Secondo Onda Orange, Reggio Calabria è una città geograficamente sul mare ma ancora distante da una vera identità marinara. Tra contraddizioni storiche, problemi ambientali irrisolti e scelte culturali discutibili, l’associazione invita a ripensare il rapporto con lo Stretto come leva strategica per il futuro della città.
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La geografia dice che Reggio Calabria è una città sul mare. Ma Reggio è davvero una città di mare? A giudicare dai culti, non sembrerebbe. La venerata effige della santa patrona è collocata quasi tutto l’anno in collina, mentre grande devozione è riservata alla Madonna di Polsi e alla Madonna della Montagna. Anche la tradizione culinaria appare prevalentemente aspromontana, con poche eccezioni legate al mare.
Nella sua caratteristica contraddittorietà, Reggio è una città che affaccia sul mare ma che, storicamente e culturalmente, ha guardato verso l’interno. Solo negli ultimi decenni si sta tentando, lentamente, di ricucire un rapporto autentico con lo Stretto.
Le motivazioni storiche sono molteplici. Per secoli il mare ha rappresentato una minaccia dalla quale difendersi dietro le mura cittadine; successivamente, quando i bastioni hanno lasciato spazio ad altro, è stata la ferrovia a segnare una frattura fisica e simbolica tra la città e il mare.
Con la realizzazione del Lungomare Falcomatà, Reggio ha riabbracciato in modo diretto il proprio litorale, ma il rapporto resta ancora fragile e incompiuto. Per gran parte dell’anno, le questioni legate alla balneazione del litorale reggino e agli scarichi a mare scompaiono dal dibattito pubblico, per riemergere in maniera ciclica e spesso retorica nei mesi estivi, senza che vengano mai delineate soluzioni strutturali a problemi ormai atavici.
Emblematica, secondo Onda Orange, è la contraddizione rappresentata dai tuffi di Capodanno dei vertici dell’amministrazione comunale proprio in quel mare che, per lunghi tratti dell’anno, è oggetto di interdizioni alla balneazione. Un modo singolare di affrontare una delle leve strategiche più importanti per il futuro della città.
I numerosi scarichi a mare presenti nel centro storico e nel nuovo parco lineare sud continuano a impedire a cittadini e turisti di fruire in modo salubre di un tratto di costa che, dal punto di vista paesaggistico, resta tra i più suggestivi e invidiabili.
Reggio ha oggi la necessità di proiettarsi nuovamente verso lo Stretto e verso il Mediterraneo. In questa direzione, una possibile chiave di svolta potrebbe essere rappresentata dal costruendo Museo del Mare, a condizione che si scelga un approccio concreto e scientifico nel racconto che questa struttura dovrà offrire, evitando il rischio di trasformarla nell’ennesimo progetto ambizioso privo di contenuti reali.
I primi segnali, tuttavia, non vengono giudicati incoraggianti. La proposta di dedicare il museo all’illustre reggino Gianni Versace solleva interrogativi: sebbene lo stilista meriti senza dubbio una memoria più forte in città, resta poco chiaro il legame tra la sua figura e il mare.
Per Onda Orange, il Museo del Mare dovrà essere un luogo dinamico, capace di raccontare non solo il passato ma anche il futuro di Reggio e la sua posizione geopolitica al centro del Mediterraneo. Uno spazio in grado di costruire una narrazione rivolta sia ai reggini sia ai turisti, che sappia guardare avanti e interrogare il presente.
Le scelte compiute oggi ricadranno inevitabilmente sulle generazioni future. Per questo, secondo l’associazione, è necessario dare un senso e una vocazione chiara a questa struttura. Da qui deve partire una vera e propria rivoluzione del rapporto tra Reggio e il suo mare, verso il quale la città è chiamata a intravedere e costruire il proprio futuro.

