La scrittrice italo-canadese lasciò il paese da bambina nel 1963. Tornata di recente nel suo paese natale, l'autrice esprime profondo orgoglio per la trasformazione del suo luogo d'origine, che continua a essere la principale fonte d'ispirazione per i suoi romanzi
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Oggi Camini, cittadina dell’entroterra jonico, in posizione collinare poco sopra il livello del mare, nella vallata tra lo Stilaro e l’Allaro, ha i colori della dimensione multiculturale. Laboratori attivi, scuole riaperte, esercizi commerciali che funzionano, eventi culturali in ogni mese dell’anno. Tutto questo grazie alla scelta di aprirsi al mondo in movimento, di accogliere migranti e rifugiati in cerca di speranza e futuro. Perché Camini, come molta parte dei paesi del sud Italia, è stato per anni luogo da cui partire.
Con tristezza, dolore, senza alternative, ma come unica possibilità per immaginare un futuro migliore altrove. Il secondo dopoguerra, in particolare, è stato per la Calabria l’inizio di un nuovo esodo incessante e dissanguante, dopo quelli del 1800 e dei primi anni del Novecento. Gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso hanno visto un flusso migratorio imponente che ha portato molti al nord Italia ma tantissimi anche in Germania, Svizzera, o ancora più lontano, Stati Uniti, Argentina, Canada. Camini solo quindici anni fa era tra i borghi più colpiti dallo spopolamento, ma proprio qui è nata la Eurocoop servizi “Jungi Mundu”, un gruppo di giovani coraggiosi e determinati, con l’idea di invertire quella tendenza e ripopolare il paese.
Una scommessa vinta dalla cooperativa presieduta da Rosario Zurzolo e dall’amministrazione comunale guidata da Pino Alfarano. Un mondo nuovo. Siriani, nordafricani, afghani, sudanesi, pakistani intrecciano culture e saperi diversi, vivono l’integrazione autentica e scelgono di restare, oltre il sistema di accoglienza SAI con cui arrivano, perché trovano un luogo che anche per loro è casa, insieme ai caminesi. La società di domani. Ma da Camini si partiva, costretti da difficoltà economiche, dalla mancanza di prospettive. Si partiva per luoghi lontani, lontanissimi. Così è stato per Rosanna Micelotta Battigelli, che ha lasciato Camini insieme alla famiglia, nel 1963, quando aveva appena tre anni, destinazione Canada. Una vita nuova in una terra straniera, stringendo la nostalgia nel petto. Lì ha svolto con passione e grande apprezzamento la professione di insegnante per poi dedicarsi a un percorso intenso e ricco di riconoscimenti come scrittrice. Con Camini sempre nel cuore e pure nella propria espressione narrativa. Con periodici e gioiosi ritorni. Il più recente proprio nei mesi scorsi.
«Ogni volta che torno a Camini, mi emoziono. Ho mantenuto un forte legame con il mio paese di nascita. Sono orgogliosa di tutte le iniziative e i lavori fatti per il bene del comune, grazie al sindaco Alfarano e agli altri amministratori, a Rosario Zurzolo e Giusy Carnà della Jungi Mundu – dice –. È bello vedere famiglie cominciare una nuova vita proprio a Camini, vedere il loro contributo lavorativo. Penso al laboratorio di tessitura ed eco-print “Ama-la”, su via Carlo Alberto, dove c’era l’abitazione di mia nonna Maria, accanto alla casa dove sono nata, e a tante altre attività che sono state avviate, con caminesi e migranti che lavorano insieme. Sono tanto orgogliosa che Camini abbia aperto le braccia a famiglie di altri Paesi, dando loro aiuto e fiducia nel domani. Ripartendo porto con me tante buone impressioni. Il sindaco Alfarano, dopo la mia visita, ha gentilmente scritto sui social: “Il tuo paese non ti ha mai dimenticata.” E io non ho mai dimenticato il mio paese, né lo dimenticherò mai».
