La vicenda dei bambini del bosco, ancora all’attenzione dei mass media nazionali, solleva un tema più generale: quello dell’allontanamento dei minori dal nucleo familiare d’origine, delle motivazioni di un così grave provvedimento, di come prevenirlo, dei tempi della sospensione della responsabilità genitoriale. Una questione delicata di cui il legislatore si sta occupando con dei provvedimenti che sono all’esame del parlamento. Su questa problematica anche la senatrice calabrese Tilde Minasi è intervenuta e proprio nei giorni scorsi presentando un disegno di legge che propone alcune importanti modifiche alla legge 184 sull’affido e l’adozione, in particolare sui tempi di permanenza dei minori nelle comunità e nelle famiglie affidatarie e sulle responsabilità degli attori istituzionali coinvolti. Per il Centro Agape è tempo che anche nel nostro territorio servizi sociali, Tribunali e procure per i minorenni si facciano carico con maggiore impegno della condizione di moltissime famiglie in difficoltà che molte volte ritardano la richiesta di aiuto ai servizi sociali per vergogna, per paura che i figli possono essere allontanati o per una errata percezione e rielaborazione delle difficoltà che si stanno affrontando. D’altro canto, i servizi e i Tribunale per i minorenni al momento dell’intervento, si vedono spesso costretti ad attivare provvedimenti di un forte impatto, cioè di tipo emergenziale, che portano inevitabilmente all’allontanamento dei bambini quando la situazione è compromessa.

Così facendo, si ritrovano loro malgrado, ad alimentare ancor di più la crisi familiare e ad incrementare aree di conflittualità. Un intervento tanto doloroso e complesso può assumere un valore costruttivo solo se concepito come tappa di un progetto più ampio di sostegno e di recupero delle capacità genitoriali. L’Agape in forza della esperienza delle tante famiglie con fragilità che ha seguito in questi anni con il suo centro di ascolto ribadisce che per prevenire l'allontanamento dei minori dalla famiglia d'origine, è fondamentale implementare un sistema di supporto che includa supporto psicologico e sociale alle famiglie d’origine , interventi educativi per i figli e misure di sostegno concrete (come, ad esempio, assistenza domiciliare educativa, centri diurni, affido familiare residenziale e diurno) e ricorrere al collocamento in comunità solo quando strettamente necessario e per un tempo limitato.

Su questa strada meritoria è stata la sperimentazione del programma P.I.P.P.I. (Programma di Intervento per la Prevenzione dell'Istituzionalizzazione) un progetto sociale italiano che ha la finalità di sostenere le famiglie in difficoltà per prevenire l'allontanamento dei bambini dai nuclei familiari, un programma che ha coinvolto anche il Comune di Reggio e che andrebbe potenziato. Una esperienza che conferma come un ruolo importante lo possono svolgere tutte quelle famiglie e anche singoli che si rendono disponibili ad affiancare famiglie con fragilità. Si configura come una forma di intervento sociale di prossimità attraverso il quale una famiglia affianca un‘altra famiglia che sta vivendo un momento di temporanea difficoltà per un tempo definito. Si realizza mediante l’elaborazione condivisa di un progetto educativo, che vede coinvolti parimenti tutti i componenti di entrambi i nuclei, in una partecipazione equilibrata rispetto al genere, all’età, alle competenze ed alle esperienze di ciascuno.

Nell’affiancamento familiare, in sintesi, troviamo un sistema familiare che interagisce con un altro sistema familiare. Pur permanendo ciascuno nel proprio nucleo familiare per il minore si aprono le porte alla relazione con altri adulti che possono aiutarlo nella sua crescita. A Reggio ci sono state esperienze positive di famiglie e di singoli solidali ma vanno incrementate ricercando il consenso della famiglia d’origine che è condizione necessaria.

Un altro fronte urgente e importante su cui intervenire, per Agape, è quello dei minori che si trovano in comunità a seguito di provvedimenti di allontanamento. Serve un monitoraggio costante e reso pubblico nel rispetto della privacy per evitare che rimangono in un limbo, in attesa di provvedimenti che lo facciano rientrare nella famiglia d’origine o in altre soluzioni alternative come l’affido e l’adozione. Accanto a questo sarebbe importante, per quei minori che non rientrano in famiglia nei fine settimana e nei periodi festivi favorire l’azione di sostegno che possono dare delle famiglie e dei singoli volontari disponibili a queste forme di accoglienza part-time. Una sfida che non può essere delegata a Servizi sociali e Tribunale per i minorenni, tutta la comunità si deve interrogare se e come intende prendersi cura dei propri minori soprattutto di quelli più fragili. Per Mario Nasone presidente di Agape non serve scandalizzarsi quando storie di abbandono diventano cronaca per maltrattamenti o addirittura infanticidi perché tante tragedie potevano forse essere evitate, (pensiamo a quella vissuta a Villa San Giovanni) se ci fosse stata una attenzione ed una vicinanza della comunità a queste fragilità

Su questi temi Agape ha organizzato, all’interno del progetto nazionale CASA su affido e adozione, sostenuto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per MERCOLEDI’ 3 DICEMBRE alle ore 18.00 c/o la sede di via P. Pellicano, un incontro che vedrà gli interventi di Emanuele Mattia Garante infanzia e adolescenza della Città Metropolitana, Francesca Chirico presidente dell’Azione Cattolica, un rappresentante del Tribunale per i minorenni, avv. Pasquale Cananzi della camera Minorile, di Alice Pizzi assistente sociale e di Mario Nasone presidente Agape.