A Reggio Calabria, nel percorso “Verso il 25 aprile”, la figura di Tina Anselmi è tornata al centro del dibattito pubblico attraverso una giornata di riflessione e confronto che ha unito memoria storica e attualità. L’iniziativa, promossa dal Circolo Arci Samarcanda e dalla sezione Anpi “Nilde Iotti”, ha costruito un dialogo articolato tra generazioni, mettendo in relazione l’esperienza della Resistenza con le sfide civili del presente.

A guidare questo percorso è stata Mariastella Campanelli, autrice del volume “Tina Anselmi. La ragazza della Repubblica”, che ha restituito una narrazione capace di andare oltre la dimensione celebrativa, riportando al centro la concretezza delle scelte individuali. «È una ragazza che, in un momento preciso della sua giovinezza, ha capito da che parte stare», ha spiegato, indicando in quella consapevolezza il punto di origine di un’intera vicenda politica e umana.

Una scelta che nasce in un contesto drammatico e che si traduce in azione: la giovane Anselmi entra nella Resistenza come staffetta partigiana, operando sotto il nome di battaglia Gabriella. «Ha combattuto sulle colline del Veneto, vivendo tutto questo spesso nel silenzio, senza che neanche la famiglia fosse pienamente consapevole», ha raccontato Campanelli, sottolineando come quell’esperienza non sia stata solo un passaggio biografico, ma una matrice profonda di tutto ciò che sarebbe venuto dopo.

Da quella fase prende forma una figura politica che attraversa la storia repubblicana mantenendo una coerenza rara. Non solo la prima donna ministro nella storia italiana, ma anche una protagonista di riforme strutturali e passaggi istituzionali decisivi. «Il Servizio sanitario nazionale porta anche la sua impronta», ha ricordato l’autrice, evidenziando come il suo impegno si sia sempre collocato nel punto di incontro tra istituzioni e bisogni reali delle persone.

Nel confronto con gli studenti, il racconto ha assunto una valenza ancora più diretta: non una figura da consegnare alla memoria, ma un esempio da interrogare. Il principio più volte richiamato – «per cambiare il mondo bisogna esserci» – è emerso come chiave di lettura attuale, capace di parlare a una generazione chiamata a ridefinire le forme della partecipazione.

Nel pomeriggio, il dibattito si è allargato alla città, con l’intervento di Patrizia Gambardella, presidente della sezione Anpi “Nilde Iotti” di Reggio Calabria, che ha riportato il focus sul significato politico della figura di Anselmi. «Non si è mai fermata. Ha sempre combattuto per i diritti di tutti, ma soprattutto per quelli delle donne», ha affermato, restituendo l’immagine di una protagonista capace di muoversi con determinazione anche nei contesti più complessi.

Un passaggio emblematico di questo percorso resta il lavoro nella commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, affidatole da Nilde Iotti, che ne riconobbe il rigore e l’autorevolezza. Un incarico che segnò uno dei momenti più delicati della vita istituzionale italiana e che conferma la statura politica di Anselmi, lontana da ogni logica di opportunismo.

Per Gambardella, il senso della giornata si colloca proprio nella capacità di rendere questa eredità accessibile e viva: «Raccontare Tina Anselmi oggi significa parlare ai giovani, far comprendere che la Resistenza non è un fatto chiuso nel passato, ma un processo che continua nelle scelte quotidiane».

Il libro di Campanelli diventa così il punto di partenza per una riflessione più ampia, che attraversa il ruolo delle donne nella storia repubblicana – dalle staffette partigiane alle madri costituenti – fino alle forme contemporanee di resistenza contro disuguaglianze e discriminazioni.

Ne emerge un quadro in cui memoria e presente non si sovrappongono, ma si interrogano. La figura di Tina Anselmi, in questo senso, continua a indicare una direzione precisa: la politica come responsabilità, come presenza, come capacità di scegliere. Una lezione che, a distanza di decenni, conserva intatta la sua forza.