Un legame profondo di affetti importanti, presenti. «Ero piccolissima, quando lasciammo Camini, ma è un legame tenace, quello con il mio paese, che non si è mai spezzato». La famiglia Micelotta – padre, madre incinta di cinque mesi (poco dopo sarebbe nato Cosimo), la piccola Rosanna, la sorellina Pina di cinque anni e il fratellino, Pasquale, di appena un anno – dopo settimane in nave e poi, ancora, un viaggio in treno, giunsero a Sudbury, cittadina mineraria dell’Ontario. «Lì mio padre trovò lavoro in una fonderia di rame e, piano piano, potemmo comprare la nostra prima casa a due piani. Papà e mamma hanno zappato le loro speranze e i loro sogni nella terra canadese, mettendo radici metaforicamente e letteralmente nel cortile dietro la nostra casa. Hanno piantato radicchio, fagioli, piselli, fave, pomodori, zucchine, cipolle, aglio, prezzemolo e tutto il ben di Dio della nostra terra. Le radici hanno attecchito nell’orto, mentre i miei genitori e noi bambini abbiamo messo radici nel nuovo Paese. Ma le nostre radici calabresi non si sono mai dissolte, anzi, si sono intrecciate con le fiorenti radici canadesi» racconta Rosanna. Radici vive e presenti in tutta la sua narrativa.
«Nell’estate del ’98, con mio marito, ho riempito una valigia di libri che parlavano della Calabria: la storia, il cibo, la politica e le sfide dopo l’Unità d’Italia. Leggendo un libro dopo l’altro, studiando intensamente le mie origini, sono stata ispirata a scrivere un romanzo basato sui personaggi e sugli eventi di quel periodo. Dopo anni di ricerca e di scrittura, ho completato il romanzo storico “La brigantessa”, ambientato in un paese immaginario che si chiama Camini, pubblicato da Inanna Publications & Education di Toronto, premiato negli “Ippy Awards”, riconoscimenti internazionali per libri pubblicati da case editrici indipendenti, e dedicato alla memoria dei miei genitori Assunta Micelotta in Adavastro e Nicola Micelotta, che con la loro straordinaria capacità di ricominciare altrove sono ancora il mio modello, la mia ispirazione».
Sono seguiti altri libri con la casa editrice Harlequin-Mills & Boon, in Inghilterra, tradotti e pubblicati in Italia negli Harmony di Harper Collins. «E poi ho pubblicato il libro di novelle “Pigeon Soup & Other Stories”, dedicato alla mia nonna materna calabrese, Maria Bombardieri in Adavastro, che ha attraversato una vita di sacrifici con coraggio, forza e fede».
Sempre sulle tracce delle proprie origini, “Product of Italy, Made in Canada: An Immigrant’s Love Letter to Food, Family, and Resilience”: «Una raccolta di novelle basate su fatti reali dell’emigrazione della mia famiglia in Canada, delle mie esperienze crescendo in un nuovo Paese ma sempre seguendo le tradizioni calabresi. Il vero banco di prova è stato imparare una nuova lingua e adattarsi a un modo di vivere differente, senza dimenticare le origini, e riuscire finalmente a esprimere l’amore e l’orgoglio che provo per la mia identità italiana e quella canadese – aggiunge –. Attraverso la scrittura rivivo la storia della mia terra, la sento più vicina e sono felice delle tante gratificazioni che ne derivano. Subito dopo Camini, nei mesi scorsi, sono stata a Viterbo per la conferenza degli scrittori e delle scrittrici italocanadesi, e nello stesso periodo ho saputo di essere finalista ai “Canreads”, premi letterari canadesi, nella categoria “Adult non-fiction”, di cui poi sono risultata vincitrice. Davvero grandissime soddisfazioni, che mi rendono ancora più felice perché sono legate alla mia Calabria».
Inevitabile chiedere, in conclusione, se anche da questo recente viaggio abbia tratto ispirazione per un nuovo libro. «A Camini, come sempre, sono stata ispirata dal paesaggio meraviglioso, del mare incantato, dalle atmosfere del posto. Ho appena finito il sequel de “La brigantessa”, “Le Cronache dei Briganti: Il capo e la vedova”, e sto già pensando al terzo volume, ambientato a Camini e a Gerace – dice Rosanna Micelotta Battigelli –. Il mio sogno è quello di vedere questi libri adattati in una miniserie televisiva, magari su Netflix. Se si deve sognare, perché non sognare in grande?». E Camini ne sarebbe il vero protagonista, aggiungiamo noi: luogo di partenze, di arrivi, di ritorni, di rinascita.

