C’è una luce soffusa che si adagia sui marmi della Sala dei Lampadari “Italo Falcomatà” a Palazzo San Giorgio. Una luce in cui prende forma la prima presentazione pubblica di «Un’alba nuova», il romanzo epistolare scritto a quattro mani da Gabriella Lax e Andrea Puglisi, edito da Castelvecchi. Un libro nato dal desiderio di raccontare ciò che la storia spesso dimentica: le vite ferite, i margini del dolore, la possibilità della speranza.

Nel corso dell’incontro, condotto dalle scrittrici Tiziana Bianca Calabrò, Katia Colica ed Eleonora Scrivo, il pubblico ha potuto ascoltare la genesi del romanzo, l’intreccio tra le due voci autoriali, le connessioni con le tragedie del presente.
A dare profondità e respiro alla narrazione sono due personaggi che non si incontrano mai davvero, ma che imparano a vedersi nell’eco delle parole scritte: Fortunato, soldato campano spedito al fronte durante la Prima Guerra Mondiale, e Alba, donna rinchiusa ingiustamente in un manicomio, privata della maternità e della libertà. Il loro legame nasce per errore. Ma quell’errore si trasforma presto in un orizzonte salvifico.

Una storia densa di dolore e speranza, fatta di carta, ma capace di bucare il tempo.
Gabriella Lax, penna riconosciuta a Reggio ed in Calabria, è giornalista, autrice e voce lucida del racconto di cronaca, cultura e attualità reggina, dà anima e corpo ad Alba, al suo sguardo spezzato eppure vivo. La sua esperienza nei territori dell’informazione – sempre vicina agli ultimi, alle periferie umane – si riflette con forza nella scrittura. Durante la presentazione, la stessa Lax ha raccontato come il romanzo sia nato anche da una spinta etica: «Volevamo dare parola a chi non l’ha mai avuta: una rinchiusa in manicomio ed un soldato mandato a morire. Due persone considerate numeri, private della dignità. Ma la dignità ce l’hanno eccome».

Nel racconto, ambientato tra il 1914 e il 1917, la guerra non è solo quella del fronte. È anche quella interiore, quotidiana, della reclusione forzata, dell’ingiustizia istituzionalizzata, dell’isolamento. L’assenza della legge Basaglia, che verrà solo molti decenni dopo, diventa sfondo e simbolo di un mondo che esclude. Un mondo che, in forme diverse, sembra non essere mai del tutto tramontato. «È una storia di cent’anni fa, ma profondamente attuale – ha spiegato l’autrice –. Oggi si continua a fare paura, a correre verso le armi, e c’è persino un disegno di legge che mira a rimettere mano alla legge Basaglia. Si parla di mini-manicomi. Non sono questioni fuori dal tempo».

Il romanzo, strutturato come un carteggio privato e toccante, diventa uno spazio in cui i protagonisti ricostruiscono, con le parole, ciò che il mondo ha strappato loro con la forza. In quelle lettere c’è tenerezza, rabbia, ironia, memoria. C’è il bisogno di esistere. E il lettore, attraversando le righe, sente la vibrazione autentica di due coscienze che si sfiorano senza mai toccarsi, ma che si tengono in piedi a vicenda.

Andrea Puglisi, attore, autore drammatico e direttore artistico del Centro PROSŌPON, è la voce che dà corpo a Fortunato, il soldato campano protagonista del carteggio. Classe 1990, con alle spalle una formazione teatrale presso “Fondamenta – La Scuola dell’Attore” e una laurea al DAMS di Roma Tre, Puglisi porta nella scrittura la stessa densità che caratterizza la sua drammaturgia. Il suo contributo al romanzo è profondamente espressivo: la parola scritta assume nella sua penna ritmo, scena, respiro. Non è un caso se, parlando dell’esperienza a quattro mani con Gabriella Lax, ha scelto di usare l’immagine della dialettica creativa: «Scrivere in due è anche una forma di pace. Non solo accordo, ma anche scontro. Sono proprio i punti di disaccordo che ci hanno permesso di far avanzare la storia, di darle energia, nervatura».

Andrea Puglisi ha raccontato il processo creativo come un vero e proprio attraversamento emotivo, reso possibile grazie alla libertà di poter esplorare, senza paura, anche gli aspetti più scomodi della coscienza. In Fortunato ha riversato le inquietudini e le fragilità del maschile in tempo di guerra, senza cedere alla retorica o al sentimentalismo. Ne emerge un personaggio complesso, disilluso e insieme profondamente umano, che nelle lettere cerca non solo un contatto, ma una possibilità di salvezza. È nella tensione tra la parola e l’indicibile, tra il trauma e la speranza, che Puglisi ha costruito una voce vibrante e verosimile, capace di reggere il confronto con quella, intensissima, di Alba. Se “Un’alba nuova” è un dialogo epistolare che attraversa le tenebre della storia, Andrea Puglisi ne è l’anima teatrale, la mano che ha saputo restituire al dolore una grammatica possibile.

Il sindaco Giuseppe Falcomatà, presente all’incontro, ha scelto toni caldi e personali per salutare l’uscita del libro. Ha voluto rendere omaggio a Gabriella Lax, non solo come collaboratrice istituzionale ma come donna capace di “leggere tra le righe, oltre le righe e dietro il foglio”. Ha ricordato il momento in cui lei, mesi fa, gli aveva accennato all’idea del libro e di quello strano errore postale da cui prendeva vita la narrazione. «Anche le più belle storie – ha detto il sindaco – spesso nascono da un errore. E chi conosce Gabriella sa che non è solo una professionista impeccabile, ma una persona con una sensibilità straordinaria».

Il discorso di Falcomatà è stato anche una riflessione sul senso della lettura e della scrittura. «Un libro non vale tanto per le risposte che dà, ma per le domande che lascia. Se ci fa interrogare, se ci accompagna verso altri interrogativi, allora ha raggiunto il suo scopo».
Sul volto di Gabriella ed Andrea, durante il pomeriggio, si sono letti più di mille pensieri. Emozioni trattenute a stento, commozione, gratitudine. Quelle emozioni che chi la conosce bene ha imparato a riconoscere e a rispettare. La scrittura, per loro – e lo hanno fatto capire benissimo – è anche questo: un gesto necessario, una forma di giustizia poetica, un modo per non lasciare cadere nel silenzio le storie che contano.