Parte da Reggio Calabria il Centenario dedicato a Luciano Tavazza, figura centrale nella storia del volontariato organizzato in Italia. Il convegno ospitato stamane all’Auditorium Diego Suraci della Piccola Opera Papa Giovanni Onlus, promosso dall’Associazione Luciano Tavazza OdV e dal CSV dei Due Mari – Ets, ha segnato l’avvio di un percorso nazionale che accompagnerà per tutto il 2026 le celebrazioni del centenario.


Non una commemorazione formale, ma una riflessione sul presente e sul futuro del volontariato organizzato, chiamato oggi a misurarsi con nuove povertà, disuguaglianze crescenti, trasformazioni del welfare e un diffuso impoverimento di senso.

Un movimento che, secondo i dati Istat 2023, coinvolge in Italia circa 4,7 milioni di persone, pari al 9,1% della popolazione, mentre a livello europeo interessa circa il 12% degli adulti, per una stima complessiva tra i 90 e i 94 milioni di volontari.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali della presidente del Csv dei Due Mari, Orsola Foti, del presidente dell’Associazione Luciano Tavazza OdV Domenico De Simone e della presidente del Comitato per il Centenario Silvia Costa. Il coordinamento è stato affidato a Giuseppe Lumia, che ha collocato Tavazza all’interno di una generazione di protagonisti capaci di coniugare impegno civile, visione costituzionale e costruzione di reti tra mondi diversi, dal volontariato laico a quello di ispirazione ecclesiale.

Nel suo intervento, Orsola Foti ha ricordato Tavazza come «un tessitore di reti», capace di annullare le distanze tra centri e periferie e di riconoscere pari dignità ai territori. Negli anni Ottanta, ha sottolineato, quelle reti nascevano in un contesto segnato da forti difficoltà economiche e comunicative, ma proprio grazie alla tenacia e alla dedizione di alcune figure sono maturate le esperienze di Terzo Settore oggi conosciute, anche attraverso l’incontro tra realtà ecclesiali e mondi completamente laici.

Il tema delle reti e della loro attualità è tornato nell’intervento di Silvia Costa, che ha indicato l’obiettivo del Centenario: rilanciare il ruolo e l’identità del volontariato organizzato come soggetto capace non solo di rispondere ai bisogni, ma di rimuoverne le cause e produrre cambiamento sociale.

«Uscire dalla trappola della sola gestione per conto delle istituzioni» è stata indicata come una delle sfide decisive. In questo quadro si colloca anche il progetto “Oasi della solidarietà”, pensato per dare voce e visibilità alle piccole associazioni che si ispirano ai principi di spontaneità, gratuità e solidarietà, ma che spesso incontrano ostacoli legati agli adempimenti burocratici e alle rigidità dell’attuale Codice del Terzo Settore.

I lavori sono entrati nel vivo con l’approfondimento dei fondamenti del pensiero di Tavazza. La sua voce, attraverso audio d’archivio provenienti da Radio Radicale, ha introdotto e accompagnato gli interventi di Renato Frisanco e di Maria Paola Tavazza, che ha sottolineato come i documenti dell’archivio restituiscano intuizioni ancora capaci di orientare il volontariato di oggi. In questa prospettiva, la formazione è stata indicata come fondamento di un rilancio etico e civico del volontariato organizzato, chiamato a rimuovere le cause dell’emarginazione e a costruire nuove forme di partecipazione.

Un contributo forte è arrivato da Francesco Savino, vicepresidente della Cei, che ha richiamato il volontariato come tempo donato a chi vive povertà e vulnerabilità. Savino ha espresso preoccupazione per la crisi che attraversa oggi il volontariato, invitando a recuperare il metodo di Tavazza come strumento di riorganizzazione e di resistenza culturale in un contesto dominato dal mercato e dall’indifferenza. Un passaggio particolarmente netto è stato dedicato al tema dei migranti, indicati come banco di prova della coscienza democratica e del rischio di una “grande distrazione di massa” rispetto alla crisi della democrazia.

Sul ruolo politico del volontariato si è soffermato Mario Nasone, che ha richiamato l’eredità di Tavazza come scelta di futuro e non come esercizio di nostalgia. In un tempo segnato da disuguaglianze crescenti, povertà educative e crisi del welfare, il volontariato è chiamato a essere generatore di coscienza critica, forza di cambiamento e presidio di giustizia sociale, saldando gratuità e impegno politico, soprattutto nel coinvolgimento delle nuove generazioni.

La riflessione si è completata con gli interventi dedicati al welfare e alle esperienze operative del territorio calabrese, con il contributo di Ketty Vaccaro, la presentazione del progetto delle Oasi da parte di Emanuele Alecci e le testimonianze del mondo accademico e del Terzo Settore.

Dal convegno di Reggio Calabria emerge un messaggio netto: il pensiero di Luciano Tavazza non appartiene al passato. È una lente per leggere le crisi del presente e una chiamata a ricostruire il volontariato come spazio collettivo di dignità, partecipazione e trasformazione sociale.