Figli, nipoti e mogli hanno ritirato le medaglie d’onore destinate agli internati nei lager. Il prefetto Vaccaro: «La difesa è anche il mantenimento della pace»
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Sono stati i familiari a raccogliere quel riconoscimento, portando in piazza Italia una memoria che appartiene alle loro case e alla storia del Paese. Figli, nipoti, mogli: nelle loro mani le medaglie d’onore destinate a chi, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, subì l’internamento e il lavoro coatto per aver rifiutato di collaborare con il nazionalsocialismo e la Repubblica sociale italiana. Nel 4 novembre di Reggio Calabria, il ricordo ha avuto soprattutto i loro volti, accanto all’omaggio a quanti hanno perso la vita al servizio dell’Italia.
Il Giorno dell’Unità nazionale e la Giornata delle Forze armate ha riunito istituzioni, militari, rappresentanti delle Forze dell’ordine, studenti e cittadini. Una cerimonia solenne, attraversata dalla commozione durante la consegna dei riconoscimenti e dal richiamo a una responsabilità attuale: difendere il Paese, custodire la libertà, contribuire al mantenimento della pace in una fase di forti tensioni internazionali.
La deposizione della corona d’alloro al Monumento ai Caduti, da parte del prefetto Clara Vaccaro, in rappresentanza del Governo e accompagnata dal direttore marittimo della Calabria e della Basilicata tirrenica, Giuseppe Sciarrone, ha preceduto la cerimonia in piazza Italia. Qui la lettura dei messaggi istituzionali e la consegna delle onorificenze hanno scandito una mattinata nella quale il ricordo dei caduti si è intrecciato al riconoscimento del lavoro di chi indossa ogni giorno una divisa.
«Un momento importante che noi dobbiamo consegnare alle nuove generazioni», ha sottolineato il prefetto Vaccaro. Un passaggio che lega il significato della ricorrenza alla necessità di rendere comprensibile, soprattutto ai più giovani, il sacrificio di chi ha contribuito alla storia e alla libertà del Paese.
Nel ricordo dei militari italiani morti in Bosnia-Erzegovina, richiamati nel corso della celebrazione, il prefetto ha insistito sul ruolo delle missioni internazionali: «La difesa è anche il mantenimento della pace in territori a noi vicini». Una funzione che va letta dentro le relazioni e gli equilibri nei quali l’Italia è inserita, perché la stabilità dei territori vicini riguarda anche la sicurezza delle nostre istituzioni.
Vaccaro ha descritto un periodo storico complesso, segnato anche da minacce che cambiano con l’evoluzione delle tecnologie. Alla capacità di difendersi deve accompagnarsi, nelle sue parole, la costruzione delle condizioni necessarie alla pace: «Il dialogo, il rispetto reciproco e il riconoscimento delle diversità». È su questo terreno che il richiamo alla difesa della nazione incontra il valore della cooperazione internazionale.
Lo stesso riconoscimento del servizio reso al Paese è tornato nell’intervento del sindaco Francesco Cannizzaro, che ha sottolineato la partecipazione delle autorità e della cittadinanza alla manifestazione organizzata dalla Prefettura. Il primo pensiero è andato a chi, nell’esercizio delle proprie funzioni, ha perso la vita. Una presenza istituzionale condivisa per rendere omaggio ai caduti e ribadire il valore dell’attività quotidiana svolta a tutela dei cittadini.
La cerimonia ha offerto anche l’occasione per avvicinare quel lavoro a chi, normalmente, ne conosce soltanto alcuni aspetti. In piazza Italia, le dimostrazioni dei Vigili del fuoco, delle unità cinofile, della Guardia di finanza e degli artificieri dei Carabinieri hanno mostrato competenze e modalità di intervento, affiancando ai momenti solenni il racconto concreto del servizio.
Cannizzaro ha richiamato proprio il significato di queste rappresentazioni, capaci di far comprendere ai presenti quanto sia importante il lavoro quotidiano dei diversi corpi. Un messaggio rivolto in particolare agli studenti: «La presenza di tante scolaresche ha arricchito questa giornata». La partecipazione dei ragazzi ha dato così sostanza al richiamo alle nuove generazioni, presente negli interventi delle autorità.
Tra i momenti centrali, la consegna delle onorificenze di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana a Salvatore Barranco, maresciallo maggiore dell’Arma dei Carabinieri; Mario Parisi, luogotenente dell’Arma; e Salvatore Zucco, comandante della Polizia municipale di Reggio Calabria.
Poi le medaglie d’onore per i 24 internati, ritirate dai familiari. Dietro ciascun nome, una vicenda di prigionia, violenze e privazioni. Il riconoscimento pubblico ha riportato quelle storie al centro della città, affidandole anche a chi, tra gli studenti presenti, le ha incontrate attraverso il racconto della cerimonia.
Gli insigniti sono Domenico Burzese, Salvatore Camiciotto, Vincenzo Caratozzolo, Silvio Stefano Carlino, Diego Cogliandro, Serafino Cutrì, Ferdinando Germanò, Giuseppe Minutolo, Giuseppe Napoli, Bruno Naso, Ferdinando Naso, Antonino Neri, Domenico Pedullà, Vincenzo Pochì, Carmelo Pratticò, Giuseppe Ranieri, Antonino Rao, Arcangelo Raso, Domenico Restuccia, Giuseppe Raffaele Romeo, Antonio Rotolo, Antonino Speranza, Rocco Tripodi e Salvatore Tripodi.
Il legame tra memoria e nuove generazioni ha trovato spazio anche nel programma dedicato alle scuole, con la consegna prevista di una bandiera italiana agli alunni dell’istituto comprensivo “De Zerbi Milone” di Palmi e gli incontri tra studenti e rappresentanti delle Forze armate e delle Forze dell’ordine.
Reggio Calabria è stata inserita anche quest’anno tra le 36 città italiane individuate dal Ministero della Difesa per iniziative che affiancano le celebrazioni ufficiali.
Nell’ambito di “Caserme aperte”, il programma ha previsto la possibilità di visitare le Capitanerie di porto di Reggio e Gioia Tauro, le Compagnie dei Carabinieri di Gioia Tauro e Locri e il Museo Marinaro di Villa San Giovanni. A chiudere la giornata, l’ammainabandiera previsto alle 17.15 al Monumento ai Caduti, nel luogo dal quale ha preso avvio l’omaggio della città.






