Musica, poesia, arte e memoria nel cortile del Cassiodoro-Don Bosco per il Premio dedicato al poeta e autore dei Kalavrìa. Premiati gli studenti protagonisti del concorso dialettale e del premio speciale sul Castello di Sant'Aniceto
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Non una semplice commemorazione, ma un momento di trasmissione culturale tra generazioni. È questo lo spirito che ha animato la quinta edizione del Premio di poesia dialettale «Così è la vita», Memorial Peppe Stellittano, andato in scena nel cortile della scuola media Don Bosco di Pellaro tra letture, musica e premiazioni dedicate agli studenti dell'Istituto Cassiodoro-Don Bosco.
L'iniziativa, promossa dal Gruppo Musicale Kalavrìa, da Città del Sole Edizioni e dall'istituto scolastico reggino, ha confermato la sua missione originaria: mantenere vivo il patrimonio linguistico e culturale del territorio attraverso il coinvolgimento delle nuove generazioni.
Al centro della serata la figura di Peppe Stellittano, artigiano di professione e poeta per vocazione, autore di numerosi testi dei Kalavrìa e per anni presidente onorario del gruppo musicale che proprio nel 2026 celebra il cinquantesimo anniversario della sua fondazione. Una figura che continua a rappresentare un punto di riferimento per la cultura popolare dell'area reggina.
A ricordarlo è stato il figlio Nino Stellittano, che ha spiegato il significato più profondo della manifestazione.
«Non è soltanto un ricordo della persona, né una festa dedicata a lui. È una festa dei valori che ha portato avanti per tutta la vita. Mio padre ha lottato per non far disperdere il dialetto, l'arte popolare e la cultura del territorio. Per questo ogni anno ripartiamo dalla scuola, perché la cultura non deve essere chiusa in un cassetto ma condivisa con i ragazzi che rappresentano il futuro della società».
Peppe Stellittano non ebbe la possibilità di completare gli studi durante gli anni della Seconda guerra mondiale, ma trasformò quella mancanza in una sete inesauribile di conoscenza. «Comprava libri, leggeva continuamente e ci ha insegnato che bisogna investire sui giovani – ha raccontato il figlio –. Diceva sempre che un popolo senza il proprio dialetto è destinato a morire. La lingua madre è la nostra storia e va difesa».
Da qui la scelta di costruire il Memorial attorno agli studenti, chiamati a confrontarsi con il dialetto come strumento espressivo e non soltanto come testimonianza del passato.
Nel corso della serata sono stati premiati i vincitori della quinta edizione del concorso «Così è la vita».
Il primo premio è stato assegnato a Samuel Marino della classe I A con la poesia «'Na susciata i ventu pi tia...». Secondo classificato Diljaan Singh della I B con «U cori divisu», mentre il terzo posto è andato a Rachele Maria Costantino della I B con «'Na meravigghia».
Quarto premio per Matilde Chiara Lutero della III C con «Casa». Quinto premio ex aequo a Giulia Diano della III D con «A vita 'nta 'nu biccheri» e a Matilde Procopio della III E con «'Na maschera».
Particolarmente significativo anche il premio speciale «La mia creatività: il Castello di Sant'Aniceto», nato per valorizzare uno dei luoghi simbolo della storia dell'area grecanica.
Il primo premio speciale è andato a Benedetta Tripodi della I E per il dipinto «La fortezza dell'anima». La giuria, composta da Elisabetta Chinnì e Franco Arcidiaco, ha premiato l'opera per «l'originalità della lettura simbolica», capace di trasformare il castello in metafora della resilienza umana e della capacità di rinascere dopo le difficoltà.
Secondo premio speciale ad Aron Gallo della I E per la poesia «U castellu», apprezzata per la profondità con cui racconta il Castello di Sant'Aniceto come custode della memoria e ponte ideale tra passato e futuro.
A condurre la serata è stato Gigi Miseferi, che ha ricordato il valore umano e culturale di Stellittano.
«Parliamo di un uomo straordinario, un artigiano e un artista allo stesso tempo. Nelle sue poesie c'era una saggezza che andava oltre il racconto popolare e diventava quasi riflessione filosofica. Aveva la capacità di trasformare l'esperienza quotidiana in qualcosa di universale».
«I ragazzi riescono a esprimere attraverso il vernacolo sentimenti e concetti che spesso l'italiano non restituisce con la stessa forza. Ricordare da dove veniamo è fondamentale per capire dove stiamo andando. Un popolo che perde la propria lingua perde una parte della propria identità».
Nel suo intervento Nino Stellittano ha voluto ringraziare la dirigente scolastica Eva Nicolò, che da cinque anni sostiene il progetto, insieme a Franco Arcidiaco di Città del Sole Edizioni, al Kiwanis, promotore delle borse di studio, e alla Commenda di Sant'Aniceto, che quest'anno ha contribuito alla nascita del premio speciale dedicato al castello.
Una rete di realtà associative, culturali e scolastiche che continua a portare avanti l'eredità di Peppe Stellittano: quella di un uomo che, pur senza titoli accademici, ha fatto della cultura popolare, della poesia e del dialetto uno strumento di crescita collettiva e di riscatto per il territorio.
La serata si è conclusa con l'esibizione dei Kalavrìa, nel segno di quella tradizione musicale e culturale che Peppe Stellittano contribuì a costruire con la sua penna e che, a distanza di anni, continua ancora oggi a parlare alle nuove generazioni.

