Tutti gli articoli di Società
PHOTO
«Si è svolto al teatro comunale Francesco Cilea, la performance di teatro e danza dal titolo “Pezzi” realizzato dal Centro Reggino di Solidarietà – Cereso in collaborazione con la Scuola di Recitazione della Calabria, diretta da Walter Cordopatri.
Forse non è corretto chiamarlo spettacolo – si legge nella nota stampa del Cereso – perché ciò che è andato in scena al Cilea ieri, è il risultato di un percorso che, da oltre un anno, vede coinvolti gli ospiti della comunità Cereso e gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado della città nella prima fase e della scuola di recitazione della Calabria in seguito, attraverso la partecipazione di Marco Aquino, Valerio Diaco, Flavia Orecchio, Clarissa Saverino, Teresa Sorace.
Il percorso, appunto, che è frutto di un’intenzione educativa che il Cereso con chiara determinazione porta avanti, ovvero l’idea la prevenzione dall’uso delle sostanze e dei comportamenti di addiction non può essere ridotta a spot o a interventi singoli e decontestualizzati dalla vita e dalle difficoltà delle persone alle quali si rivolge e dei ragazzi in modo particolare, ma attraverso percorsi educativi capaci di costruire relazioni significative.
Il progetto teatrale che ha portato alla realizzazione di questo evento è proprio la sintesi di quanto detto: è un percorso di coinvolgimento e contaminazione delle persone che sono in trattamento nei servizi del Cereso e delle persone che hanno scelto di aderire al laboratorio. Insieme, per molti mesi, questo eterogeneo gruppo, guidato dall’arte, dalla passione e dalla professionalità di Renata Falcone e Agata Scopelliti e dalla presenza costante di Natina Ferrara, educatrice del Cereso referente del Progetto, hanno messo insieme e hanno condiviso le proprie fragilità e i propri sentimenti, che sono diventati i testi autobiografici dello spettacolo nel quale non solo le parole, ma anche i gesti e la musica sono fondamentali. Ciò per dire che a volte le parole non bastano per esprimere la sofferenza e la fragilità, ma che bisogna trovare un modo, altri modi e l’arte è uno di questi, forse il più prezioso e universale perché ci permette di andare oltre e di sintonizzarci sulla nostra comune umanità.
Lo spettacolo – si legge ancora nella nota stampa del Cereso – era già stato presentato a Roma, come evento conclusivo di un progetto che ha visto coinvolti anche altri centri di recupero aderenti alla rete della Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche – Fict e presso il Cineteatro Aurora, lo scorso 10 dicembre. Proprio in quell’occasione, la prefetta Clara Vaccaro, presente alla prima dello spettacolo, aveva espresso l’idea agli spettatori e ai responsabili del Cereso di potere rivolgere il messaggio profondo e importante di quanto realizzato a molte più persone e in una diversa cornice. Ciò che ha portato il CeReSo al Cilea è frutto di un altro e altrettanto importante percorso che ha visto Istituzioni, Chiesa e Organizzazioni del Terzo Settore lavorare insieme pensando ai ragazzi ai quali era rivolto lo spettacolo, i giovani studenti della nostra città. Il presidente del CeReSo, sac. Matteo De Pietro, il Vescovo sua eccellenza mons. Fortunato Morrone, la Prefetta dott.ssa Clara Vaccaro e il Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà attraverso in modo particolare il vice sindaco Paolo Brunetti, il Consigliere Giuseppe Marino ed il capo gabinetto Antonio Ruvolo, hanno lavorato insieme per realizzare l’evento che ieri ha visto oltre 800 persone tra studenti di diversi Istituti secondari di Secondo Grado della città di Reggio Calabria che hanno risposto all’invito rivolto dai responsabili del CeReSo (ringraziamo in modo particolare i Dirigenti e i Docenti accompagnatori delle scuole presenti: Nostro – Repaci e Alberghiero Tre Croci di Villa S. Giovanni, Panella-Vallauri, Boccioni-Righi-Fermi, Piria-Ferraris, Volta, Da Vinci), gli studenti della facoltà di Scienze dell’Educazione della Università Mediterranea, associazioni, amici e volontari, ospiti delle strutture e familiari hanno preso parte a un evento toccante e bellissimo, aperto, dopo i saluti istituzionali, dall’intervento del presidente nazionale della Fict Luciano Squillaci, che rivolgendosi direttamente ai ragazzi li ha invitati a guardare allo spettacolo senza lasciarsi attraversare passivamente, ma cogliendo l’opportunità nascosta in questo e in ogni evento della vita: scoprire sé stessi e mettersi in relazione agli altri.
Spente le luci, in un silenzio partecipe ed emozionato è andato in scena lo spettacolo “Pezzi: un lavoro nasce da tre domande urgenti Chi ero? Chi sono? Chi voglio diventare? Guidati dalla danza gli attori hanno esplorato e creato narrazioni che sono successivamente esplose in parole, frasi, brevi racconti. Un dialogo guida – si legge infine nella nota stampa del Cereso – e si ripete quasi ossessivamente sulla scena la domanda: Perché bevi? E ci fa atterrare sulle nostre fragilità per farci riscoprire non più pezzi mancanti, ma creature che imparano a smussare i propri angoli e a camminare da soli».

