Sfidando la gelida serata di inizio anno 2026, nella piazza antistante la Chiesa di San Domenico a Sala di Mosorrofa, all’imbrunire, si è radunata una variopinta e discreta folla di persone, richiamati dal desiderio di dare il proprio contributo di testimonianza per la richiesta di Pace. Hanno risposto alla convocazione che anche quest’anno l’Azione Cattolica di Mosorrofa e la Parrocchia San Demetrio hanno diramato alla comunità mosorrofana organizzando una marcia per la pace, come ormai di consueto, il 1 gennaio.

Molto toccante il momento di preghiera iniziale nel quale Pasquale Andidero, presidente dell’Azione Cattolica, ha esortato tutti a perseguire per prima la pace del cuore. «La pace deve cominciare innanzitutto da noi, dalle piccole cose, dall’attenzione agli ultimi» ha detto ricordando che le tante guerre che ci sono nel mondo sono tutte figlie dell’egoismo e della ricerca di sopraffazione dell’altro per il proprio interesse.

Ha poi introdotto il tema della marcia “Per una pace disarmata e disarmante” dal messaggio per la LIX Giornata mondiale della pace di Papa Leone XIV leggendone l’incipit . “La pace sia con voi!” antichissimo saluto, ancora oggi quotidiano in molte culture. … Fin dalla sera della mia elezione a Vescovo di Roma, ho voluto inserire il mio saluto in questo corale annuncio. E desidero ribadirlo: questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente. Ha, poi aggiunto Andidero, ringraziando i partecipanti, «sappiamo benissimo che non sarà la nostra marcia a cambiare il corso dei conflitti ma come uomini e donne e come cristiani abbiamo il dovere di far sentire anche la nostra flebile voce, una candela accesa non illuminerà il mondo ma renderà sicuramente meno buia la notte».

Lungo la via provinciale che porta a Mosorrofa, finalmente con un manto stradale nuovo, nelle cinque soste ci si è soffermati sul pensiero del Papa espresso nel messaggio.

Il contrasto fra tenebre e luce. Vedere la luce e credere in essa è necessario per non sprofondare nel buio. La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. Mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. In questo contesto di “terza guerra mondiale a pezzi”, cosi definita da Papa Francesco, bisogna essere vigili come sentinelle nella notte.

Sant’Agostino esortava «Se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi; siate voi anzitutto saldi nella pace. Per infiammare gli altri dovete avere voi, all’interno, il lume acceso.

Una pace disarmata. La cosa che più sconcertò i discepoli fu la risposta non violenta di Gesù. Lui ripeté con fermezza a chi voleva difenderlo con le armi: “Rimetti la spada nel fodero”. La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta.

Anche se, oggi, molte sono le persone col cuore pronto alla pace, un grande senso di impotenza le pervade di fronte al corso degli avvenimenti, sempre più incerto. Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui. La deterrenza nucleare, incarna l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza. Nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4%.

Una pace disarmante. Già Giovanni XXIII aveva introdotto per primo la prospettiva di un disarmo integrale. Così scriveva nella Pacem in terris: «Occorre riconoscere che l’arresto agli armamenti a scopi bellici, la loro effettiva riduzione, e, a maggior ragione, la loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo non si procedesse ad un disarmo integrale; se cioè non si smontano anche gli spiriti, adoprandosi sinceramente a dissolvere, in essi, la psicosi bellica: il che comporta, a sua volta, che al criterio della pace che si regge sull’equilibrio degli armamenti, si sostituisca il principio che la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia».

Oggi, la giustizia e la dignità umana sono più che mai esposte agli squilibri di potere tra i più forti. Ad una simile strategia va opposto lo sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala. E’ un invito alla collaborazione, a lavorare insieme, a dialogare. Solo dal dialogo vero può nascere la pace.

Si è ricordato pure che il Presidente Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno invitando ad adoperarsi per la pace ha richiamato le parole di Papa Leone XIV, cercare una pace disarmata e disarmante.

Leone XIV conclude la sua lettera con l’invito ad avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita ricordando le sacre scritture (Is. 2,4-5) «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra».

Giunti a Piazza San Demetrio, infreddoliti nel corpo ma riscaldati nell’animo, i partecipanti, tenendosi per mano, hanno recitato una preghiera di ringraziamento e di intercessione a Dio. Questa marcia, che ormai si ripete a Mosorrofa da circa 30 anni, con la pausa del periodo Covid, vuole essere un segno, una goccia nell’oceano, come ci diceva Santa Madre Teresa di Calcutta, vuole essere un atto educativo in primis per la comunità mosorrofana ma anche per chiunque ha a cuore la pace. Con la consapevolezza di aver contribuito alla buona riuscita della marcia e con la gioia di sapersi parte di una, anche pur minima, azione educativa per la pace ognuno, dopo aver scambiato il segno della pace con tutti i presenti, è tornato alle proprie case col proposito di incarnare nella propri vita questa richiesta di pace.