessari per una pace autentica. Infine, la quinta, Maria nel Cenacolo: la Grazia che apre il futuro, ha aperto lo sguardo alla comunione, all’ascolto e alla preghiera della Chiesa nascente.
In questo percorso, il segno dell’incenso ha accompagnato le diverse intenzioni di preghiera: per la memoria di chi ha preceduto, per la verità che illumina il presente, per la custodia dell’Arciconfraternita, per la riconciliazione delle ferite e per le generazioni future.
Particolarmente significativo è stato anche il richiamo conclusivo alla necessità di essere “credenti credibili”: «Non basta dire di amare la Chiesa: occorre servirla. Non basta dire di amare l’Arciconfraternita: occorre custodirla con verità, responsabilità e rispetto. Non basta invocare la pace: occorre diventare persone capaci di riconciliazione. Non basta ricordare i padri: occorre essere degni dell’eredità ricevuta».
Da qui l’invocazione finale rivolta alla Vergine delle Grazie: «Rendici credenti credibili. Donaci una fede limpida, una memoria viva, una coscienza retta e un cuore capace di servire. Fa’ che ciò che abbiamo ricevuto non venga disperso, ma tramandato con verità, amore e speranza».
Il momento vissuto dinanzi alla Chiesa del Rosario ha voluto essere anche un segno di presenza: discreto, orante, ma significativo. Una soglia ancora chiusa, davanti alla quale la comunità continua a pregare. Un segno che parla senza forzature: anche quando gli spazi non sono accessibili, la fede può ancora radunare, consolare e aprire cammini nuovi.
I promotori desiderano rivolgere un sentito ringraziamento agli enti civili ed ecclesiastici competenti e alle autorità preposte, per l’attenzione dimostrata, che hanno consentito lo svolgimento del momento di preghiera in un clima ordinato, sereno e rispettoso.
L’auspicio dei fedeli è che questi momenti possano contribuire a favorire ascolto, dialogo e rinnovata comunione, perché l’Arciconfraternita Maria SS. del Rosario possa continuare a essere, per Bagnara Calabra, luogo di fede, memoria e appartenenza.
Come è stato ricordato durante la serata: «Noi abbiamo ricevuto una storia. Noi siamo il presente. Noi abbiamo il dovere di custodire il futuro».

